Category Archives: Genealogia – La Forza degli Antenati

Nevrosi di classe: identità ereditata

Le nevrosi  più terribili e incurabili sono dovute al sentimento primo, quello di non essere accolti nel mondo con amore” (Pier Paolo Pasolini, Lettere Luterane)

La lotta di classe, pur non immaginandola come la forza motrice che le attribuisce il marxismo, è in ogni caso una realtà. E lo è proprio perché il ricordo delle passate battaglie sociali sono ancora tessere molto vive nelle generazioni presenti, anche quando questi rapporti hanno ormai smussato violenze e hanno assunto nature diverse.

Il sociologo clinico Vincent De Gauléjac parlando di “lotta per i primi posti”, definisce le nevrosi collegate all’insieme di rivendicazioni individuali e di determinismi collettivi registrati nell’inconscio attraverso le trasmissioni generazionali, come “un conflitto psichico senza causa organica, i cui sintomi sono l’espressione simbolica di una contesa che ha le sue radici nella storia del soggetto è che costituisce un compromesso tra il desiderio e la difesa”.

La continua doppia costrizione degli uomini della società moderna, presi tra i fuochi del bisogno di lealtà socio-familiare da un lato e della volontà di realizzazione personale per se stessi e per i loro discendenti dall’altro, è un potente motore di patologie di tipo nevrotico transgenerazionale.

Questo perché nonostante ognuno di noi abbia una propria irriducibile specificità, siamo ugualmente dipendenti dall’ambiente sociale a cui apparteniamo e dove ci sviluppiamo. La famiglia con il suo capitale culturale, economico, simbolico, di sistemi di valori e di modalità educative, influisce ineluttabilmente sul divenire degli individui, sia sotto l’aspetto dell’integrazione sociale, che nel percorso di studi, non tralasciando nemmeno la vita affettiva e sessuale.

I genitori pur coltivando per i figli un “progetto parentale” che consiste nel miglioramento sociale, dall’altra parte trasmettono la lealtà alla tradizione familiare: quindi la classe sociale di appartenenza si scontra con il desiderio di avanzamento e con l’ingresso in una classe superiore.

Questa contraddizione in termini collettivi può avere conseguenze inaspettate per quanto riguarda la problematica di tipo transgenerazionale, in particolare se il fallimento di un tentativo di progresso sociale viene vissuto come un’umiliazione non solo personale  ma anche della comunità , divenendo una “impasse genealogica” o segreto familiare, che può provocare fallimenti, soprattutto personali, di intere generazioni.

Il “non detto”  porta una persona a ritrovarsi bloccata in parti di se stessa identificate inconsciamente con gli antenati, ma che rifiuta perché collegate ad emozioni negative o a situazioni indesiderabili, con in aggiunta una lealtà familiare invisibile che impedisce di liberarsene.

Alla base oggi di molte crisi nevrotiche di immobilità sociale, c’è il divario tra l’identità acquisita, cioè la nostra origine sociale e la posizione sociale dei nostri genitori, e quella sperata, cioè il posto che sogniamo di occupare. Ad esempio se un bambino da piccolo aveva genitori che erano domestici, o portieri, o contadini, o operai e crescendo li ha visti umiliati o sottoposti ad altri, la sua immagine di famiglia ideale verrà completamente cancellata e di conseguenza se, da adulto ricoprirà una qualsiasi posizione dirigenziale, vivrà presumibilmente all’interno di se stesso un profondo conflitto,  nonostante il progetto parentale volesse  la sua promozione sociale per evitare al figlio le medesime umiliazioni.

Non dimentichiamo che fino a non molto tempo fa la mobilità sociale era molto scarsa e i concetti di continuità e di trasmissione erano iscritti nella struttura della società cosicché era probabile che i figli seguissero le orme dei genitori. Oggi in contrapposizione  si assiste a una crescita dell’individualismo dove l'”io” è divenuto un pesante fardello, perché non si tratta più di inserirsi in una linea familiare per fare quello che facevano i genitori, ma di diventare autonomi, costruirsi e assumersi la responsabilità di se stessi.

La mobilità sociale è ineluttabilmente in crescita, ma l’identità ereditata rimane un fattore sociologico importante per capire la base del destino individuale, la maggiore o minore attitudine o aspirazione a occupare un determinato posto nella società. E ugualmente gli stessi fratelli possono avere destini diversi e occupare posti diversi, anche se provengono dallo stesso clan, perché oltre al determinismo sociale, il romanzo familiare che ognuno di noi assimila, ha una notevole importanza e viene recepito assieme ad altre varianti trans generazionali.

