Il senso di colpa: appunti di viaggio

Oggi vi giro alcuni appunti misti sul senso di colpa e sull’effetto del “girarci” che ho raccolto nel tempo.

Ci sentiamo in colpa? molto bene! abbiamo una grande occasione per espandere la nostra coscienza e ridimensionare il nostro ego.

Il caro Bert Hellinger e il buon Sibaldi ci insegnano molto in tal senso. Azzardo anche un Lammers.

“Schuld” in tedesco ha un doppio significato: debito e colpa. Ricordiamolo questo doppio significato, perchè è molto interessante… parla di un legame decisamente forte.

In inglese si parla “fault” e significa sia colpa che difetto, errore…

“Culpabilitè e faut” in francese, “culpa” in spagnolo.

Amando la ricerca passerei le giornate a caccia di significati ed etimologia attraversando le lingue del globo intero ma mi accontento oggi di allegare all’articolo l’etimo di “colpa” in italiano, osservando che richiama basilarmente due concetti che puntano il focus sull’atto che la genera: la spinta a far male e il predisporre ad un accadimento, quindi in definitiva, l’atto di “causare” un danno.

Biologicamente parlando – in realtà – la colpa è il risultato di un processo biochimico, uno stato emotivo creato da una reazione fisiologica interna che si realizza ogni volta che temiamo – paura, poichè avverto un pericolo –  di perdere l’appartenenza o la sicurezza di appartenere ad una relazione o a un gruppo.
Il meccanismo scatta al giorno d’oggi probabilmente con una certa intensità nel momento in cui siamo cresciuti in un sistema famiglia dove l’amore condizionato è stato la regola di base del sistema di appartenenza: “ti amiamo solo se ti comporti come noi: solo così ti meriti di stare nel gruppo”.

Accade quindi di percepire il senso di colpa quando ci troviamo al punto di esser più autonomi e indipendenti, quando dentro di noi scatta in qualche modo l’allarme legato al senso di separazione da qualcuno o da un gruppo: temiamo che in seguito al nostro comportamento o alla nostra decisione, quella persona o quel gruppo non ci guarderà più come prima o addirittura, ci volterà le spalle escludendoci.

Rinunciamo ad esprimerci ascoltando questa paura o decidiamo di proseguire mettendola da parte definitivamente?

Pensando in termini di strutture antiche, possiamo osservare come questo tipo di reazione fu creata dal nostro corpo-mente ai tempi della vita di gruppo quando gli umani si raccoglievano in tribù per essere più protetti e produttivi, quando era impossibile pensare di vivere soli e in modo totalmente indipendente: la colpa aveva una funzione importante, poiché era necessaria per proteggerci.
(N.B: La paura sana è di fatto nata per proteggerci e in qualche modo il senso di colpa è lecito pensare che appartenga a questa fattispecie di paura, ma tende già ad appartenere alla sfera delle paure immaginarie).

Il soggetto che in tempi antichi si discostava dal gruppo per rendersi autonomo, a suo modo veniva protetto dal suo senso di colpa e a sua volta, ne era protetto il gruppo stesso, ottenendo attraverso il biasimo, il ritorno del componente che si allontanava.

Il senso di colpa è indirettamente o direttamente uno strumento di dominio dell’altro; accorgersi dei suoi meccanismi ci libera profondamente.

Sempre attraverso il senso di colpa il gruppo si protegge, gettandolo addosso al soggetto non conforme, innescando così il meccanismo di esclusione dal sistema del componente ritenuto dannoso per il suo atteggiamento non aderente alla coscienza di sistema. E’ sempre lo stesso senso di colpa che per buona coscienza, in quel caso si converte nel motore che attiva l’irretimento di un membro del gruppo a ricordo dell’escluso, di generazione in generazione.

Quella sensazione opprimente – la colpa/il debito – attivata dalla paura e dal desiderio di protezione (e spesso di dominio) è quella che tiene in vita tutto ciò che è sospeso ed irrisolto da un sistema all’altro, da una relazione all’altra, di giorno in giorno, di anno in anno, di generazione in generazione. 

senso di colpa


Come uscire dal senso di colpa?

Attivando la chiara visione. Assumendoci la respons-abilità.
Girandoci a vedere, ad occhi chiusi dentro di noi e poi rivolgendoci all’esterno.

Ogni volta che osserviamo, ci accorgiamo, vediamo le regole del sistema o della relazione che stiamo vivendo, il senso di colpa smette di attivarsi: “Io vedo”.

Ogni volta che mettiamo in pericolo la nostra necessità di sicurezza, compare la colpa per proteggerci, poiché in quel momento siamo i bambini che hanno ancora bisogno di essere visti dal sistema di appartenenza. Con la colpa guardiamo il bambino, siamo lui e chiediamo a tutti che ci guardino.

Vittima e carnefice sono uniti dal senso di colpa e ciononostante sono al servizio della vita e di un movimento che è molto più alto di loro. Quello dell’amore di sistema. Un movimento grandioso.
La butto qui. Ci si ritornerà.

Quando siamo bambini per la nostra sopravvivenza è fondamentale che ci si debba armonizzare ed accettare le regole del sistema famiglia cui apparteniamo, perché da soli non sappiamo sopravvivere, necessitiamo delle regole familiari e di essere riconosciuti come membri della famiglia. Il senso di colpa è sintomo di fedeltà rispetto alle origini, fino a che non diventiamo adulti e non ci rendiamo indipendenti.

