Category Archives: Il Femminile e la Donna

Fantasmi e angeli nel paese degli antenati

“Finché non saprai come morire e poi rinascere, rimarrai un viaggiatore infelice su questa terra oscura” (Goethe).

Nel rapporto con la morte hanno origine le nostre angosce che spesso ci colgono di sorpresa, ed è difficoltoso vedere di primo acchito, che sono il sintomo di un viaggio interrotto verso i regni dell’invisibilità; un mondo dove però è segretamente custodito il nostro potere creativo e la nostra possibilità di essere liberi e realizzati.

Il regno di Ade è la dimensione dell’invisibilità, è l’universo dell’anima, degli avi, dei sogni, delle possibilità non ancora esplorate. Ade non è solo la fine di qualcosa ma anche ciò verso cui la vita tende, il senso profondo della nostra missione nel mondo.

Come nel Faust, il mercuriale Mefistofele proclama così il segreto della vita e della creazione: ” Formarsi, trasformarsi, eterno giuoco dell’eterno senno“. Analogamente nel mito del Ritorno dal Paradiso, gli indiani Navajo parlano degli eroi ancestrali come di esseri che discendono dal cieli e si trasformano in umani e animali, per poi risalire nuovamente in cielo e ritornare ancora sulla Terra per materializzarsi in forme riconoscibili.

Un eterno processo di trasformazione tra l’ umano e il divino. Un procedimento simile al modo in cui il materiale genetico contenuto nel DNA viene rilasciato da una cellula per poi essere incorporato in un’altra.

Eppure i meccanismi psicologici di questi processi di trasformazione sono spesso tormentosi e le societá, e prima ancora i condizionamenti religiosi, hanno creato terreno fertile a vulnerabilità, perdita, rabbia, depressione e ansia, trasformando il passaggio a una vita rinnovata, in uno spaventoso e sconosciuto passaggio oscuro.

Nel XIX secolo, grazie all’ oscurantismo  modernista, il corpo umano e il sesso sono stati letteralmente torturati sotto l’impero di un’alleanza tra clero, medici e madri di una borghesia di stampo cattolico, che ha causato due patologie di massa: l’isteria femminile (la vergine Maria) e il feticismo maschile (le case chiuse). Ed è in questo contesto di caos peculiare dell’Occidente, che è nata la psicanalisi di Freud che analizzava l’umanità spezzandola in due, la mamma e la puttana; dimenticando così il modo in cui si trasmette la “malattia degli antenati”.

Ecco che però ad un tratto fa capolino la parola “fantasma”, un vocabolo che riflette tutta l’attrazione e la paura atavica dell’uomo verso la morte. I sentimenti per una persona scivolano nell’ inconscio con la sua perdita terrena, che appare come personificazione di una energia vitale che subisce un processo di conflitto o di integrazione, comunque di cambiamento, e che ci lascia del tutto spaesati.

Interessante è il concetto di “fantasma” elaborato tra gli anni ’50 e ’70 dello scorso secolo, dagli psicanalisti  della scuola francese, Nicolas Abraham e Maria Torok, che avevano constatato, con un approccio estremamente rigoroso di conoscenza del linguaggio, del corpo e delle risonanze transgenerazionali,  come il fantasma si trasmetta di generazione in generazione, riprendendo il taoismo cinese che misura il destino in un lasso di nove generazioni, e la Bibbia in sei o sette, arco di tempo in cui le “colpe dei padri ricadranno sui figli”. Superando in questo Freud che aveva deciso di ignorare addirittura i nonni.

Freud che era un neurologo, non uno psichiatra, qualcosa di transgenerazionale lo aveva intuito, ma in seguito proprio per vivessitudini legate al suo albero familiare, rispose all’amica Lou Andréas-Salomé quando lo interrogò al proposito: “Mi auguro di non dovermi mai occupare di questi casi durante la mia vita!”.