Rifacendoci a un concetto elaborato da Freud che sottolineava come i bambini adottati si costruivano dei fantasmi circa le loro origini, per correggere la realtà, idealizzando la famiglia originaria per sopportare meglio quella di adozione; nel medesimo modo all’interno delle famiglie vengono da generazioni messi in scena i cosidetti “romanzi familiari “, con fiabe piene di bambini in cerca di origini, in genere nobili, che tracciano scenari senza nessuna oggettività. E se da un lato, in particolari contesti di ricorrenze e feste familiari, dove la dimensione del racconto si mescola a quella inconscia con lo scopo di trasmettere o nascondere verità scomode alle nuove generazioni, spuntano nelle conversazioni familiari racconti quali “Un tempo eravamo molto ricchi, poi le cose sono andate male….”, dall’altro i veri segreti di famiglia che bussano prepotentemente alla memoria del clan, hanno un peso enorme.

Portare con sé il fantasma di una diversa origine sociale è più diffuso in alcune classi che in altre, per questo nel romanzo familiare lo scenario più comune è la ricerca di un’origine familiare prestigiosa, dato che avere una posizione sociale più elevata apre spesso delle prospettive liberanti, ma acquisisce anche una forte ambivalenza perché nasconde un risentimento, un senso di vergogna, un desiderio di vendetta, o addirittura un odio di classe inconfessato, che attraversa varie generazioni.

Il legame tra sociale e affettivo è una delle forze motrici del conflitto e della nevrosi. E non è mai una semplice ripetizione, perché ciò che si ripete da una generazione all’altra sono le contraddizioni o i conflitti  irrisolti dei genitori, ma non si ripetono mai allo stesso modo perché lo scenario cambia, il contesto sociale cambia ed il lavoro dell’ individuo sulla sua storia è cambiato. Qualsiasi segreto condiziona comunque ogni tipo di scelta, anche quelle affettive. E anche se in apparenza i protagonisti vivono una storia d’amore, la spinta può arrivare dalle rispettive famiglie. Non è un caso il proverbio che cita “donne e buoi dei paesi tuoi”.

La scelta di un partner è nello stesso tempo affettiva, sessuale e sociale. Se al “cuor non si comanda”, la ragione però sa benissimo la posizione sociale della persona verso il quale il cuore batte. E in un matrimonio le differenze di classe sono terribili, ma le possibilità sono molteplici, perché una famiglia è sempre formata da due linee di discendenza che derivano da altre quattro, e inoltre la famiglia non è stabile. Con ogni generazione si riproduce ma anche si trasforma. È il figlio che crea la famiglia, non la coppia. E siccome riceviamo questa eredità alla nascita, se i genitori hanno interiorizzato un sentimento di vergogna legato a umiliazioni e non sono riusciti a liberarsene, il figlio ne verrà marchiato, ma non sarà condannato a ripetere quel sentimento.

La vergogna è sempre indissociabile dal segreto di famiglia e così i discendenti continuano da una parte a mantenerlo per lealtà, mentre dall’altra sentono il bisogno di liberarsene per alleggerire la carica affettiva legata al disonore e alla colpa. Eppure c’è una differenza tra colpa e vergogna, la prima é legata a qualcosa di proibito che facciamo, la seconda è legata a qualcosa che siamo ed ha una impronta fortemente narcisistica e altrettanto fortemente sociale.

Liberarsi dai sensi di inesattezza legati alle nevrosi di classe è comunque possibile perché qualsiasi conflitto si trasforma in nevrosi solo se non viene risolto. L’individuo ha sempre una parte di libertà e può diventare qualcosa di diverso da quello che avrebbe dovuto diventare, perché i determinismi sociali non funzionano meccanicamente e quello che noi definiamo “il nostro romanzo familiare”, se lo leggiamo, è qualcosa che ci può condizionare solo a metà.

Grazie

Elisabetta Adele

elisabetta.ziliotto@yahoo.it

Immagini di proprietà del web

Per saperne di più 

V. de Gauléjac La nevrose de classe Hommes et Group, Paris 1987

V. de Gauléjac L’histoire en héritag Desclée de Brouwer, Paris 1999

J.E. Young, J.S. Klosko Reinventa la tua vita, Mondolibri, Milano 2005

Vuoi organizzare un gruppo con me o contattarmi per sedute individuali di Costellazioni Familiari e di Theta Healing?

Messaggiami al 347 5545941

Elisabetta Adele Ziliotto

 

Fantasmi e angeli nel paese degli antenati

“Finché non saprai come morire e poi rinascere, rimarrai un viaggiatore infelice su questa terra oscura” (Goethe).

