Category Archives: Il Femminile e la Donna

Ri-esci? Ri-nasci!

Come mai non RI-ESCI?

Paura, vergogna, senso di colpa, ostacoli, che cosa senti?

Il primo SUCCESSO (venire dopo) nella vita è la nascita, il secondo è accettare la madre così com’è, come donatrice di vita. La mater, la donna che per metterci al mondo ha accolto in sè il mistero della vita e della morte, che più o meno coscientemente, si è fatta veicolo per noi, mettendo a disposizione il suo corpo.
Io, figlio, vengo dopo: SUCCEDO.
Quando da figlio/a accetto la vita da mia madre, sono pronto per RIUSCIRE.
USCIRE (ex-ire = andare fuori, andare nel mondo, Os = bocca, apertura)

RI-USCIRE = RI-NASCERE

(NASCERE dal sanscrito g’an, trasposto in “gna”, di “gnascita”, venire alla luce, generare)

SaraMaite




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Prendere la mamma, accogliere la vita.

Quando tutto il potenziale femminile della nostra famiglia si connette a noi attraverso il nostro gesto di accoglienza della mamma, la nostra vita cambia radicalmente. 

“Cara mamma, io sono la piccola e tu sei la grande, tu vieni prima e io vengo dopo”.

Il flusso di energia e di amore che dal passato arriva al presente ci porta ad un movimento di rigenerazione e gioia, a un sentimento di gratitudine verso le nostre antenate che ci aiuterà e ci sosterrà in ogni momento.

“Cara mamma… rinuncio al giudizio e accolgo la pace nel mio cuore. Io ti vedo e vedo tutte le donne della nostra famiglia che ci hanno condotte sino a qui. Grazie, grazie a tutte voi. Vi vedo e vi porto nel cuore…”

“Grazie mamma, per aver acconsentito alla mia vita, io ora con amore la prendo e la accolgo e la onoro”.

SaraMaite

Bibliografia: Bert Hellinger

Foto: SaraMaite 

L’incontro con la Madre

In questo video, Massimo Recalcati parla della Madre, di come impariamo a specchiarci in lei prima ancora che nel mondo… nei suoi occhi, fin dal primo momento.

Le tre età della donna - Dettaglio - G. Klimt

Le tre età della donna – dettaglio (G.Klimt)

Tra le sue mani e braccia, appena venuti al mondo.
Il tocco. La presa sicura. Il salvataggio, la protezione.

La Creazione ha assegnato a noi donne un compito incredibilmente grande: ospitare una vita.
… tanti anni fa avevo incontrato queste osservazioni durante vari corsi e letture e mi avevano frantumato il cuore, da figlia e da mamma.

Oggi ringrazio ogni singolo attimo dedicato a questo argomento e cerco di passare il testimone, ricordando una cosa fondamentale:

“non solo ci specchiamo nel volto e negli occhi della madre, ma prima ancora di questo, ci emozioniamo con lei, nel suo grembo… quella fase è fondamentale per la nostra crescita e per l’eredità che ci lascerà”(SM).

Una condizione ci rende tutti uguali: è l’essere figli.

Grazie,

SaraMaite

Grazie a Massimo Recalcati per il suo prezioso intervento e per il suo lavoro

Perchè il femminile sacro è così difficile da incontrare?

amoroso-abrazo

Amoroso Abrazo (…) – Frida Kahlo

Perchè non siamo mai state libere di farlo, la società cui apparteniamo ha dato sempre il potere all’aspetto attivo maschile (loro – degli uomini – e nostro) e lo dico senza recriminazioni, è solo una fotografia della realtà.

Libere di essere ricettive, di scegliere di esserlo e lasciando andare il rancore atavico.
Accettare di essere “mater, moglie e figlia” al contempo, è di ardua realizzazione quando ti viene imposto da sempre da una cultura che contempla solo l’importanza dell’aspetto maschile.

Forse oggi, forse… cambierà qualcosa.
Perchè possiamo SCEGLIERE di accogliere il nostro femminile con tutta la sua “debolezza” con tutta la sua potenzialità, con tutto il suo bagaglio creativo.