Questo ha impedito a generazioni di terapeuti di comprendere che il bambino non può strutturarsi in modo armonico se non sa di essere uscito dai testicoli del padre.

E pur tuttavia il pensiero cinese, amerindio, africano e degli aborigeni australiani è da sempre aperto al transgenerazionale e fa del rapporto con gli antenati e della sessualità, una delle basi dell’individuo.

Questo è dimostrato dal fatto che non possiamo vivere senza un sistema di rappresentazione della morte indissociabile dalla sessualità e preoccupandoci che i nostri morti continuino tranquillamente il loro viaggio, dobbiamo e possiamo compiere un lavoro di igiene mentale, sia nell’interesse del defunto, che di chi gli sopravvive, dato che ognuno di noi è paralizzato da lutti e patologie ancestrali.

Anche lo psicanalista e agopuntore francese Didier Dumas che, con una visione singolare, si riallacciava alle antiche tradizioni sciamaniche in cui la sintesi di fruizione e compassione trasformano l’accecamento della sofferenza ancestrale in un trampolino di lancio verso la conoscenza è l’amore, affermava che il non pensato transgenerazionale, che appunto prende il nome di fantasma, è causa di danni considerevoli ai discendenti e nasconde essenzialmente delle problematiche di sesso e morte. Così scriveva: “Credo che sia essenziale capire che proveniamo da una società che è divenuta sempre più malata dove abbiamo confuso la conoscenza scientifica con Dio e ci siamo considerati dei maestri, che dotati dell’arma della scienza, abbiamo preso il potere di decidere e dominare tutto”.

La concezione freudiana,  pur affrontando eros e thanatos, si differenziava proprio nel rapporto con gli antenati, ed evitando la morte e interessandosi principalmente al lutto, non definiva nè l’inconscio collettivo, nè il “conscio collettivo”, non valutando la psiche familiare come un’entità che si comporta allo stesso modo della psiche dell’individuo.

Eppure la psicanalisi transgenerazionale era già stata magistralmente tratteggiata nella Bibbia, dove il ruolo dei patriarchi è quello di trasmettere, senza deteriorarlo, il soffio divino affidato ad Adamo. E questo soffio è la parola: se manca questa, la colpa e il peccato si trasmettono in modo simile al fantasma.

La matrice del nostro corpo è ovviamente l’utero materno, ma quella delle nostre strutture psichiche è l’insieme delle attività mentali, consce ed inconsce, espresse e non espresse; le parole e i fantasmi che hanno determinato l’incontro di due cellule producendo un embrione.

È quindi l’essere umano che, potendo immaginarsi e rappresentarsi un tempo in cui esisteva già prima della nascita, nel vissuto e nel linguaggio dei genitori, penserà di continuare ad esistere dopo la morte, proprio nel linguaggio.

Qualunque disturbo può essere causato dall’impossibilità  dei morti di essere liberati dai loro traumi, tanto i dolori quanto le illusioni. Il fantasma indicherebbe così quella formazione dell’inconscio che ha la particolarità di non essere mai stata cosciente e di risultare dal passaggio dall’inconscio di un antenato a quello di un discendente. Nella storia familiare i discendenti diventerebbero portatori di una tomba dove resta seppellito, come un morto-vivente, il segreto di un fatto inconfessabile.

Come risulta dai numerosi lavori e studi di Abraham prima e di Dumas poi, il fantasma è sempre un evento traumatico, una struttura emotiva familiare o collettiva, collegato al sesso o alla morte, molto raramente ad altro, che prima ancora di essere qualcosa che si trasmette al bambino, è un oggetto della struttura familiare.

Grazie

Elisabetta Adele 

elisabetta.ziliotto@yahoo.it

Immagini di proprietà del web

Per saperne di più

J. L. Henderson-D. N. Sherwood Trasformation of the Psyche the Symbolic Alchemy of the Splendore Solis, NY  2003

D. Dumas Et l’enfant créa le pére, Hachette Littératures, Paris 2000

N. Abraham, M.Torok La scorza e il nocciolo, Borla 1993

Vuoi organizzare un gruppo con me o contattarmi per sedute individuali di Costellazioni  Familiari e Sistemiche e di Theta Healing?