Nel rapporto con la morte hanno origine le nostre angosce che spesso ci colgono di sorpresa, ed è difficoltoso vedere di primo acchito, che sono il sintomo di un viaggio interrotto verso i regni dell’invisibilità; un mondo dove però è segretamente custodito il nostro potere creativo e la nostra possibilità di essere liberi e realizzati.

Il regno di Ade è la dimensione dell’invisibilità, è l’universo dell’anima, degli avi, dei sogni, delle possibilità non ancora esplorate. Ade non è solo la fine di qualcosa ma anche ciò verso cui la vita tende, il senso profondo della nostra missione nel mondo.

Come nel Faust, il mercuriale Mefistofele proclama così il segreto della vita e della creazione: ” Formarsi, trasformarsi, eterno giuoco dell’eterno senno“. Analogamente nel mito del Ritorno dal Paradiso, gli indiani Navajo parlano degli eroi ancestrali come di esseri che discendono dal cieli e si trasformano in umani e animali, per poi risalire nuovamente in cielo e ritornare ancora sulla Terra per materializzarsi in forme riconoscibili.

Un eterno processo di trasformazione tra l’ umano e il divino. Un procedimento simile al modo in cui il materiale genetico contenuto nel DNA viene rilasciato da una cellula per poi essere incorporato in un’altra.

Eppure i meccanismi psicologici di questi processi di trasformazione sono spesso tormentosi e le societá, e prima ancora i condizionamenti religiosi, hanno creato terreno fertile a vulnerabilità, perdita, rabbia, depressione e ansia, trasformando il passaggio a una vita rinnovata, in uno spaventoso e sconosciuto passaggio oscuro.

Nel XIX secolo, grazie all’ oscurantismo  modernista, il corpo umano e il sesso sono stati letteralmente torturati sotto l’impero di un’alleanza tra clero, medici e madri di una borghesia di stampo cattolico, che ha causato due patologie di massa: l’isteria femminile (la vergine Maria) e il feticismo maschile (le case chiuse). Ed è in questo contesto di caos peculiare dell’Occidente, che è nata la psicanalisi di Freud che analizzava l’umanità spezzandola in due, la mamma e la puttana; dimenticando così il modo in cui si trasmette la “malattia degli antenati”.

Ecco che però ad un tratto fa capolino la parola “fantasma”, un vocabolo che riflette tutta l’attrazione e la paura atavica dell’uomo verso la morte. I sentimenti per una persona scivolano nell’ inconscio con la sua perdita terrena, che appare come personificazione di una energia vitale che subisce un processo di conflitto o di integrazione, comunque di cambiamento, e che ci lascia del tutto spaesati.

Interessante è il concetto di “fantasma” elaborato tra gli anni ’50 e ’70 dello scorso secolo, dagli psicanalisti  della scuola francese, Nicolas Abraham e Maria Torok, che avevano constatato, con un approccio estremamente rigoroso di conoscenza del linguaggio, del corpo e delle risonanze transgenerazionali,  come il fantasma si trasmetta di generazione in generazione, riprendendo il taoismo cinese che misura il destino in un lasso di nove generazioni, e la Bibbia in sei o sette, arco di tempo in cui le “colpe dei padri ricadranno sui figli”. Superando in questo Freud che aveva deciso di ignorare addirittura i nonni.

Freud che era un neurologo, non uno psichiatra, qualcosa di transgenerazionale lo aveva intuito, ma in seguito proprio per vivessitudini legate al suo albero familiare, rispose all’amica Lou Andréas-Salomé quando lo interrogò al proposito: “Mi auguro di non dovermi mai occupare di questi casi durante la mia vita!”.

Questo ha impedito a generazioni di terapeuti di comprendere che il bambino non può strutturarsi in modo armonico se non sa di essere uscito dai testicoli del padre.

E pur tuttavia il pensiero cinese, amerindio, africano e degli aborigeni australiani è da sempre aperto al transgenerazionale e fa del rapporto con gli antenati e della sessualità, una delle basi dell’individuo.

Questo è dimostrato dal fatto che non possiamo vivere senza un sistema di rappresentazione della morte indissociabile dalla sessualità e preoccupandoci che i nostri morti continuino tranquillamente il loro viaggio, dobbiamo e possiamo compiere un lavoro di igiene mentale, sia nell’interesse del defunto, che di chi gli sopravvive, dato che ognuno di noi è paralizzato da lutti e patologie ancestrali.

