Category Archives: Rapporto con il partner

Nevrosi di classe: identità ereditata

Le nevrosi  più terribili e incurabili sono dovute al sentimento primo, quello di non essere accolti nel mondo con amore” (Pier Paolo Pasolini, Lettere Luterane)

La lotta di classe, pur non immaginandola come la forza motrice che le attribuisce il marxismo, è in ogni caso una realtà. E lo è proprio perché il ricordo delle passate battaglie sociali sono ancora tessere molto vive nelle generazioni presenti, anche quando questi rapporti hanno ormai smussato violenze e hanno assunto nature diverse.

Il sociologo clinico Vincent De Gauléjac parlando di “lotta per i primi posti”, definisce le nevrosi collegate all’insieme di rivendicazioni individuali e di determinismi collettivi registrati nell’inconscio attraverso le trasmissioni generazionali, come “un conflitto psichico senza causa organica, i cui sintomi sono l’espressione simbolica di una contesa che ha le sue radici nella storia del soggetto è che costituisce un compromesso tra il desiderio e la difesa”.

La continua doppia costrizione degli uomini della società moderna, presi tra i fuochi del bisogno di lealtà socio-familiare da un lato e della volontà di realizzazione personale per se stessi e per i loro discendenti dall’altro, è un potente motore di patologie di tipo nevrotico transgenerazionale.

Questo perché nonostante ognuno di noi abbia una propria irriducibile specificità, siamo ugualmente dipendenti dall’ambiente sociale a cui apparteniamo e dove ci sviluppiamo. La famiglia con il suo capitale culturale, economico, simbolico, di sistemi di valori e di modalità educative, influisce ineluttabilmente sul divenire degli individui, sia sotto l’aspetto dell’integrazione sociale, che nel percorso di studi, non tralasciando nemmeno la vita affettiva e sessuale.

I genitori pur coltivando per i figli un “progetto parentale” che consiste nel miglioramento sociale, dall’altra parte trasmettono la lealtà alla tradizione familiare: quindi la classe sociale di appartenenza si scontra con il desiderio di avanzamento e con l’ingresso in una classe superiore.

Questa contraddizione in termini collettivi può avere conseguenze inaspettate per quanto riguarda la problematica di tipo transgenerazionale, in particolare se il fallimento di un tentativo di progresso sociale viene vissuto come un’umiliazione non solo personale  ma anche della comunità , divenendo una “impasse genealogica” o segreto familiare, che può provocare fallimenti, soprattutto personali, di intere generazioni.

Il “non detto”  porta una persona a ritrovarsi bloccata in parti di se stessa identificate inconsciamente con gli antenati, ma che rifiuta perché collegate ad emozioni negative o a situazioni indesiderabili, con in aggiunta una lealtà familiare invisibile che impedisce di liberarsene.

Alla base oggi di molte crisi nevrotiche di immobilità sociale, c’è il divario tra l’identità acquisita, cioè la nostra origine sociale e la posizione sociale dei nostri genitori, e quella sperata, cioè il posto che sogniamo di occupare. Ad esempio se un bambino da piccolo aveva genitori che erano domestici, o portieri, o contadini, o operai e crescendo li ha visti umiliati o sottoposti ad altri, la sua immagine di famiglia ideale verrà completamente cancellata e di conseguenza se, da adulto ricoprirà una qualsiasi posizione dirigenziale, vivrà presumibilmente all’interno di se stesso un profondo conflitto,  nonostante il progetto parentale volesse  la sua promozione sociale per evitare al figlio le medesime umiliazioni.

Non dimentichiamo che fino a non molto tempo fa la mobilità sociale era molto scarsa e i concetti di continuità e di trasmissione erano iscritti nella struttura della società cosicché era probabile che i figli seguissero le orme dei genitori. Oggi in contrapposizione  si assiste a una crescita dell’individualismo dove l'”io” è divenuto un pesante fardello, perché non si tratta più di inserirsi in una linea familiare per fare quello che facevano i genitori, ma di diventare autonomi, costruirsi e assumersi la responsabilità di se stessi.