Cosa innesca la colpa se non il meccanismo dolore/sofferenza/desiderio di amore?
Ne parliamo più in là.

Da – veri – adulti incontriamo i nostri valori e abbandoniamo le credenze acquisite dalla famiglia come se fossero stati valori nostri, e iniziamo a perseguire i nostri obiettivi attraverso la nostra indipendenza. Ognuna di queste conquiste produrrà un enorme senso di colpa solo fino a che risiederà in noi la paura di perdere quella sensazione di sicurezza dettata dall’appartenenza al sistema.

Quando viviamo il processo di crescita in direzione dell’adulto, è facile percepire che stiamo procurando un danno o un dolore alla nostra famiglia di origine con il nostro comportamento non conforme alle aspettative. Sentiamo di non essere interiormente fedeli al sistema che ci ha portato e accompagnato a vivere in questo mondo.

Questo sentimento di colpa svanisce quando percepiamo che la nostra scelta è aderente a noi stessi, al nostro sistema di valori, quando siamo in ascolto interiore profondo e percepiamo noi stessi con fermezza e che siamo fedeli a noi stessi diventando respons-abili riconoscendo le nostre origini, ringraziandole e proseguendo nel nostro cammino.
GRAZIE… per tutto ciò che mi avete donato. Io MI GIRO e vado.
Grazie è sempre la parola magica che apre ogni porta.
GRAZIE… IO MI GIRO E VADO.

Quando facciamo male a qualcuno (inavvertitamente o meno) e ci sentiamo in colpa, non stiamo vedendo quella persona, stiamo vedendo solo noi stessi.
Il senso di colpa circola nei gruppi e nelle relazioni attraverso un sistema di vasi comunicanti nutrito dalla scarsa consapevolezza di sè e dai blocchi di ciascuno.

Molto spesso vogliamo farci del male per compensare il male che abbiamo fatto all’altra persona: ma lo stiamo facendo per noi, non per chi è stato danneggiato.
La colpa è un atteggiamento egoico non c’è nessun amore per l’altro: guardo solo me stesso e improvvisamente il senso di colpa scompare quando finalmente guardo l’altro e mi assumo la respons-abilità dell’accaduto. Ne rispondo da adulto, fino in fondo consapevole della mia decisione o del fatto accaduto.

L’altra faccia della medaglia spesso attivata nelle relazioni è utilizzare la sofferenza personale per instillare senso di colpa intorno a noi: quando il vittimismo diventa carneficina. Chi ancora è nel loop della “buona coscienza” di sistema resta agganciato, e addirittura pensa di poter aiutare, alimentando la spirale del controllo.

Ancora una volta se ne esce attraverso l’osservazione, l’abitare noi stessi, imparando a vedere chi ci circonda per ciò che è, così com’è. Possiamo dispiacerci per il dolore dell’altro ma la sofferenza che prova, a meno che non voglia uscirne veramente, non può essere nelle nostre mani, perchè non siamo onnipotenti.

E’ un grande aiuto sapere che quando mi sento in colpa sono senza amore per l’altro, sono nell’ego, sto amando solo me stesso in modo distorto e sono come l’omino dell’immagine riportata sopra: cerco visibilità.

La colpa ci porta all’espiazione, ci porta in luoghi oscuri, alla sofferenza e in a lungo andare alla ricerca di vendetta e all’involuzione, ci ancora al passato, chiude le porte alla nostra libertà.

Ora passo e chiudo e lascio qui il post con una riflessione aperta:

“quando causo un danno o quando qualcuno causa un danno a me, nell’economia del dare e del ricevere degli ordini dell’amore, esiste solo il grazie, per la crescita che ne è derivata, a entrambi”.

Così è se vi pare, per me così è ed è mio compito in questa vita scrivere ciò che sento…  quando si sarà compreso finalmente che individuo, collettività ed evoluzione della collettività sono uniti a flusso continuo, permeati totalmente l’uno dell’altro e vivono a prescindere da noi e dal nostro ego, ma anche grazie a quel’ego si muovono, determinando evoluzione ed includendolo, riacquisteremo una grande pace che deriverà dall’umiltà di fronte a cotanta Grandiosità.

Smettiamo di sentirci in colpa, mettiamoci al servizio della riparazione e dell’evoluzione rimanendo nel senso di responsabilità. La colpa è una compagna d’infanzia, lasciamola  al passato e restiamo nel movimento presente e futuro muovendoci con passo adulto, l’assunzione di responsabilità pacifica e crea nuove opportunità.

Sara Girardi
Evolution&Life Coach (L. n. 4 14/01/2013), counselor sistemico transazionale e facilitatore di costellazioni familiari

www.naturenatura.com

www.saramaitegirardi.com

www.lesettepleiadi.com

Sara contatto diretto: cellulare 393 115 9019 – mailto: saramaitegirardi@gmail.com
contatti per gruppi o sessioni individuali via sms o whatsapp 3931159019

 

Immagini: la prima, da http://www.etimo.it, la seconda è di proprietà dell’autrice del post

 

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