Anche lo psicanalista e agopuntore francese Didier Dumas che, con una visione singolare, si riallacciava alle antiche tradizioni sciamaniche in cui la sintesi di fruizione e compassione trasformano l’accecamento della sofferenza ancestrale in un trampolino di lancio verso la conoscenza è l’amore, affermava che il non pensato transgenerazionale, che appunto prende il nome di fantasma, è causa di danni considerevoli ai discendenti e nasconde essenzialmente delle problematiche di sesso e morte. Così scriveva: “Credo che sia essenziale capire che proveniamo da una società che è divenuta sempre più malata dove abbiamo confuso la conoscenza scientifica con Dio e ci siamo considerati dei maestri, che dotati dell’arma della scienza, abbiamo preso il potere di decidere e dominare tutto”.

La concezione freudiana,  pur affrontando eros e thanatos, si differenziava proprio nel rapporto con gli antenati, ed evitando la morte e interessandosi principalmente al lutto, non definiva nè l’inconscio collettivo, nè il “conscio collettivo”, non valutando la psiche familiare come un’entità che si comporta allo stesso modo della psiche dell’individuo.

Eppure la psicanalisi transgenerazionale era già stata magistralmente tratteggiata nella Bibbia, dove il ruolo dei patriarchi è quello di trasmettere, senza deteriorarlo, il soffio divino affidato ad Adamo. E questo soffio è la parola: se manca questa, la colpa e il peccato si trasmettono in modo simile al fantasma.

La matrice del nostro corpo è ovviamente l’utero materno, ma quella delle nostre strutture psichiche è l’insieme delle attività mentali, consce ed inconsce, espresse e non espresse; le parole e i fantasmi che hanno determinato l’incontro di due cellule producendo un embrione.

È quindi l’essere umano che, potendo immaginarsi e rappresentarsi un tempo in cui esisteva già prima della nascita, nel vissuto e nel linguaggio dei genitori, penserà di continuare ad esistere dopo la morte, proprio nel linguaggio.

Qualunque disturbo può essere causato dall’impossibilità  dei morti di essere liberati dai loro traumi, tanto i dolori quanto le illusioni. Il fantasma indicherebbe così quella formazione dell’inconscio che ha la particolarità di non essere mai stata cosciente e di risultare dal passaggio dall’inconscio di un antenato a quello di un discendente. Nella storia familiare i discendenti diventerebbero portatori di una tomba dove resta seppellito, come un morto-vivente, il segreto di un fatto inconfessabile.

Come risulta dai numerosi lavori e studi di Abraham prima e di Dumas poi, il fantasma è sempre un evento traumatico, una struttura emotiva familiare o collettiva, collegato al sesso o alla morte, molto raramente ad altro, che prima ancora di essere qualcosa che si trasmette al bambino, è un oggetto della struttura familiare.

Grazie

Elisabetta Adele 

elisabetta.ziliotto@yahoo.it

Immagini di proprietà del web

Per saperne di più

J. L. Henderson-D. N. Sherwood Trasformation of the Psyche the Symbolic Alchemy of the Splendore Solis, NY  2003

D. Dumas Et l’enfant créa le pére, Hachette Littératures, Paris 2000

N. Abraham, M.Torok La scorza e il nocciolo, Borla 1993

Vuoi organizzare un gruppo con me o contattarmi per sedute individuali di Costellazioni  Familiari e Sistemiche e di Theta Healing?

Messaggiami al 347 5545941

Elisabetta Adele Ziliotto

La realtà della memoria

La grande dea Mnemosine è terreno cosmico di auto-richiamo che, come fonte eterna non cessa mai di sgorgare e porta alla luce immagini mitopoietiche che risvegliate, ci riuniscono ai nostri antenati.

Quando parliamo di memoria non possiamo che parlare di Tempo, perché è la radice più profonda della soggettività, della memoria, dell’essere persona e risiede nel percorso che la materia di cui siamo fatti lascia dietro di sé e che la identifica sempre nonostante i cambiamenti che subisce.

Il tempo è la forma essenziale della vita che sorge e tramonta, e anche quando tutta la nostra famiglia non sarà più vivente, possiamo tranquillamente affermare che continua a perpetuarsi in noi come potente essenza del nostro Albero genealogico, sotto forma di qualità, ma anche di patologie, che solo una lucida indagine a ritroso può disinnescare.