Messaggiami al 347 5545941

Elisabetta Adele Ziliotto

Mater

Una Donna trova se stessa quando si interfaccia intimamente con l’intrinseca legge della “mater”, matrice, di cui è simbolo.

La comprensione è il primo passo, il sentirla vibrare dentro è il momento zero.

Così cadono i ruoli e le identificazioni, così si apre lo spazio a una nuova vita,

così si rende terra fertile alla semina della Crescita.

SaraMaite

Immagine di proprietà della scrivente

Dal mandala “la mia libertà”, 2017, tecniche miste

Ri-esci? Ri-nasci!

Come mai non RI-ESCI?

Paura, vergogna, senso di colpa, ostacoli, che cosa senti?

Il primo SUCCESSO (venire dopo) nella vita è la nascita, il secondo è accettare la madre così com’è, come donatrice di vita. La mater, la donna che per metterci al mondo ha accolto in sè il mistero della vita e della morte, che più o meno coscientemente, si è fatta veicolo per noi, mettendo a disposizione il suo corpo.
Io, figlio, vengo dopo: SUCCEDO.
Quando da figlio/a accetto la vita da mia madre, sono pronto per RIUSCIRE.
USCIRE (ex-ire = andare fuori, andare nel mondo, Os = bocca, apertura)

RI-USCIRE = RI-NASCERE

(NASCERE dal sanscrito g’an, trasposto in “gna”, di “gnascita”, venire alla luce, generare)

SaraMaite




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Prendere la mamma, accogliere la vita.

Quando tutto il potenziale femminile della nostra famiglia si connette a noi attraverso il nostro gesto di accoglienza della mamma, la nostra vita cambia radicalmente. 

“Cara mamma, io sono la piccola e tu sei la grande, tu vieni prima e io vengo dopo”.

Il flusso di energia e di amore che dal passato arriva al presente ci porta ad un movimento di rigenerazione e gioia, a un sentimento di gratitudine verso le nostre antenate che ci aiuterà e ci sosterrà in ogni momento.

“Cara mamma… rinuncio al giudizio e accolgo la pace nel mio cuore. Io ti vedo e vedo tutte le donne della nostra famiglia che ci hanno condotte sino a qui. Grazie, grazie a tutte voi. Vi vedo e vi porto nel cuore…”

“Grazie mamma, per aver acconsentito alla mia vita, io ora con amore la prendo e la accolgo e la onoro”.

SaraMaite

Bibliografia: Bert Hellinger

Foto: SaraMaite 

L’incontro con la Madre

In questo video, Massimo Recalcati parla della Madre, di come impariamo a specchiarci in lei prima ancora che nel mondo… nei suoi occhi, fin dal primo momento.

Le tre età della donna - Dettaglio - G. Klimt

Le tre età della donna – dettaglio (G.Klimt)

Tra le sue mani e braccia, appena venuti al mondo.
Il tocco. La presa sicura. Il salvataggio, la protezione.

La Creazione ha assegnato a noi donne un compito incredibilmente grande: ospitare una vita.
… tanti anni fa avevo incontrato queste osservazioni durante vari corsi e letture e mi avevano frantumato il cuore, da figlia e da mamma.

Oggi ringrazio ogni singolo attimo dedicato a questo argomento e cerco di passare il testimone, ricordando una cosa fondamentale:

“non solo ci specchiamo nel volto e negli occhi della madre, ma prima ancora di questo, ci emozioniamo con lei, nel suo grembo… quella fase è fondamentale per la nostra crescita e per l’eredità che ci lascerà”(SM).

Una condizione ci rende tutti uguali: è l’essere figli.