L’abbandono totale in piena coscienza “all’archetipo Myriam”, richiede un grande lavoro di amorevole accettazione verso il nostro vero femminile. Accettare la responsabilità di essere la Terra e l’Acqua che tutto genera che si mette “al servizio”, che cresce verso il Cielo e che si impregna del maschile abbandonandosi totalmente e fondendosi ad esso è un atto immenso.
Senza quel Cielo nulla si attiva in noi.
Accogliere la ricettività insita in noi. Essere “informate” e “attivate” dal seme ed esserlo per sempre…mai più le stesse.

Accogliere il maschile, che è il Cielo, in noi, risalendo ed incontrandolo nel cuore, significa accogliere una parte di noi che da secoli viene ripudiata, misconosciuta e frustrata in ogni modo e quindi non vissuta in libertà e piena coscienza.

Credo sia anche per questo che è così difficile… o per lo meno questa è la mia esperienza.

By SaraMaite

Dare e ricevere 

Inutile “dare” senza causa
con la finalità implicita di “ricevere”:
questo “dare” è inficiato all’origine da una pretesa di riconoscimento.

Vorrei chiedere ma non riesco. Allora ti do e aspetto che tu mi dia in cambio.

L’adulto/bambino ha bisogno, ma non chiede: cosa manca?

Voler “ricevere senza imparare a chiedere” bypassa uno sforzo fondamentale che è quello di

accettare la vita da nostra madre.


Buona giornata

SaraMaite


Immagine da web

Diana e il cervo

Statua Diana

“Quando nella tua faretra hai a disposizione solo frecce fatte d’amore per te stesso e per la vita, in unione con l’Uno, tutto ciò che arriva per colpirti, scivola come neve al sole e sorridi con consapevolezza, osservando ciò che ha cercato di scalfirti, e lo ringrazi, sapendo che ti ha fortificato”.

by SaraMaite

 


 

Rif. Simbolismo del cervo

Diana – Louvre Parigi

Il Verme – Il Mondo dei Simboli

Una cliente mi raccontava, alcuni giorni fa, di un incubo notturno, verificatosi a cavallo di un periodo di profondo cambiamento.
La sua testa brulicava di vermi bianchi che le cadevano nel lavandino come fossero pidocchi… si stava lavando i capelli.

medusa

Medusa rappresenta il conflitto di accettazione della femminilità e della capacità di seduzione di una donna… il mito è realtà ed è chiave di lettura per le nostre ombre personali.

E’ stato davvero un incubo? qual è il significato simbolico del verme? e quel lavandino, rappresenta forse un contenitore, un ventre, un utero …
Fortissima la vicinanza tra il verme ed il serpente.
Nel sogno che la cliente racconta pare raffigurata la gorgone Medusa.
Paura forse, di un possibile dominio del femminile?
Veramente interessante scoprire insieme quante qualità tutt’altro che da incubo, questa immagine contenga! vediamole!

Il verme: simbolo della vita che rinasce dalla putredine e dalla morte.

Così, in una leggenda cinese, il genere umano proviene dai parassiti del corpo dell’essere primitivo e, nella Gylfaginning islandese, i vermi usciti dal cadavere del gigante Ymir ottengono, per ordine degli dei, la ragione e l’apparenza di uomini.

Un mito analogo si ritrova nell’America del sud, presso gli Indiani Cashihuana per i quali i primi uomini sarebbero apparsi, dopo il diluvio, nei cadaveri dei giganti che formavano la precedente umanità.

Questa concezione potrebbe confermare l’interpretazione di Jung secondo la quale:

il verme rappresenta prima di tutto l’aspetto distruttivo della libido più che il suo aspetto fecondante.

Nell’evoluzione biologica, il verme segna la tappa preliminare della dissoluzione, della decomposizione.

In rapporto all’inorganico, indica la via ascendente dell’energia primordiale verso la vita;
rispetto alle organizzazioni superiori, rappresenta una regressione, una fase iniziale e larvale.

Il re dell’Ulster, Conchobar, nasce con un verme in ciascuna mano. Il motivo può essere accostato a quello dei serpenti che Eracle soffoca nella culla, ma non è sicuro. Si tratta più probabilmente di una trasformazione, del passaggio a uno strato superiore, rappresentato dal passaggio per uno stato larvale.
Si ritrova anche riferito alla nascita di molti personaggi mitologici: Cùchulainn nasce da un verme inghiottito da sua madre Dechtire mentre beve da una coppa di bronzo.