Tutti sappiamo che siamo un prodotto della famiglia, eppure il più delle volte ci sforziamo di capire solo il legame che abbiamo con i nostri genitori, fratelli e tutt’al più con dei nonni se vivono con noi. Ma come è possibile capire il rapporto con nostra madre senza evocare la sua storia con suo nonno, bisnonno, ecc? Questi sono i silenziosi padroni di un fato che non abbiamo mai conosciuto.

L’ idea che il nostro destino possa essere concretamente determinato dalla storia psicologica delle generazioni precedenti è però molto antica: lo attestano tutte le terapie arcaiche inventate dall’ uomo, da quella cinese a quella africana, che a differenza di quella occidentale, hanno sempre considerato la malattia nel suo contesto genealogico.

Tutti proveniamo da almeno un istante d’amore tra un uomo e una donna, ma i nostri genitori erano consapevoli della quantità di problemi che si preparavano a trasmetterci?

Se il medico occidentale ha sempre risposto “scientificamente” a malattie quali gastriti, epatite o altro, ricercando le cause in virus o cibi avariati, i guaritori tibetani, cinesi o gli yoruba sanno bene che la legge della genealogia e il rapporto con gli avi, determinano in ampia misura i legami, i diritti, i doveri e le identità che strutturano l’ individuo all’ interno della sua cultura e della sua storia personale. E di conseguenza forniscono risposte atte a ristabilire l’ ordine delle cose, sul piano cosmico, restituendo dignità ai dimenticati e agli esclusi.

Tutti siamo il prodotto di un lignaggio e ogni volta che affrontiamo un disagio dobbiamo interrogarci non solo sulla modalità il come, e sulla localizzazione spaziale il dove, ma soprattutto sulla localizzazione temporale il quando. Perché è il quando che apre la strada alla sorgente del conflitto emozionale, il perché.

Il perché è sempre localizzato in un punto del tempo, recente o remoto, dove siamo stati esposti in modo diretto (la nostra storia biografica) o indiretto (la nostra storia familiare) ad un’ esperienza traumatica. Questo spiega perché molto spesso la mente non è in grado di trovare la giusta connessione tra malessere corporeo o psichico e conflitto a monte.

Il nostro inconscio, che per Jung non è solo l’ombra, ma una prodigiosa riserva di energia creativa, ci “prende in giro” attraverso i nostri antenati. Ognuno di noi applica in tutti i momenti della vita delle memorie che non conosce, che non vede e quindi che non comprende nella realtà di ciò che sta succedendo.

Lo studioso francese Jean Claude Badard distingue il conflitto in programmante, cioè il primo incontro con il problema e scatenante la riesposizione al problema, che determina l’ esordio di una malattia o di un comportamento particolare.

Il divario tra realtà e verità è la misura della nostra malattia. Se noi riportiamo la nostra verità personale di fronte alla nostra realtà della memoria, e le sovrapponiamo, allora guariamo.

Se ha un senso la lettura psicogenealogica degli eventi familiari e credo fermamente che lo abbia, ciò presuppone l’esistenza di un inconscio che viene trasmesso attraverso il patrimonio genetico con la persistenza di sequenze emozionali inconcluse.

Il corpo è la sede dell’ inconscio e di conseguenza i messaggi appropriati, che analizzano la nostra biografia transgenerazionale, possono favorire la liberazione delle energie bloccate e, attraverso la “messa in scena”, spezzare il cerchio infernale delle ripetizioni.

Alcune persone cercano di liberarsi della famiglia con la fuga perché la sentono come un pericolo mortale, come se la storia della loro ascendenza fosse una maledizione. Può darsi che il pericolo non sia pura fantasia, ma fuggire non serve, dato che ovunque noi andremo, la storia familiare ci seguirà e ci condurrà continuamente a ripetere gli stessi scenari, benché non decisi da noi, per disinnescare i nostri ancoraggi transgenici logici negativi.

Ovunque siete, portate con voi la vostra famiglia. Beneditela, ma liberatevene!

Grazie

Elisabetta Adele 

elisabetta.ziliotto@yahoo.it

Immagini di proprietà del web

Per saperne di più 

Rialland, Chantal, 1996. Cette famille qui vit en nous. Marabout, Paris

Badard J.C., 2005 La biologia del comportamento e della malattia. Appunti, Torino

Vuoi organizzare un gruppo con me? Contattarmi per individuali?

Messaggiami al 347 5545941

Elisabetta Adele Ziliotto

Sentire Pensare

È la mente che prevarica il cuore…Ma è il cuore che sente!