Grazie,

SaraMaite

Grazie a Massimo Recalcati per il suo prezioso intervento e per il suo lavoro

Perchè il femminile sacro è così difficile da incontrare?

amoroso-abrazo

Amoroso Abrazo (…) – Frida Kahlo

Perchè non siamo mai state libere di farlo, la società cui apparteniamo ha dato sempre il potere all’aspetto attivo maschile (loro – degli uomini – e nostro) e lo dico senza recriminazioni, è solo una fotografia della realtà.

Libere di essere ricettive, di scegliere di esserlo e lasciando andare il rancore atavico.
Accettare di essere “mater, moglie e figlia” al contempo, è di ardua realizzazione quando ti viene imposto da sempre da una cultura che contempla solo l’importanza dell’aspetto maschile.

Forse oggi, forse… cambierà qualcosa.
Perchè possiamo SCEGLIERE di accogliere il nostro femminile con tutta la sua “debolezza” con tutta la sua potenzialità, con tutto il suo bagaglio creativo.

L’abbandono totale in piena coscienza “all’archetipo Myriam”, richiede un grande lavoro di amorevole accettazione verso il nostro vero femminile. Accettare la responsabilità di essere la Terra e l’Acqua che tutto genera che si mette “al servizio”, che cresce verso il Cielo e che si impregna del maschile abbandonandosi totalmente e fondendosi ad esso è un atto immenso.
Senza quel Cielo nulla si attiva in noi.
Accogliere la ricettività insita in noi. Essere “informate” e “attivate” dal seme ed esserlo per sempre…mai più le stesse.

Accogliere il maschile, che è il Cielo, in noi, risalendo ed incontrandolo nel cuore, significa accogliere una parte di noi che da secoli viene ripudiata, misconosciuta e frustrata in ogni modo e quindi non vissuta in libertà e piena coscienza.

Credo sia anche per questo che è così difficile… o per lo meno questa è la mia esperienza.

By SaraMaite

Dare e ricevere 

Inutile “dare” senza causa
con la finalità implicita di “ricevere”:
questo “dare” è inficiato all’origine da una pretesa di riconoscimento.

Vorrei chiedere ma non riesco. Allora ti do e aspetto che tu mi dia in cambio.

L’adulto/bambino ha bisogno, ma non chiede: cosa manca?

Voler “ricevere senza imparare a chiedere” bypassa uno sforzo fondamentale che è quello di

accettare la vita da nostra madre.


Buona giornata

SaraMaite


Immagine da web

Diana e il cervo

Statua Diana

“Quando nella tua faretra hai a disposizione solo frecce fatte d’amore per te stesso e per la vita, in unione con l’Uno, tutto ciò che arriva per colpirti, scivola come neve al sole e sorridi con consapevolezza, osservando ciò che ha cercato di scalfirti, e lo ringrazi, sapendo che ti ha fortificato”.

by SaraMaite

 


 

Rif. Simbolismo del cervo

Diana – Louvre Parigi

Il Verme – Il Mondo dei Simboli

Una cliente mi raccontava, alcuni giorni fa, di un incubo notturno, verificatosi a cavallo di un periodo di profondo cambiamento.
La sua testa brulicava di vermi bianchi che le cadevano nel lavandino come fossero pidocchi… si stava lavando i capelli.

medusa

Medusa rappresenta il conflitto di accettazione della femminilità e della capacità di seduzione di una donna… il mito è realtà ed è chiave di lettura per le nostre ombre personali.

E’ stato davvero un incubo? qual è il significato simbolico del verme? e quel lavandino, rappresenta forse un contenitore, un ventre, un utero …
Fortissima la vicinanza tra il verme ed il serpente.
Nel sogno che la cliente racconta pare raffigurata la gorgone Medusa.
Paura forse, di un possibile dominio del femminile?
Veramente interessante scoprire insieme quante qualità tutt’altro che da incubo, questa immagine contenga! vediamole!

Il verme: simbolo della vita che rinasce dalla putredine e dalla morte.