La mobilità sociale è ineluttabilmente in crescita, ma l’identità ereditata rimane un fattore sociologico importante per capire la base del destino individuale, la maggiore o minore attitudine o aspirazione a occupare un determinato posto nella società. E ugualmente gli stessi fratelli possono avere destini diversi e occupare posti diversi, anche se provengono dallo stesso clan, perché oltre al determinismo sociale, il romanzo familiare che ognuno di noi assimila, ha una notevole importanza e viene recepito assieme ad altre varianti trans generazionali.

Rifacendoci a un concetto elaborato da Freud che sottolineava come i bambini adottati si costruivano dei fantasmi circa le loro origini, per correggere la realtà, idealizzando la famiglia originaria per sopportare meglio quella di adozione; nel medesimo modo all’interno delle famiglie vengono da generazioni messi in scena i cosidetti “romanzi familiari “, con fiabe piene di bambini in cerca di origini, in genere nobili, che tracciano scenari senza nessuna oggettività. E se da un lato, in particolari contesti di ricorrenze e feste familiari, dove la dimensione del racconto si mescola a quella inconscia con lo scopo di trasmettere o nascondere verità scomode alle nuove generazioni, spuntano nelle conversazioni familiari racconti quali “Un tempo eravamo molto ricchi, poi le cose sono andate male….”, dall’altro i veri segreti di famiglia che bussano prepotentemente alla memoria del clan, hanno un peso enorme.

Portare con sé il fantasma di una diversa origine sociale è più diffuso in alcune classi che in altre, per questo nel romanzo familiare lo scenario più comune è la ricerca di un’origine familiare prestigiosa, dato che avere una posizione sociale più elevata apre spesso delle prospettive liberanti, ma acquisisce anche una forte ambivalenza perché nasconde un risentimento, un senso di vergogna, un desiderio di vendetta, o addirittura un odio di classe inconfessato, che attraversa varie generazioni.

Il legame tra sociale e affettivo è una delle forze motrici del conflitto e della nevrosi. E non è mai una semplice ripetizione, perché ciò che si ripete da una generazione all’altra sono le contraddizioni o i conflitti  irrisolti dei genitori, ma non si ripetono mai allo stesso modo perché lo scenario cambia, il contesto sociale cambia ed il lavoro dell’ individuo sulla sua storia è cambiato. Qualsiasi segreto condiziona comunque ogni tipo di scelta, anche quelle affettive. E anche se in apparenza i protagonisti vivono una storia d’amore, la spinta può arrivare dalle rispettive famiglie. Non è un caso il proverbio che cita “donne e buoi dei paesi tuoi”.

La scelta di un partner è nello stesso tempo affettiva, sessuale e sociale. Se al “cuor non si comanda”, la ragione però sa benissimo la posizione sociale della persona verso il quale il cuore batte. E in un matrimonio le differenze di classe sono terribili, ma le possibilità sono molteplici, perché una famiglia è sempre formata da due linee di discendenza che derivano da altre quattro, e inoltre la famiglia non è stabile. Con ogni generazione si riproduce ma anche si trasforma. È il figlio che crea la famiglia, non la coppia. E siccome riceviamo questa eredità alla nascita, se i genitori hanno interiorizzato un sentimento di vergogna legato a umiliazioni e non sono riusciti a liberarsene, il figlio ne verrà marchiato, ma non sarà condannato a ripetere quel sentimento.

La vergogna è sempre indissociabile dal segreto di famiglia e così i discendenti continuano da una parte a mantenerlo per lealtà, mentre dall’altra sentono il bisogno di liberarsene per alleggerire la carica affettiva legata al disonore e alla colpa. Eppure c’è una differenza tra colpa e vergogna, la prima é legata a qualcosa di proibito che facciamo, la seconda è legata a qualcosa che siamo ed ha una impronta fortemente narcisistica e altrettanto fortemente sociale.