Sentimento e pensiero due realtà separate tra di loro! E di solito la parte pensante è quella che prende il sopravvento, anche perché è più facilmente indotta dai condizionamenti e dai vissuti…

Tutta la nostra vita, dal momento del concepimento alla fine dei nostri giorni, è pilotata da eventi, situazioni, promesse ed artefatti, che incidono sulla struttura portante del nostro carattere e quindi sul nostro stato di salute, sia fisico che mentale.

Sapere che ruolo ha avuto e ha il concepimento sulla struttura comportamentale di un individuo è fondamentale, perché il non prendere coscienza di questa tematica porta tanti individui a lottare nel corso della loro vita, senza capire minimamente che questo sbarramento nasce ancora prima della vita.

Bambini non desiderati, bambini rifiutati o abortiti “psicologicamente ” ancor prima della nascita, sono individui che, pur nascendo nel tentativo di risolvere le problematiche irrisolte dei genitori, giocoforza porteranno dentro di sé l’ ombra del padre o della madre, o di entrambi.

Quando nasciamo scrutiamo le cose, ma non pensiamo. Ascoltiamo, tocchiamo, vediamo, annusiamo, parliamo, ma ancora non pensiamo! A mano a mano che cresciamo perdiamo l’ identitá di ciò che è reale, di ciò che è naturale, del bambino puro dentro noi.

Il comprendere o meglio ancora la consapevolezza di determinati eventi costituisce la colonna portante per la costruzione del nostro carattere e per la visione del nostro “destino”.

Sapere se fu vero amore l’accoppiamento dei nostri genitori, dell’ ovulo o dello sperma quando ci hanno generato è fondamentale, dato che questo viene registrato come un “malessere cellulare” all’interno del feto che ritrovandosi in una cassa armonica, quale l’utero, amplifica le tematiche mal vissute dal genitore, sotto forma di paura, angoscia, tristezza, frustrazione, collera…

Questa trama cellulare, che si sommerá alle altre trame relazionali della vita quotidiana, influenzerá il vissuto dell’ individuo che non riesce a riconoscersi come soggetto libero e staccato dal vissuto dei propri genitori. E dovrà comportarsi secondo schemi di comportamento atti a reprimere i suoi bisogni, i suoi sentimenti.

Significativo l’ esempio del bambino “represso” già quando la mamma lo allatta: là dove non c’è partecipazione nell’ atto, ma solo l’ obbligo di una poppata per non sentirlo piangere, porterà l’ adulto a crisi di panico, paura della vita; e questo divario tra ciò che il cuore sente e ciò che viene registrato dalla mente potrebbe essere riempito con surrogati quali cibo, alcool, sesso, droga…

Se reprimiamo ciò che è stato alla base del nostro concepimento, della nostra storia familiare, della nostra entrata in questa vita, lasceremo un vuoto non appagato, lotteremo contro il padre e o la madre senza considerare che sono stati figli a loro volta è che potrebbero essere a loro volta “bloccati” dai loro genitori.

Il nostro mal vissuto è registrato a livello genetico, viene trasmesso a livello ereditario e come dimostrato dal premio Nobel 1981 per la medicina, la biologa statunitense Barbara McClintok, che scoprì i “geni che saltano” (jumping genes), le alterazioni avvenute in un “tempo” più o meno lungo, dal concepimento alla manifestazione clinica organica, si ripercuoteranno sull’ organo bersaglio dove ritmo e tempo vengono scanditi come un orologio e se non viste e risolte, potranno produrre delle mutazioni genetiche.

Se un feto si sente “fuori luogo” e “fuori tempo” nel grembo materno, da adulto qualsiasi situazione similare funzionerà come un detonatore che accenderà una miccia preesistente già codificata nell’ individuo stesso.

Il pensiero è analitico e divide le cose per poterle definire. Ma è l’ Amore quello del quale il nostro cuore ha veramente bisogno.

Elisabetta Adele

Immagini di proprietà del web

Per saperne di più:

Guay M., 2001. Terapie Energetiche e Polarità Umana. Herpes Edizioni, Roma

Russel P.J., 2002. Genetica. Edises, Napoli

Vuoi o organizzare un gruppo con me? O contattarmi? Elisabetta.ziliotto@yahoo.it messaggiami su 347 5545941

Elisabetta Adele ZiliottoElisabetta Adele Ziliotto

Le Radici

“Qualunque cosa tu abbia da dire lascia le radici attaccate, falle penzolare con il terriccio giusto per chiarire da dove sono venute
(Charles Olson)

Il termine radice porta con sé il significati di fondamento, origine, fonte. Quando parliamo di radice ci riferiamo al suo significato primitivo e quando parliamo di essa  ci riferiamo all’ Origine.
In musica la radice é la nota sulla quale viene costruito l’accordo. Ed è per questo che la radix latina, sta a indicare che anche la più umile forma di vita può raggiungere la piena illuminazione.

