Category Archives: Rapporto con il Padre e la Madre

PRO-blemi ne abbiamo?

Fin da bambini ci facevano “risolvere i pro-blemi”.
Etimologicamente:
“ciò che ci si getta davanti, ciò che si presenta”.
http://www.etimo.it/?term=problema

Metaforico che accadesse sin dalle elementari:
“caro bambino, ti avviso, nella vita ci sono ostacoli da superare, questioni che ti capitano e che vanno affrontate”.
(E giù a detestare la matematica, per molti è stato così… a me è sempre piaciuta un sacco, lo confesso).

… poi scopri che i “pro-blemi” non sono solo le mele che compri dal fruttivendolo e che vanno pesate con e senza cassetta per sapere se stai facendo un affare, o il costo chilometrico di un viaggio, percorso con un’auto piuttosto che con una moto.
Oggi ci ripensavo guardando alcuni ormai “antichi” quaderni.

Smettere di accantonare ciò che in qualche modo ci si pone innanzi come ostacolo o come questione da comprendere e risolvere, tiene pulita la nostra esistenza e aiuta a mantenere alta l’energia.

Inoltre, l’allenamento a vedere gli avvenimenti della vita come una occasione di crescita e di apprendimento e non come una questione negativa che ci impedisce di avanzare, giacchè forse, prima di lì si deve passare, è un altro punto di vista da tenere in considerazione.

Spesso i nostri “pro-blemi” li lanciamo a qualcun altro, spesso qualcun altro li lancia a noi.
Ci si può aiutare, questo è certo, ma a volte accade in modo poco consapevole e affatto ecologico, creando o mantenendo dipendenze affettive che nel tempo logorano.
Spostamenti di asse, scambi di posto, ruoli non rispettati…

Non dico altro.
Mi piaceva molto questa GIF perchè lascia aperto il campo a molte interpretazioni personali.

Sara Maite
www.naturenatura.com

#costellazionifamiliari

Oooohhhh non è la gelosiiiiaaaaaaaaa!!! (prima o poi ti perderò)

Gelosia: “prima o poi ti perderò!”
 
La natura sistemica della gelosia risulta evidente se osserviamo con attenzione ciò che effettivamente riesce ad ottenere.
A volte la gelosia può rendere una coppia più affiatata. Questo accade, per esempio, quando la gelosia di una donna protegge i figli e il marito dal capriccio di un’avventura, o dall’interferenza di un’altra donna nella vita familiare.
 
In generale, però, questo sentimento ottiene l’effetto contrario di quello prefisso, creando tra i partner una distanza ancora maggiore.
Se hai degli attacchi di gelosia, considera la situazione in tutta onestà e probabilmente scoprirai una pressione sistemica segreta che ti allontana dal tuo partner, perchè la persona gelosa desidera inconsciamente che l’altro se ne vada.
 
Spesso, quando uno dei partner è geloso, la coppia è già arrivata al capolinea, anche se le persone che la costituiscono ancora non l’hanno ammesso, o non vogliono rendersene conto.
Se entrambi i partner lo desiderano, talvolta è possibile rimettere in sesto un rapporto anche dopo che è esplosa la gelosia, ma questo comporta che essi affrontino le pressioni sistemiche che li stanno allontanando l’uno dall’altra.
 
Di solito dovranno affrontare un’esperienza dolorosa, magari dei sensi di colpa, la solitudine, o la paura della perdita o un senso di inadeguatezza.
 
I partner potranno dirsi: “prima o poi ti perderò”.
Questa è una frase che, se detta sinceramente, fa davvero male, ma può anche ristabilire l’ordine in un rapporto di coppia.
 
Spesso quando in una coppia affiora la gelosia, diventa impossibile ritrovare l’equilibrio. Allora si dovrà scegliere tra due tipi di dolore: quello della separazione o quello di continuare a vivere un rapporto infelice.
 
Se si sceglie di rimanere insieme, è meglio accettare di continuare la relazione così come è e rinunciare a sperare o ad aspettarsi che cambierà.
La scelta peggiore è quella di portare avanti un rapporto insoddisfacente continuando a sperare che le cose prima o poi andranno diversamente.
 
Tuttavia, è proprio questa la scelta di gran parte le coppie.
 
(tratto da: “I due volti dell’amore – B. Hellinger
immagine: E. Munch, Gelosia 1896)
 
Se stai, accetta.
Se accetti, stai.
Sara Maite
 
#costellazionifamiliari #padova #verona #voltamantovana #roma #forlì
#naturenatura

Allontanare il partner

Molte sono le dinamiche inconsce che ci spingono ad ALLONTANARE IL PARTNER:

  • Vogliamo confermare una precedente convinzione che non siamo degni di essere amati, per esempio, oppure che causeremo infelicità.
    Alcune persone temono di essere abbandonate e inconsciamente fanno di tutto per indurre il partner ad andarsene. Creano cioè proprio quello che temono, come se l’abbandono fosse preferibile a una separazione consensuale

– Vogliamo rimanere fedeli ai valori della nostra famiglia e seguire l’esempio dei nostri genitori che non si sono presi fino in fondo, che si sono separati, o la cui relazione è finita presto perchè uno dei due è morto prematuramente.