Liberarsi dai sensi di inesattezza legati alle nevrosi di classe è comunque possibile perché qualsiasi conflitto si trasforma in nevrosi solo se non viene risolto. L’individuo ha sempre una parte di libertà e può diventare qualcosa di diverso da quello che avrebbe dovuto diventare, perché i determinismi sociali non funzionano meccanicamente e quello che noi definiamo “il nostro romanzo familiare”, se lo leggiamo, è qualcosa che ci può condizionare solo a metà.

Grazie

Elisabetta Adele

elisabetta.ziliotto@yahoo.it

Immagini di proprietà del web

Per saperne di più 

V. de Gauléjac La nevrose de classe Hommes et Group, Paris 1987

V. de Gauléjac L’histoire en héritag Desclée de Brouwer, Paris 1999

J.E. Young, J.S. Klosko Reinventa la tua vita, Mondolibri, Milano 2005

Vuoi organizzare un gruppo con me o contattarmi per sedute individuali di Costellazioni Familiari e di Theta Healing?

Messaggiami al 347 5545941

Elisabetta Adele Ziliotto

 

Finalmente Soli!

Pensavi di essere da solo/a nell’intimità della tua camera da letto?

Ti piacerebbe!

Spesso non è così.

A una seconda “vista”, a parte i figli che ogni tanto si infilano a dormire (e non è sempre un caso), possiamo incontrare le ombre degli ex e delle ex, quelle dei nostri genitori e addirittura dei nostri avi.

Le loro programmazioni, il loro vissuto da noi giudicato, i loro debiti o crediti nella coppia, vivono in noi in modo più o meno consapevole.

Di rado “l’alcova” è un fatto privato: sono con noi tutti coloro con cui esiste una sorta di conto in sospeso, coloro da cui non ci siamo mai separati mai completamente a livello profondo.

“Sei violento come tuo nonno!” “Sei una vittima come tua madre”

“Il sesso è sporco, lo diceva sempre mia nonna!”. Un compagno mai dimenticato, un tradimento mai metabolizzato, o il nostro essere cocco di mamma o cocca di papà!

E chi più ne ha più ne metta!

Osservando e includendo interiormente nel sistema con amore queste persone della nostra vita, dando dignità alla loro vita così com’è stata e, parlando di genitori e avi, rispettando il loro vissuto di coppia, perché unico e non giudicabile, potremo giungere al sospirato:

“finalmente soli!”

Buona giornata!

Sara Maite Girardi

#costellazionifamiliari

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Sentire Pensare

È la mente che prevarica il cuore…Ma è il cuore che sente!

Sentimento e pensiero due realtà separate tra di loro! E di solito la parte pensante è quella che prende il sopravvento, anche perché è più facilmente indotta dai condizionamenti e dai vissuti…

Tutta la nostra vita, dal momento del concepimento alla fine dei nostri giorni, è pilotata da eventi, situazioni, promesse ed artefatti, che incidono sulla struttura portante del nostro carattere e quindi sul nostro stato di salute, sia fisico che mentale.

Sapere che ruolo ha avuto e ha il concepimento sulla struttura comportamentale di un individuo è fondamentale, perché il non prendere coscienza di questa tematica porta tanti individui a lottare nel corso della loro vita, senza capire minimamente che questo sbarramento nasce ancora prima della vita.

Bambini non desiderati, bambini rifiutati o abortiti “psicologicamente ” ancor prima della nascita, sono individui che, pur nascendo nel tentativo di risolvere le problematiche irrisolte dei genitori, giocoforza porteranno dentro di sé l’ ombra del padre o della madre, o di entrambi.

Quando nasciamo scrutiamo le cose, ma non pensiamo. Ascoltiamo, tocchiamo, vediamo, annusiamo, parliamo, ma ancora non pensiamo! A mano a mano che cresciamo perdiamo l’ identitá di ciò che è reale, di ciò che è naturale, del bambino puro dentro noi.