Così come le nostre radici culturali, etniche e geografiche ci ricollegano alle origini ancestrali, agli strati profondi del processo evolutivo, alla matrice psichica del “tempo sacro”‘; così gli alberi familiari si sviluppano materialmente e mitologicamente dalle radici e continuano a crescere di generazione in generazione.

Allo stesso modo, le radici di un individuo si fanno strada tra gli strati del terreno personale e archetipo. La loro essenza, alimentata dal’ esperienza e dall’ immaginazione, influenza la capacità di generare nuovi germogli, prosperare e fiorire in modo creativo. Le radici possono creare solidi legami, ma anche rappresentare vincoli controproducenti e se assumono una forma troppo caotica, passare da un tempo dove erano vitali, ad un tempo improduttivo.

Le radici psicologiche dell’uomo affondano nel livello psicosomatico più profondo come è chiaramente dimostrato dall’immagine alchemica dell’Albero filosofico che mostra come i vari processi di sviluppo si basino sulle trasformazioni della coscienza, proprio come avviene nell’albero, e le energie dinamiche si palesano in forme archetipe.
Ecco quindi che le radici a volte si trovano a lottare in vari livelli, da quello subconscio, a quello genetico, a quello storico o e dell’ anima, in circostanze spesso così avverse, in terreni così rocciosi, da sembrare incompatibili con la vita. Ma il loro potere sta proprio nella capacità di trovare un varco, Sempre.
Elisabetta Adele

 

Immagine di proprietà del web

Mater

Una Donna trova se stessa quando si interfaccia intimamente con l’intrinseca legge della “mater”, matrice, di cui è simbolo.

La comprensione è il primo passo, il sentirla vibrare dentro è il momento zero.

Così cadono i ruoli e le identificazioni, così si apre lo spazio a una nuova vita,

così si rende terra fertile alla semina della Crescita.

SaraMaite

Immagine di proprietà della scrivente

Dal mandala “la mia libertà”, 2017, tecniche miste

Sei tutto tuo padre!

“sei uguale a tuo padre”

“sei uguale a tua madre”

“sei come tuo nonno”

“sei uguale a tua zia”

Ci si tenesse la lingua in bocca ogni tanto!

I rinforzi dell’imprinting attraverso i paragoni con i membri della famiglia – in positivo o in negativo poco cambia – potrebbero essere risparmiati a un figlio/a, riconoscendogli la libertà di essere se stesso/a, osservandolo e amandolo per ciò che è, non per una somiglianza vera o presunta.

Chè spesso identificare quella somiglianza è solo una nostra necessità.

Surfare tra queste onde… è un’arte.

E oggi la si può imparare.

L’Amore è il segreto.

“Armonizzarci con le origini” significa includere in noi il potenziale transgenerazionale dei familiari che ci hanno preceduto, memorie cellulari e avvenimenti, ricordandoci di chi siamo, osservandoci come identità unica, oltre tutto questo, pronti a perderci nuovamente nel Tutto, solidi nella nostra Essenza.

#costellazionifamiliari

#costellazionimultidimensionali

#costellazionispirituali

Sara Maite

http://www.naturenatura.com

Immagine da web

Prendere la mamma, accogliere la vita.

Quando tutto il potenziale femminile della nostra famiglia si connette a noi attraverso il nostro gesto di accoglienza della mamma, la nostra vita cambia radicalmente. 

“Cara mamma, io sono la piccola e tu sei la grande, tu vieni prima e io vengo dopo”.

Il flusso di energia e di amore che dal passato arriva al presente ci porta ad un movimento di rigenerazione e gioia, a un sentimento di gratitudine verso le nostre antenate che ci aiuterà e ci sosterrà in ogni momento.

“Cara mamma… rinuncio al giudizio e accolgo la pace nel mio cuore. Io ti vedo e vedo tutte le donne della nostra famiglia che ci hanno condotte sino a qui. Grazie, grazie a tutte voi. Vi vedo e vi porto nel cuore…”

“Grazie mamma, per aver acconsentito alla mia vita, io ora con amore la prendo e la accolgo e la onoro”.

SaraMaite

Bibliografia: Bert Hellinger

Foto: SaraMaite 

Che fai… scegli di liberarti o continui a farti male?