I due tori della Razzia delle vacche di Cooley, nascono da porcari reali trasformati in vermi e inghiottiti rispettivamente da una vacca del Nord (Ulster) e da una vacca del Sud (Connaught).

In tutte queste leggende il verme appare come il simbolo della transizione, dalla terra alla luce, dalla morte alla vita, dallo stato larvale all’innalzamento spirituale.

Nei sogni tuttavia, i vermi sono interpretati spesso come immagini di intrusi indesiderabili che vengono a rapire o a distruggere un affetto molto caro o a significare una situazione materiale che sta per diventare disastrosa. Ma dipende dal contesto in cui vengono sognati.

Per Sir William Blake, il lombrico, la forma più umile della materia, in ossequio al principio “come in alto, così in basso”, era un’incarnazione del divino e l’aspetto più nobile del cielo.

Il poeta insegna al lettore a riconoscere Dio in questa che è la più umile delle creature “perchè è divenuto un verme che potrebbe nutrire il debole”.

Verme nel suo lenzuolo funebre - W. Blake - 17 maggio 1793

Verme nel suo lenzuolo funebre – W. Blake – 17 maggio 1793

I vermi sono creature piccole, senza gambe e senza braccia, nude, tubolari e suddivise in segmenti. Totalmente indifese.

Il loro aspetto primitivo, viscido, i movimenti ondeggianti… tutto ci disturba in loro. Che si nutrano autonomamente o siano dei parassiti, i vermi sono spesso confusi con le larve degli insetti, come i bruchi.

A causa del loro silenzioso lavoro di decomposizione della materia, i vermi sono divenuti la metafora di un’insidiosa potenza distruttiva. Il verme è pertanto associato alla morte ed alla putrefazione, ai corpi mangiucchiati e alla paura della sepoltura.

Ma, proprio grazie alle caratteristiche che lo rendono repellente a molti, il verme è anche un elemento importante in natura. Le sue gallerie e le sue escrezioni aerano e vivificano il terreno preparandolo per accogliere i semi e favorire la crescita dei germogli.

Gli alchimisti associavano il verme alla putrefatio, lo stadio in cui i comportamenti disfunzionali ormai “troppo maturi” collassano e nella psiche si prepara il terreno per un rinnovamento organico.

In molti miti della creazione la nuova vita nasce dai vermi, che si nutrono di cadaveri di esseri primordiali.

In maniera affine, nel mito della fenice, ciò che emerge in primo luogo dalle ceneri è un verme, simbolo di “ciò che è disprezzato”, che paradossalmente, diviene la fonte del luminoso potenziale della personalità.

vermetti medusa

A causa della sua umiltà, della sua vicinanza alla Terra e della sua vulnerabilità, l’uomo considera il verme un simbolo di modestia, servilismo e mancanza di spina dorsale.
Il salmista ebraico, sentendosi abbandonato da Dio, grida: “Ma io sono un verme e non un uomo, rifiuto degli uomini, disprezzato dalla gente” (Salmo 22,7).
Per i cristiani tuttavia, lo stesso verso si riferisce al prescelto, al Messia.

Come la mosca e il granello di sabbia, il verme rappresenta il punctum, il punto più piccolo in cui risiede l’eternità.

Insignificante e divino, il verme è simbolo della mutabilità della Terra e di tutto ciò che è fatto di terra.

La bellezza, la vita stessa, la psiche sono soggette a cambiamenti, deterioramento e disintegrazione. Ma come il verme è in grado di rigenerare i segmenti perduti, così la terra dove esso vive diventa terreno per la rinascita.

E’ tutto … 🙂

A presto!

SaraMaite


Informazioni sul simbolo tratte da:

“Il Libro dei Simboli” – Ed. Taschen, Colonia, 2010 – pagg. 186-187

“Dizionario dei Simboli” – Chevalier – Gheerbrant BUR – 2006 – secondo volume, pag. 551

http://www.ilcalderonemagico.it/dee_Medusa_Gorgoni.html

Recensione: “Il Ruolo Femminile”

