Il giardino-utero della Creazione

“Perché agitarsi tanto? Non andrai in cielo prima d’ essere tu stesso un cielo vivente.” Angelus Silesius 

Sospeso tra Cielo e Terra l’Eden è un giardino aperto di gravità terrestre. I due alberi che crescono al centro rappresentano la dimensione uterina di questo giardino. Tenendo conto del cordone ombelicale, l’Albero della Vita simboleggia il modo in cui la vita cresce da sola. 

Nei miti i giardini straordinari generalmente simboleggiano l’utero. Nella mitologia cinese, per esempio le Kouen-louen, la “porta del cielo” è un giardino sospeso dove si trova la fontana dell’immortalità e sopra il quale regna la Regina-madre dell’Ovest. Questo simbolismo del giardino-utero è anche quello della Bibbia. E l’ “utero divino” non è solo lo spazio dove l’uomo e la donna vengono materializzati, ma anche il luogo, dove crescendo, si svilupperanno sessualmente, e dove impareranno a conoscere il bene e il male, come cogliendo il frutto simbolico dell’Albero della Conoscenza che è, prima di tutto, quello che regola è caratterizza il piacere di questo giardino.

Il termine “sapere”, può essere considerato nel testo biblico con il termine equivalente di “penetrare”. Questo è una parola che troviamo più volte nel Libro, quando Adamo ed Eva scoprono la sessualità, ma anche quando gli abitanti di Sodoma vogliono forzare la porta di Loth per “conoscere”, cioè sodomizzare, i messaggeri di Jahve che gli hanno fatto visita, o quando Dio spiega ad Abramo perché lo ha penetrato e voluto conoscere.

Il simbolismo dell’Albero della Conoscenza è effettivamente quello della penetrazione che alimenta, rivitalizza e rigenera l’esistenza umana. Nella vita di un essere umano la “penetrazione” o Conoscenza, è prima di tutto quella con il seno materno, che è l’organo con il quale il bambino conosce sua madre. Non conoscendo prima di nascere che una matrice, il seno è il primo grembo che scopre. Successivamente a questo, la penetrazione diventa naturalmente quella del pene. L’Albero della Conoscenza rappresenta, quindi, la fallicità del Creatore che annaffia quest’area protetta, facendone un giardino di delizie, simile a quello sul quale aleggiava il suo alito. La fallicità divina che irriga l’Eden è tanto materiale quanto immateriale, inoltre è simbolicamente quella che Egli emana dalle acque superiori, il secondo giorno, quando la separa dallo spazio terrestre. La rappresentazione è quella di un Albero da una parte, e di un fiume dall’altra che, abbeverando il giardino, risorge e si divide in quattro.

L’Eden si colloca in un luogo intermediario che è quello della gestazione dell’uomo e simboleggia lo spazio mentale del feto, o nella psiche fetale, la separazione del corpo e dello spirito, che non ha ancora nessun senso. La parola occupa già un certo posto, ma se il feto riconosce la voce di suo padre, non differenzia ancora la sua esistenza materiale dalla sua esistenza mentale. Quindi se riconosce suo padre, ciò avviene a partire da una comunicazione non visiva, ma tra un essere percepito ad un altro essere percepito.

Ora nella misura in cui il tempo terrestre è assoggettato a una direzione fissa, il suo aspetto si riferisce alla natura del tetto che separa l’universo materiale, dove vivono Adamo ed Eva, da quello degli dei, degli Elohim, e della mente, in cui sono qui concepiti. Perché nell’universo materiale di corpi e materia, il tempo scorre sempre nella stessa direzione e non è reversibile, e si contrappone alle cose spirituali, agli dei e allo spirito che rendono l’uomo un discendente divino.

Costituiti da atomi, il corpo e la mente possono effettivamente cambiare irrevocabilmente dal passato al futuro, in modo che lo spirito lo si può spostare nel passato o immaginare nel futuro. Il tempo non è dunque lo stesso all’interno o all’esterno di una testa. Dentro la mente è reversibile, mentre all’esterno nel corpo e nella materia non lo è. Queste due scansioni verbali punteggiano proprio il passaggio di un mondo celeste, dove la divinità del sogno e del pensiero nel tempo sono reversibili, in un mondo terrestre nel quale non lo è.

La divisione dello spazio di incarnazione di Adamo ed Eva in quattro, si ritrova nel fiume che viene dall’Eden, considerando la struttura del giardino creato da Dio per accogliere l’uomo e la donna. Prendendo la sua sorgente nel giardino dove Dio materializza l’uomo, il Soffio creatore irriga lo spazio sul quale dovranno regnare Adamo ed Eva. E i quattro “principi” che scorrono dalle sue emanazioni riprendono il simbolismo del fiume dell’Eden dove nascono “la realtà fisica”, “il movimento formativo”, “la fecondità” e “la rapida divulgazione”. 

La teoria dei quattro lati della coscienza considera che la vita è determinata da quattro livelli di natura diversa chiamati “corpi” e che, a eccezione del primo, non hanno consistenza materiale e non possono dunque essere “fermati” con la percezione ordinaria. Il primo, il corpo fisico, è costituito da molecole ed è l’unico in cui confini sono visibili, il solo quindi riconosciuto scientificamente. Il secondo, il corpo eterico, è costituito dall’energia che permette di differenziare un essere vivente da un pezzo di carne, dalla quale dipende tutto il registro della percezione e dei cinque sensi. E’ una sacca energetica indissociabile dal corpo fisico dal momento che dipende dalla sua mobilità. Il terzo, il corpo astrale, è la guaina mentale che permette alla mente di ricordare il passato e immaginare il futuro. Il “vestito dell’anima”, la memoria dell’avventura terrena nella quale, morendo, il defunto si avvolge per partire. E nella vita quotidiana, è la guaina mentale che è responsabile di quegli strani viaggi notturni che noi chiamiamo sogni. Viene chiamato corpo astrale perché permette di proiettarsi, con il solo pensiero, tra le stelle. Il quarto corpo è quello mentale dove rappresentazioni del sistema sono la cosa più misteriosa della psiche umana. Questo corpo ha un potere misterioso che da senso alle cose intorno a noi, alla vita e al mondo. Dà indicazioni all’esistenza, e organizza la vita e la salute dei nostri organi e delle nostre cellule, come quelle che collegandoci gli uni agli altri, fanno di noi degli esseri comunitari. 

Nella misura in cui la Genesi si riferisce a questa numerologia, i principi simboleggiati nelle quattro teste del fiume Eden possono essere associate a Pishon, “la realtà fisica”, che corrisponde, al corpo molecolare e alla qualità dell’Uno. A Ghihon, “il movimento formativo”, che evoca il corpo eterico e la qualità del Due. All’Eufrate, “la fecondità” che rappresenta il Tre e il corpo astrale. E a Hiddekel, “il veloce propagatore” che corrisponde al Quattro, alla vita e che si organizza e riproduce, colonizzando lo spazio terrestre. 

Grazie
Elisabetta Adele 
Immagini di proprietà del web
Per saperne di più
tratto dal libro di
Elisabetta Adele Maria Ziliotto
La Medicina dimenticata del Soffio Divino. Verità celate nella Numerologia biblica e password dell’Anima   
Ani 7778 Padova 2018
per chi fosse interessato all’acquisto del libro
Elisabetta Ziliotto
cell. 347 5545941
mail: elisabetta.ziliotto@yahoo.it
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Elisabetta Adele Ziliotto 

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