I nostri antenati hanno vissuto – con maggiore o minore presenza, ciascuno a modo suo – e vivendo, hanno commesso sicuramente azioni che oggi, spesso noi figli (o figli dei figli e così via…) con arroganza chiamiamo errori.
Con massima “arroganza”, sì certo, poichè mai siamo stati al loro posto, nella loro stessa situazione, tempo e spazio e nel loro vissuto personalissimo. MAI.
1-postura-ripiegata
 I nostri antenati erano UMANI come noi. E noi non siamo il Creatore per esprimere verdetti di giudizio, però spesso ce lo scordiamo e qui si crea l’alibi intorno cui ruota tutta la vicenda.
Anche noi figli siamo umani, fallibili ed imperfetti e spesso quando parliamo con rabbia di questi nostri avi, ce ne dimentichiamo, restando nell’infantilismo più dannoso per noi e per gli altri.
Ora i figli che – tutti – siamo stati e che tanto oggi si lamentano, potrebbero decidere di crescere e comportarsi da adulti, imparando da tali “errori”.
Potrebbero. Ma …
Cosa lasciamo e cosa teniamo se decidiamo di crescere?
Cosa ci stiamo guadagnando a restare in questa condizione così “densa”?
Crescere implica una scelta chiara e responsabile, con tanto di ringraziamento cosciente e di cuore, a chi li ha commessi prima di noi questi errori e…
Anzichè assumerci con rabbia, odio, tristezza, rancore, paura e chissà che altro! il carico, addirittura modificando la nostra postura e ammalandoci.
Anzichè portarne avanti inconsapevolemente – fedelmente al sistema – il ricordo comportandoci in modo identico, oppure per contrasto – e quindi mai liberamente ancora una volta – in modo sempre opposto…
possiamo scegliere di svestire i panni da vittima!
image
Possiamo scegliere di vivere senza tutti questi pesi che diventano condizionamenti a tutti gli effetti.
Ma siamo disposti a rinunciare a tutte le nostre proiezioni e aspettative? alla fine sono diventate parti di noi. Stiamo o molliamo?
Tutto si può cambiare, tutto si trasforma: dipende solo da noi e dal lavoro che facciamo sulla nostra connessione più Alta!
Gli strumenti ci sono, basta aprire gli occhi e ci viene offerto aiuto in mille modi in ogni giorno, in ogni minuto, in ogni attimo della nostra vita.
Basta volerlo, con amore per noi stessi, prima di tutto.
Immagini da web appartenenti ai legittimi proprietari.
Rif. Lise Bourbeau – Alexander Lowen – Bert Hellinger

Benedire i nostri figli

Sitges - Elisita, libre, en el cielo y en el mar y en el suelo ... volando y tocando los elementos con pasiòn...

Sitges – Elisita, libre, en el cielo y en el mar y en el suelo … volando y tocando los elementos con pasiòn…

 

TAKEAWAY: libertà per i nostri figli, i figli non ci appartengono, rispettare gli ordini dell’amore in famiglia, costellazioni familiari.

“Vola bambina, vola libera nel cielo della vita… tra mille benedizioni, tutto è qui, per te”.

SaraMaite

 

Siamo veramente liberi quando riconosciamo i nostri genitori e i nostri genitori riconoscono noi, quando ognuno è al suo posto.

Quando ognuno è al suo posto, nemmeno i ruoli esistono più: vanno da soli.

Come fare? guardandoli negli occhi i nostri figli… per la prima volta nella vita come mai abbiamo fatto, rendendoci conto che sono esseri umani prima di tutto e che sono qui per una Volontà superiore alla nostra.

I figli non sono nostra proprietà, i figli sono doni della Natura, aiutiamoli a liberarsi dalle catene del nostro imprinting utilizzando l’amore che scioglie ogni nodo.

Diciamo loro quanta gioia ci ha procurato la loro nascita, quanto dietro ogni sgridata, ogni difficoltà di comunicazione, ci sia stato sempre l’amore cieco per loro e la nostra difficoltà ad uscire dai nostri schemi personali. Abbandoniamo i giudizi e abbandoniamo le nostre credenze, siamo sinceri con loro come loro, fin da piccoli, sono sempre stati a nudo con noi. Inermi.

“Vai tesoro, io con la mia energia sarò sempre dietro di te, a disposizione, prendi da me quel che serve quando non sai se ce la farai… dietro te, insieme a me, c’è la forza di un esercito”

Parliamo con loro per liberarli, per dire loro che vadano sicuri nel mondo consapevoli della nostra presenza fisica per quanto possibile, energetica eternamente, sempre e comunque.

Con gratitudine, ai miei genitori,

SaraMaite