Caterina disse alla vedova, moglie di Ortensio:
“Su, su, vergogna! spiana quella fronte truce e minacciosa, non dardeggiare sprezzante da quegli occhi per ferire il tuo Signore, tuo re, tuo governatore.
Sfigura la tua bellezza come il gelo sconcia i prati; distrugge la tua reputazione come il turbine scuote i bei boccioli, e in nessun senso è amabile od acconcia.
Una donna irosa è come una fontana intorbidita, fangosa, brutta a vedersi, opaca, priva di bellezza e finché è così, nessuno per quanto a gola secca o assetato, si degna di sorbirne o toccarne una goccia. 
the-angelus-1859
Tuo marito è il tuo Signore, la tua vita, il tuo custode, il tuo capo, il tuo sovrano;
uno che ha cura di te e del tuo mantenimento, che si sottopone a laboriose fatiche  per mare e per terra, a vegliare di notte, durante le tempeste, di giorno al freddo, mentre tu stai calda e al sicuro in casa, e non brama da te altro tributo che amore, affabilità e sincera obbedienza; ben piccol pagamento per sì grande debito.
Il dovere che lega il suddito al suo principe lega ugualmente una moglie a suo marito.
E quand’è riottosa, petulante, imbronciata, acida e disobbediente al suo onesto volere, non è forse una trista ribelle contenziosa, una sgraziata traditrice del suo signore?
Mi vergogno che le donne siano così sciocche da far guerra invece di pregare per la pace, o cerchino autorità, supremazia, dominio, mentre dovrebbero servire, amare, obbedire.
Non abbiamo il corpo debole, liscio e tenero, inadatto alla fatica e alle cure del mondo, perchè le nostre qualità e i nostri cuori ben si adattino alle nostre doti esteriori?
Su, su, riottosi impotenti serpentelli, il mio animo è stato altero come il vostro,
così il mio cuore e forse più la mia ragione, tanto da ribattere parola per parola, e cipiglio a cipiglio.
Ora capisco però che le nostre lance non sono che pagliuzze, debole la nostra forza, senza confronto le nostre debolezze, tanto più deboli là dove vogliono apparire più forti.
Abbassate allora la cresta, non c’è scopo, e mettete le mani sotto il piede dello sposo.
In segno di tal dovere se così gli aggrada,
la mia è pronta ad alleviargli la strada”.
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In ricordo di Franca Rame

Rebloggo un meraviglioso monologo scritto per lei da Barbara Giorgi.

Altre parole non ho. Forse non è originale da parte mia, ma non sento di poter aggiungere parole alle parole.

Gentileschi_Artemisia_Judith_Beheading_Holofernes_Naples

Le dedico questo dipinto di Artemisia Gentileschi che lei tanto mi ha ricordato, con tutto il cuore la ringrazio per la vita che ha dedicato a noi donne ed agli uomini, una vita vissuta lavorando con passione per un mondo migliore per tutti.

SaraMaite

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CHIAMATEMI STREGA – un bellissimo Monologo di Barbara Giorgi scritto per Franca Rame

Non importa chi sono. Non importa come mi chiamo. Potete chiamarmi Strega.

Perché tanto la mia natura è quella. Da sempre, dal primo vagito, dal primo respiro di vita, dal primo calcio che ho tirato al mondo.

Sono una di quelle donne che hanno il fuoco nell’anima, sono una di quelle donne che hanno la vista e l’udito di un gatto, sono una di quelle donne che parlano con gli alberi e le formiche, sono una di quelle donne che hanno il cervello di Ipazia, di Artemisia, di Madame Curie.

E sono bella! Ho la bellezza della luce, ho la bellezza dell’armonia, ho la bellezza del mare in tempesta, ho la bellezza di una tigre, ho la bellezza dei girasoli, della lavanda e pure dell’erba gramigna!

Per cui sono Strega.

Sono Strega perché sono diversa, sono unica, sono un’altra, sono me stessa, sono fuori dalle righe, sono fuori dagli schemi, sono a-normale…  sono io!

Sono Strega perché sono fiera del mio essere animale-donna-zingara-artista e … folle ingegnere della mia vita.

Sono Strega perché so usare la testa, perché dico sempre ciò che penso, perché non ho paura della parola pericolosa e pruriginosa, della parola potente e possente.

Sono Strega perché spesso dò fastidio alle Sante Inquisizioni di questo strano millennio, di questo Medioevo di tribunali mediatici e apatici.

Sono Strega perché i roghi esistono ancora e io – prima o poi – potrei finirci dentro.