Il comprendere o meglio ancora la consapevolezza di determinati eventi costituisce la colonna portante per la costruzione del nostro carattere e per la visione del nostro “destino”.

Sapere se fu vero amore l’accoppiamento dei nostri genitori, dell’ ovulo o dello sperma quando ci hanno generato è fondamentale, dato che questo viene registrato come un “malessere cellulare” all’interno del feto che ritrovandosi in una cassa armonica, quale l’utero, amplifica le tematiche mal vissute dal genitore, sotto forma di paura, angoscia, tristezza, frustrazione, collera…

Questa trama cellulare, che si sommerá alle altre trame relazionali della vita quotidiana, influenzerá il vissuto dell’ individuo che non riesce a riconoscersi come soggetto libero e staccato dal vissuto dei propri genitori. E dovrà comportarsi secondo schemi di comportamento atti a reprimere i suoi bisogni, i suoi sentimenti.

Significativo l’ esempio del bambino “represso” già quando la mamma lo allatta: là dove non c’è partecipazione nell’ atto, ma solo l’ obbligo di una poppata per non sentirlo piangere, porterà l’ adulto a crisi di panico, paura della vita; e questo divario tra ciò che il cuore sente e ciò che viene registrato dalla mente potrebbe essere riempito con surrogati quali cibo, alcool, sesso, droga…

Se reprimiamo ciò che è stato alla base del nostro concepimento, della nostra storia familiare, della nostra entrata in questa vita, lasceremo un vuoto non appagato, lotteremo contro il padre e o la madre senza considerare che sono stati figli a loro volta è che potrebbero essere a loro volta “bloccati” dai loro genitori.

Il nostro mal vissuto è registrato a livello genetico, viene trasmesso a livello ereditario e come dimostrato dal premio Nobel 1981 per la medicina, la biologa statunitense Barbara McClintok, che scoprì i “geni che saltano” (jumping genes), le alterazioni avvenute in un “tempo” più o meno lungo, dal concepimento alla manifestazione clinica organica, si ripercuoteranno sull’ organo bersaglio dove ritmo e tempo vengono scanditi come un orologio e se non viste e risolte, potranno produrre delle mutazioni genetiche.

Se un feto si sente “fuori luogo” e “fuori tempo” nel grembo materno, da adulto qualsiasi situazione similare funzionerà come un detonatore che accenderà una miccia preesistente già codificata nell’ individuo stesso.

Il pensiero è analitico e divide le cose per poterle definire. Ma è l’ Amore quello del quale il nostro cuore ha veramente bisogno.

Elisabetta Adele

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Per saperne di più:

Guay M., 2001. Terapie Energetiche e Polarità Umana. Herpes Edizioni, Roma

Russel P.J., 2002. Genetica. Edises, Napoli

Vuoi o organizzare un gruppo con me? O contattarmi? Elisabetta.ziliotto@yahoo.it messaggiami su 347 5545941

Elisabetta Adele ZiliottoElisabetta Adele Ziliotto

Amore o sfida?

#manipolazione #narcisismo #sfida #mollare #crocerossina #crocerossino

#loveyourself

Prima ti cerca perché gli/le piaci, ma ti tiene a distanza.

Solo quando decide che vuole compagnia puoi essere ammesso/a alla sua corte.

Poi ti cerca e quando ti trova, se ti apri ti distrugge e ti allontana.

La base di una relazione distorta sono già gettate.

Sfida: ci stai o molli?

Tu allora, se hai gli occhi aperti, molli e chiedi spazio per te e torni a vivere.

Ma il manipolatore il concetto di “spazio” non lo sa riconoscere perché gli è stato tolto sin da piccolo in modalità variegate.

Così come sin da piccolo è stato manipolato, oggi fa a te, ciò che mamma o papà (o qualcun altro) hanno fatto a lui.

Inconsapevolmente, certo.