Così, in una leggenda cinese, il genere umano proviene dai parassiti del corpo dell’essere primitivo e, nella Gylfaginning islandese, i vermi usciti dal cadavere del gigante Ymir ottengono, per ordine degli dei, la ragione e l’apparenza di uomini.

Un mito analogo si ritrova nell’America del sud, presso gli Indiani Cashihuana per i quali i primi uomini sarebbero apparsi, dopo il diluvio, nei cadaveri dei giganti che formavano la precedente umanità.

Questa concezione potrebbe confermare l’interpretazione di Jung secondo la quale:

il verme rappresenta prima di tutto l’aspetto distruttivo della libido più che il suo aspetto fecondante.

Nell’evoluzione biologica, il verme segna la tappa preliminare della dissoluzione, della decomposizione.

In rapporto all’inorganico, indica la via ascendente dell’energia primordiale verso la vita;
rispetto alle organizzazioni superiori, rappresenta una regressione, una fase iniziale e larvale.

Il re dell’Ulster, Conchobar, nasce con un verme in ciascuna mano. Il motivo può essere accostato a quello dei serpenti che Eracle soffoca nella culla, ma non è sicuro. Si tratta più probabilmente di una trasformazione, del passaggio a uno strato superiore, rappresentato dal passaggio per uno stato larvale.
Si ritrova anche riferito alla nascita di molti personaggi mitologici: Cùchulainn nasce da un verme inghiottito da sua madre Dechtire mentre beve da una coppa di bronzo.

I due tori della Razzia delle vacche di Cooley, nascono da porcari reali trasformati in vermi e inghiottiti rispettivamente da una vacca del Nord (Ulster) e da una vacca del Sud (Connaught).

In tutte queste leggende il verme appare come il simbolo della transizione, dalla terra alla luce, dalla morte alla vita, dallo stato larvale all’innalzamento spirituale.

Nei sogni tuttavia, i vermi sono interpretati spesso come immagini di intrusi indesiderabili che vengono a rapire o a distruggere un affetto molto caro o a significare una situazione materiale che sta per diventare disastrosa. Ma dipende dal contesto in cui vengono sognati.

Per Sir William Blake, il lombrico, la forma più umile della materia, in ossequio al principio “come in alto, così in basso”, era un’incarnazione del divino e l’aspetto più nobile del cielo.

Il poeta insegna al lettore a riconoscere Dio in questa che è la più umile delle creature “perchè è divenuto un verme che potrebbe nutrire il debole”.

Verme nel suo lenzuolo funebre - W. Blake - 17 maggio 1793

Verme nel suo lenzuolo funebre – W. Blake – 17 maggio 1793

I vermi sono creature piccole, senza gambe e senza braccia, nude, tubolari e suddivise in segmenti. Totalmente indifese.

Il loro aspetto primitivo, viscido, i movimenti ondeggianti… tutto ci disturba in loro. Che si nutrano autonomamente o siano dei parassiti, i vermi sono spesso confusi con le larve degli insetti, come i bruchi.

A causa del loro silenzioso lavoro di decomposizione della materia, i vermi sono divenuti la metafora di un’insidiosa potenza distruttiva. Il verme è pertanto associato alla morte ed alla putrefazione, ai corpi mangiucchiati e alla paura della sepoltura.

Ma, proprio grazie alle caratteristiche che lo rendono repellente a molti, il verme è anche un elemento importante in natura. Le sue gallerie e le sue escrezioni aerano e vivificano il terreno preparandolo per accogliere i semi e favorire la crescita dei germogli.

Gli alchimisti associavano il verme alla putrefatio, lo stadio in cui i comportamenti disfunzionali ormai “troppo maturi” collassano e nella psiche si prepara il terreno per un rinnovamento organico.

In molti miti della creazione la nuova vita nasce dai vermi, che si nutrono di cadaveri di esseri primordiali.