– Vogliamo esprimere un’inconscia identificazione con un’altra persona alla quale il sistema deve qualcosa.
Per esempio, una donna non si è sposata perchè si prendeva cura degli anziani genitori. La sua nipote più giovane, essendosi inconsciamente identificata in lei, non si è mai sposata.

– Vogliamo compensare qualche obbligo personale.
Per esempio, un uomo aveva abbandonato la sua famiglia precedente per vivere la sua attuale relazione.
La seconda moglie divenne molto gelosa di lui e voleva lasciarlo. Nella costellazione familiare, divenne chiaro che si sentiva solidale e in debito verso la sua prima famiglia.

(tratto da “I due volti dell’amore” – B. Hellinger, Ed. Crisalide)
immagine: Dalì y Gala  appartenente al legittimo proprietario)

#costellazionifamiliari #verona #padova #roma #forlì #voltamantovanawww.naturenatura.com

Mi scusi… com’è umano lei… 

Prenderci colpe non nostre, chiedere scusa inutilmente, ci avvilisce, ci fa chiudere le spalle e ci rende deboli.

È come porsi in ruolo di colpevole senza esser responsabili di un accaduto reale.

Questi atteggiamenti sono figli inconsapevoli del desiderio di essere accettati.

Figli della paura, del rifiuto e dell’abbandono.

Possiamo osservarli quotidianamente, nelle relazioni affettive e nelle relazioni di lavoro, e nella vita di ogni giorno.


Ciò che spesso non vediamo, ma la nostra ombra lo sa, è che il destinatario di questo nostro comportamento tende ad irritarsi, perché lo pone in posizione di superiorità non richiesta e gli toglie la possibilità di vivere una relazione (anche momentanea) alla pari.
Al contrario, chi si assume la responsabilità di un comportamento dannoso effettivamente esperito, ripristina equilibrio, giustizia e rispetto nel sistema.

SaraMaite

#costellazionifamiliari #naturenatura


Immagini da web appartenenti ai legittimi proprietari

Un pensiero di cuore a Paolo Villaggio

Orgoglio, alterigia e pregiudizio = Unione

Nei nostri discorsi quotidiani usiamo frequentemente la parola “giudizio” al posto della parola “pre-giudizio”, ormai sono quasi intercambiabili… confondiamo il primo con il secondo, dando al nostro pregiudizio la stessa dignità di un giudizio. Lo faccio anch’io, ovviamente, e vi voglio portare questa mia esperienza, fresca fresca da un gruppo di costellazioni appena concluso.

“Gran parte dei giudizi che esprimiamo ogni giorno sono pregiudizi”.

La nostra lingua segue i nostri progressi e soprattutto e purtroppo i nostri regressi, sarebbe bello che ce ne potessimo accorgere. (Brontolio della scrivente).

Usiamo spesso la parola giudizio al posto di pre-giudizio, ormai sono quasi intercambiabili… confondiamo il primo con il secondo, dando al secondo la stessa dignità del primo.

Il “giudizio” è una sentenza che emerge dopo una approfondita conoscenza dei fatti, in assenza di fattori emotivi fuorvianti, è oggettiva nella sua espressione. “Dovrebbe” portare a un movimento equo ed ordinato che ripristini un situazione di equità. Il giudizio inoltre viene emesso da una figura autorevole, preparata e riconosciuta dal sistema come autorizzata ad emetterlo.

Il “pregiudizio” è una condanna emessa da un soggetto in assenza di autorevolezza, di conoscenza personale approfondita della situazione, di vissuto personale diretto, a danno di una certa persona, e quando si esprime, è scarsamente oggettivo, profondamente emotivo, crea esclusione, crea malumore, crea una distorsione, e dá luogo ad altra ingiustizia. 

Torniamo un attimo all’etimo. Da dove arriva il termine “giudizio”. Dalla necessità di regolare i rapporti, si direbbe, in modo retto e sano e utile per tutti.

La radice latina è “Jus = ragione, diritto, ordine”.

Da Jus deriva anche la parola “giustiziere”, non solo la parola giustizia. Mi piace osservarlo, perché ragazzi, sconfinare è un attimo.

Jus a sua volta viene da YU-YUG (radice indoeuropea) che porta alla duplice interpretazione di LEGARE INSIEME, unire o respingere due parti.

Seguimi… ricordati BENE questo UNIRE E RESPINGERE, alla fine del mio post.