Lo fa con te perchè non ha ancora risolto le questioni con loro due dentro se stesso/a.

Ci mancherebbe altro!

Non è intenzionale (o quasi).

Vogliono la tua presenza perché sei utile, per poi sfancularti non appena mostri la tua umanità, che li fa inorridire: scoprire la “percezione” dell’amore, della tenerezza, della comprensione, per loro è assai difficoltoso, quasi impossibile, perché la avvertono come un pericolo. Se provano amore scatta la difesa.

E tu diventi una nullità.

“Badaben” cara crocerossina o crocerossino di turno convinti che il “tuo amore basterà” per guarire ogni cosa…

forse sta parlando il bambino dentro di te, quello che da sempre ha cercato attenzioni per essere “visto/a”, ma attenzione… da soli non ce la si fa.

Serve un aiuto esterno qualificato e solo loro, esseri perfetti, possono chiederlo.

O tu x te stessa/o se ti senti a pezzi in una relazione vampira come questa.

Mediamente loro non lo faranno: loro non ne hanno bisogno, ci pensano da soli a guarire, e poi, loro stanno benissimo,

sono dei veri fenomeni di intelligenza (mentale non emotiva) in un mondo imperfetto.

Sai… ci sei già tu, pronta/o a farti prosciugare.

“Resta… restiamo amici…”

Pronti con le collane d’aglio?

Ecologicamente parlando, “osservare”, “accorgersi” e non entrare in certi meccanismi è sano per la nostra vita e quella dei nostri cari che dopo un po’ di tempo passato in relazioni come queste non ci riconoscono più.

Sono stati scritti fiumi di libri su #narcisismo e #manipolazioneaffettiva, ci sarà un perché?

Se ci cadiamo c’è un motivo e il vittimismo dell’innocente non salva nessuno, giusto il tempo di un paio di pianti e una leccata di ferite:

qualcosa di quel meccanismo ci ha affascinato e ha fatto presa inconsapevole su un nostro “gancio”?

Bene!

Allora ringraziamo il nostro carnefice e usiamo questa esperienza per guarire noi stessi prima di tutto,

così da non aver invano vissuto in tutto questo dolore.

Sara Maite Girardi

#costellazionifamiliari

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Scrivimi: saramaitegirardi@gmail.com oppure sara.girardi@icloud.com

Immagine: Roba da donne.

Quando soffro mi sembra di amare di più …

“Quando soffro amo di più”.

“Non riesco a concepire una relazione senza sofferenza”.

“Tutte le mie relazioni portano alla sofferenza”.

Mamma mi abbracciava con sofferenza e nella sofferenza:

“io come te, mamma”.

Questo è il ricordo che abbiamo dentro? … così le nostre relazioni diventano bisognose e consolatorie.

Una relazione divertente e coinvolgente non ti attira?

Alcuni di noi hanno conosciuto la tenerezza e l’abbraccio solo attraverso situazioni di sofferenza e dolore, talvolta di manipolazione e pretesa, e l’ancoraggio perdura fino alla fase adulta

sino a che non si volge lo sguardo alla “GIOIA come veicolo d’amore e nostro pieno diritto”

e non come a un tradimento del sistema di appartenenza.

Scegliere un uomo o una donna che amano il divertimento, la leggerezza e il sorriso non significa avere una relazione poco profonda.

Al contrario!

Tutto ciò, divertimento e leggerezza, viene confuso facilmente con l’avere una relazione sessuale senza impegno, che spesso copre un profondo disagio e un bisogno smodato d’affetto.

La relazione stabile che cresce nella leggerezza ha a che fare con un’intimità senza pari:

il creare gioia insieme richiede profonda e costante presenza, richiede il crollo degli schemi di appartenenza.

Scegliere una relazione duratura che porti gioia e divertimento per molte persone, uomini e donne, richiede uno sforzo enorme: l’andare oltre uno schema ereditato.