In maniera affine, nel mito della fenice, ciò che emerge in primo luogo dalle ceneri è un verme, simbolo di “ciò che è disprezzato”, che paradossalmente, diviene la fonte del luminoso potenziale della personalità.

vermetti medusa

A causa della sua umiltà, della sua vicinanza alla Terra e della sua vulnerabilità, l’uomo considera il verme un simbolo di modestia, servilismo e mancanza di spina dorsale.
Il salmista ebraico, sentendosi abbandonato da Dio, grida: “Ma io sono un verme e non un uomo, rifiuto degli uomini, disprezzato dalla gente” (Salmo 22,7).
Per i cristiani tuttavia, lo stesso verso si riferisce al prescelto, al Messia.

Come la mosca e il granello di sabbia, il verme rappresenta il punctum, il punto più piccolo in cui risiede l’eternità.

Insignificante e divino, il verme è simbolo della mutabilità della Terra e di tutto ciò che è fatto di terra.

La bellezza, la vita stessa, la psiche sono soggette a cambiamenti, deterioramento e disintegrazione. Ma come il verme è in grado di rigenerare i segmenti perduti, così la terra dove esso vive diventa terreno per la rinascita.

E’ tutto … 🙂

A presto!

SaraMaite


Informazioni sul simbolo tratte da:

“Il Libro dei Simboli” – Ed. Taschen, Colonia, 2010 – pagg. 186-187

“Dizionario dei Simboli” – Chevalier – Gheerbrant BUR – 2006 – secondo volume, pag. 551

http://www.ilcalderonemagico.it/dee_Medusa_Gorgoni.html

Recensione: “Il Ruolo Femminile”

Caterina disse alla vedova, moglie di Ortensio:
“Su, su, vergogna! spiana quella fronte truce e minacciosa, non dardeggiare sprezzante da quegli occhi per ferire il tuo Signore, tuo re, tuo governatore.
Sfigura la tua bellezza come il gelo sconcia i prati; distrugge la tua reputazione come il turbine scuote i bei boccioli, e in nessun senso è amabile od acconcia.
Una donna irosa è come una fontana intorbidita, fangosa, brutta a vedersi, opaca, priva di bellezza e finché è così, nessuno per quanto a gola secca o assetato, si degna di sorbirne o toccarne una goccia. 
the-angelus-1859
Tuo marito è il tuo Signore, la tua vita, il tuo custode, il tuo capo, il tuo sovrano;
uno che ha cura di te e del tuo mantenimento, che si sottopone a laboriose fatiche  per mare e per terra, a vegliare di notte, durante le tempeste, di giorno al freddo, mentre tu stai calda e al sicuro in casa, e non brama da te altro tributo che amore, affabilità e sincera obbedienza; ben piccol pagamento per sì grande debito.
Il dovere che lega il suddito al suo principe lega ugualmente una moglie a suo marito.
E quand’è riottosa, petulante, imbronciata, acida e disobbediente al suo onesto volere, non è forse una trista ribelle contenziosa, una sgraziata traditrice del suo signore?
Mi vergogno che le donne siano così sciocche da far guerra invece di pregare per la pace, o cerchino autorità, supremazia, dominio, mentre dovrebbero servire, amare, obbedire.
Non abbiamo il corpo debole, liscio e tenero, inadatto alla fatica e alle cure del mondo, perchè le nostre qualità e i nostri cuori ben si adattino alle nostre doti esteriori?
Su, su, riottosi impotenti serpentelli, il mio animo è stato altero come il vostro,
così il mio cuore e forse più la mia ragione, tanto da ribattere parola per parola, e cipiglio a cipiglio.
Ora capisco però che le nostre lance non sono che pagliuzze, debole la nostra forza, senza confronto le nostre debolezze, tanto più deboli là dove vogliono apparire più forti.
Abbassate allora la cresta, non c’è scopo, e mettete le mani sotto il piede dello sposo.
In segno di tal dovere se così gli aggrada,
la mia è pronta ad alleviargli la strada”.
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