Quando “pre-giudichi” qualcuno, chiunque sia l’oggetto del tuo giudizio, un estraneo o peggio forse, un familiare, e ancor più quando accade in sua assenza, fermati, e chiedi scusa a te stesso.

 

Prima di tutto a te stesso, perché ti sei pre-giudicato (che corrisponde a “danneggiato”) la possibilità di vivere serenamente e ti sei svilito.

Se hai figli, chiedi scusa anche a loro, per tutte le volte che ti hanno sentito esprimere in quel modo, perché gli stai lasciando una pesante eredità. La stessa che ti porti dentro tu.

“Pregiudizio nella nostra lingua è sinonimo di danno. Ci hai mai pensato?”

… perché prima di tutto il torto che fai, arriva a te, alla tua integrità, alla tua serenità, alla tua immagine interiore ed esteriore, alla tua anima, che si vela di un’ombra sempre più spessa e arriva all’energia che porti nel mondo, quella con cui ti fai riconoscere.

“Il danno che deriva dal pre-giudizio può essere enorme e interessare generazioni intere. Ed è una pratica inutile, non giova a nessuno”. 

Abbassa la frequenza e affetta chiunque ti stia ascoltando, che di te da lì in avanti, avrà un ricordo ben preciso.

Mi chiedi: 

“Eh ma come, come? Non posso dire la mia?”

Oh certo… la tua (sempre opinabile, cioè OSSERVABILE sotto diversi punti di vista) “opinione” è sacra! Purché non la utilizzi come condanna trasformandola in pregiudizio. In quel momento l’hai resa dannosa ed è diventata una condanna.

OPS = occhio

Condanna pure il mondo intero, se ti fa star bene. Ti piace fare il boia? Accomodati! Guarda che è un ruolo orribile! vuoi eseguire tu una condanna inferta da altri? Stai forse portando il peso di qualcun altro?

Mettiamola così… Puoi fare tutto ciò che vuoi. Questo è certo. Le conseguenze che ne raccogli saranno tutte per te, un enorme regalo da smazzarti negli anni e che forse, se e quando ne uscirai, ti avrà reso più consapevole e forte. Va tutto bene così com’è in un’ottica circolare e di accoglienza. Però viviamo in un mondo duale, almeno per ora.

E quindi, mi chiederei:

“E’ UTILE a me stesso e a chi amo, questo mio atteggiamento? È utile alla mia vita e alla vita delle persone che mi circondano?” 

UTILE = essere al servizio 

Muovere un dialogo costruttivo partendo da te stesso e dal come ti senti, e coinvolgendo il diretto interessato, questo potrebbe essere utile. 

Sai cosa sarebbe utile ancor di più? 

L’esposizione di ciò che TU OSSERVI. Perchè ciò che tu noti e di ciò che ti tocca, riguarda prima di tutto TE. Esponi la tua osservazione.

La dietrologia pre-giudicante, rimarcante avvenimenti che appartengono al passato ha utilità? Osservare è utile. 

Giudicare senza averne diritto, è come pre-giudicare, equivale a un enorme peso da portare sulle spalle, tue di chi ti succederà… un’etichetta appiccicosa, un cartellone luminoso, che ti aggancia, ti avvolge e ti chiede di averne sempre di più, di questo materiale avvolgente e soffocante ed implacabile.

A volte è irrefrenabile, già… e sai da dove viene? Te la faccio breve. L’hai guardata bene la foto? GIU-JUS-YU … unire… 

Dal desiderio di restare agganciati ai nostri “giudici interiori”, ancora una volta, un altro espediente, sempre per star con loro… per unirli, per tenerli con noi, per cambiarli, per non accettare la separazione, per non crescere mai. Voglia di unire i genitori in te. Desiderare di vederli felici. Perché la loro felicità è la tua quando sei piccolo.

Lo faccio per te, mamma! Lo faccio per te, papà! 

Ancora??? Sì, ancora.

E siamo noi ad agganciare loro, siamo noi a tenere aperto quel contatto, perché non ne abbiamo ancora avuto abbastanza di restare in quel meccanismo. Orgoglio “spesso”… che ci pone sul piedistallo, al posto di un giudice che però, non è riconosciuto da nessuno, si trasforma in vera e propria ALTERIGIA dove diventi “altro”e più alto, ma pecchi di superbia.

Eppure crescere significa accoglierli, questi due esseri umani che ci hanno portato alla vita, e vedere che noi esistiamo in modo indipendente da loro, è tutt’altro che una separazione!

Eppure con l’Amore si supera anche questo passaggio, l’Amore vince sull’orgoglio ferito, sull’alterigia, sulla rabbia, sulla paura, l’Amore mano mano che viene ricostituito in noi, risana ogni emozione e ogni risentimento, e ogni avvenimento del passato, anche il più doloroso, perché lo accoglie e lo purifica. L’Amore ci porta alla resa, a deporre le armi, al silenzio e al riposo. 