Quando si va oltre l’eredità di sistema scattano le resistenze e i sensi di colpa.

Tutto si supera con l’amore, l’amore non richiede sforzo.

Amore per ciò che è stato e per noi stessi, e con l’accoglienza delle figure genitoriali nel cuore, così come sono state e sono.

Scegliere è possibile, quando ci si dá il permesso di vedere da dove proveniamo e lo si lascia andare facendolo fluire tra i nostri ricordi.

Grazie al gruppo di ieri sera ❤️

Un maschile stabile e forte e un femminile accogliente e rigoglioso, pieni di intensità e amore.

SaraMaite

#costellazionifamiliari

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Innamorarsi e amare

Innamorarsi è frutto di uno specchio, di una proiezione.

Ci innamoriamo di noi stessi guardando l’altro.

La base di partenza, per una relazione.

La base di partenza per arrivare alla fatidica frase: “non sei più quella/o di una volta!”

L’innamoramento è solo l’inizio di un’avventura che potrà essere duratura quando potremo andare oltre quello strato di immagini proiettate sullo schermo degli occhi dell’altro.

Un movimento collettivo “a due” (cit. Alberoni), innamorarsi, se solo lo sapessimo, tutto sarebbe molto più semplice e chiaro.

Puoi accogliere l’altro se non vedi e accogli “tutto ciò che è”?

Puoi relazionarti con l’altro se non ti accorgi di chi è dopo tanti anni di vissuto personale?

Puoi amarlo se non ami ciò che è stato prima di incontrarlo?

Puoi stare nel sentire e mollare il cervello che tende a dare nomi a ogni cosa e a dar voce alle paure più profonde, quelle del bambino ferito?

Il vero amore è forse questo: non cambiare l’altro ma osservare, percepire e scambiare.

Così si può crescere insieme.

Smettere di aggredire l’altro per avere ciò che il nostro sistema familiare non ci ha dato. Smettere di punire l’altro per ciò che da bambini abbiamo vissuto.

Iniziare a vivere momento dopo momento, istante dopo istante, se stessi e la relazione lasciando andare il controllo di ogni cosa, lasciando andare la paura di provare un’emozione, qualunque essa sia.

Fluire insieme ❤

SaraMaite

Mater

Una Donna trova se stessa quando si interfaccia intimamente con l’intrinseca legge della “mater”, matrice, di cui è simbolo.

La comprensione è il primo passo, il sentirla vibrare dentro è il momento zero.

Così cadono i ruoli e le identificazioni, così si apre lo spazio a una nuova vita,

così si rende terra fertile alla semina della Crescita.

SaraMaite

Immagine di proprietà della scrivente

Dal mandala “la mia libertà”, 2017, tecniche miste

Oooohhhh non è la gelosiiiiaaaaaaaaa!!! (prima o poi ti perderò)

Gelosia: “prima o poi ti perderò!”
 
La natura sistemica della gelosia risulta evidente se osserviamo con attenzione ciò che effettivamente riesce ad ottenere.
A volte la gelosia può rendere una coppia più affiatata. Questo accade, per esempio, quando la gelosia di una donna protegge i figli e il marito dal capriccio di un’avventura, o dall’interferenza di un’altra donna nella vita familiare.
 
In generale, però, questo sentimento ottiene l’effetto contrario di quello prefisso, creando tra i partner una distanza ancora maggiore.
Se hai degli attacchi di gelosia, considera la situazione in tutta onestà e probabilmente scoprirai una pressione sistemica segreta che ti allontana dal tuo partner, perchè la persona gelosa desidera inconsciamente che l’altro se ne vada.
 
Spesso, quando uno dei partner è geloso, la coppia è già arrivata al capolinea, anche se le persone che la costituiscono ancora non l’hanno ammesso, o non vogliono rendersene conto.
Se entrambi i partner lo desiderano, talvolta è possibile rimettere in sesto un rapporto anche dopo che è esplosa la gelosia, ma questo comporta che essi affrontino le pressioni sistemiche che li stanno allontanando l’uno dall’altra.
 