Collega cervello e istinti al cuore prima di parlare e dalla tua bocca uscirà un suono diverso. 

La tua vita sarà diversa.
Provare per credere. Da chi ha provato.

SaraMaite

http://www.naturenatura.com #costellazionifamiliari 

Grazie di cuore ai valorosi partecipanti ai miei gruppi di lavoro, anche grazie a voi cresco e mi commuovo ogni giorno e sento il grande dono della vita.

Amore e ordine

L’amore è una parte dell’ordine. L’ordine precede l’amore e l’amore può svilupparsi solo in base all’ordine. L’ordine è preposto. Se capovolgo questo rapporto e voglio trasformare l’ordine attraverso l’amore, sono destinato a fallire.

L’amore è subordinato a un ordine, e dopo si può crescere.

Così come il seme è subordinato al terreno e lí cresce e fiorisce.
(B. Hellinger)

Tratto da “Ordini dell’amore”, Bert Hellinger

Collage con immagini di proprietà del web

Ri-esci? Ri-nasci!

Come mai non RI-ESCI?

Paura, vergogna, senso di colpa, ostacoli, che cosa senti?

Il primo SUCCESSO (venire dopo) nella vita è la nascita, il secondo è accettare la madre così com’è, come donatrice di vita. La mater, la donna che per metterci al mondo ha accolto in sè il mistero della vita e della morte, che più o meno coscientemente, si è fatta veicolo per noi, mettendo a disposizione il suo corpo.
Io, figlio, vengo dopo: SUCCEDO.
Quando da figlio/a accetto la vita da mia madre, sono pronto per RIUSCIRE.
USCIRE (ex-ire = andare fuori, andare nel mondo, Os = bocca, apertura)

RI-USCIRE = RI-NASCERE

(NASCERE dal sanscrito g’an, trasposto in “gna”, di “gnascita”, venire alla luce, generare)

SaraMaite




Photo: property of https://marketplace.secondlife.com/p/Reborn-art-framed-1-prim/3755798?id=3755798&slug=Reborn-art-framed-1-prim

Equilibrio del dare e del prendere


Quando diamo molto agli altri – dare per poi lamentarci di aver dato troppo – aspettandoci qualcosa in cambio, stiamo portando una maschera.

Quale maschera? La maschera del bambino mai cresciuto che pretende dagli altri ciò che crede di non aver ricevuto dai genitori. In cambio di amore dá tutto se stesso e anche ciò che non ha, modificandosi e perdendo la sua identità.

Dare per ricevere equivale al dare per esser visti. Aspettarsi qualcosa, in una relazione adulta, è pretesa, a meno di accordi pregressi.

Chi ha ricevuto quel “molto” spesso non lo riesce a sostenere, perché è un dare/prendere senza causa, l’altro percepisce la sostituzione di ruolo. A volte invece chi riceve, prende inconsapevolmente, colmando temporaneamente il suo vuoto personale, prendendo parte al teatro, ma il rischio è che prima o poi uno dei due attori si svegli all’improvviso, spossato da tanto peso, e decida di porre il tema all’ordine del giorno. E allora: “apriti cielo!”.

La chiarezza nelle relazioni paga sempre, ma la chiarezza è figlia del coraggio e dell’autostima e dell’amore per noi stessi, prima ancora che per l’altro.

Siamo ancora nella ricerca del nostro primo grande amore?
Abbracci

SaraMaite
Immagine da “La città incantata”, H. Miyazaki – Sem e lo spirito del cattivo odore

Prendere la mamma, accogliere la vita.

Quando tutto il potenziale femminile della nostra famiglia si connette a noi attraverso il nostro gesto di accoglienza della mamma, la nostra vita cambia radicalmente. 

“Cara mamma, io sono la piccola e tu sei la grande, tu vieni prima e io vengo dopo”.

Il flusso di energia e di amore che dal passato arriva al presente ci porta ad un movimento di rigenerazione e gioia, a un sentimento di gratitudine verso le nostre antenate che ci aiuterà e ci sosterrà in ogni momento.

“Cara mamma… rinuncio al giudizio e accolgo la pace nel mio cuore. Io ti vedo e vedo tutte le donne della nostra famiglia che ci hanno condotte sino a qui. Grazie, grazie a tutte voi. Vi vedo e vi porto nel cuore…”

“Grazie mamma, per aver acconsentito alla mia vita, io ora con amore la prendo e la accolgo e la onoro”.

SaraMaite

Bibliografia: Bert Hellinger

Foto: SaraMaite 

Le tre P di papà

Caro papà, quando ti accolgo nel mio cuore, accoglierò i tuoi doni:

  • proiezione

  • prosperità

  • protezione


Grazie con tutto il cuore…

SaraMaite

Fonte immagine: il web