Di solito dovranno affrontare un’esperienza dolorosa, magari dei sensi di colpa, la solitudine, o la paura della perdita o un senso di inadeguatezza.
 
I partner potranno dirsi: “prima o poi ti perderò”.
Questa è una frase che, se detta sinceramente, fa davvero male, ma può anche ristabilire l’ordine in un rapporto di coppia.
 
Spesso quando in una coppia affiora la gelosia, diventa impossibile ritrovare l’equilibrio. Allora si dovrà scegliere tra due tipi di dolore: quello della separazione o quello di continuare a vivere un rapporto infelice.
 
Se si sceglie di rimanere insieme, è meglio accettare di continuare la relazione così come è e rinunciare a sperare o ad aspettarsi che cambierà.
La scelta peggiore è quella di portare avanti un rapporto insoddisfacente continuando a sperare che le cose prima o poi andranno diversamente.
 
Tuttavia, è proprio questa la scelta di gran parte le coppie.
 
(tratto da: “I due volti dell’amore – B. Hellinger
immagine: E. Munch, Gelosia 1896)
 
Se stai, accetta.
Se accetti, stai.
Sara Maite
 
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Allontanare il partner

Molte sono le dinamiche inconsce che ci spingono ad ALLONTANARE IL PARTNER:

  • Vogliamo confermare una precedente convinzione che non siamo degni di essere amati, per esempio, oppure che causeremo infelicità.
    Alcune persone temono di essere abbandonate e inconsciamente fanno di tutto per indurre il partner ad andarsene. Creano cioè proprio quello che temono, come se l’abbandono fosse preferibile a una separazione consensuale

– Vogliamo rimanere fedeli ai valori della nostra famiglia e seguire l’esempio dei nostri genitori che non si sono presi fino in fondo, che si sono separati, o la cui relazione è finita presto perchè uno dei due è morto prematuramente.

– Vogliamo esprimere un’inconscia identificazione con un’altra persona alla quale il sistema deve qualcosa.
Per esempio, una donna non si è sposata perchè si prendeva cura degli anziani genitori. La sua nipote più giovane, essendosi inconsciamente identificata in lei, non si è mai sposata.

– Vogliamo compensare qualche obbligo personale.
Per esempio, un uomo aveva abbandonato la sua famiglia precedente per vivere la sua attuale relazione.
La seconda moglie divenne molto gelosa di lui e voleva lasciarlo. Nella costellazione familiare, divenne chiaro che si sentiva solidale e in debito verso la sua prima famiglia.

(tratto da “I due volti dell’amore” – B. Hellinger, Ed. Crisalide)
immagine: Dalì y Gala  appartenente al legittimo proprietario)

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Amore e Coscienza Spirituale

Amore a seconda vista, Amore e Coscienza Spirituale, amore a prima vista, amore e coscienza di sistema

L’Amore di coppia non ha bisogno di “sapere tutto” dell’altro:
l’Amore si affida per sua natura ad un sentire più alto.
L’amore cieco appartiene alla coscienza di sistema, è un’altra forma di Amore, la prima che normalmente, si manifesta, è l’amore “a prima vista”: necessita di conferme, rassicurazione continua e si nutre di proiezioni.
A “seconda vista”, rispetta i percorsi personali, l’Amore.
Rispetta la vita e le caratteristiche di entrambi. Accoglie la diversità come un pregio per portare crescita ad entrambi e alla coppia.
L’Amore che si connette alla Coscienza Spirituale è totalmente libero da qualsiasi pretesa, dipendenza e condizionamento, e restituisce alla vita e al mondo l’Amore cresciuto nella coppia, moltiplicato, mettendosi al servizio di tutti.
#costellazionifamiliari #coscienzaspirituale #amore #amoreasecondavista #amoreaprimavista #verona #padova #mantova
Foto: Tomasz Alen Kopera Art