Nel Soffio Divino la parola

“Una parola muore quando è detta dice qualcuno, io dico che proprio quel giorno comincia a vivere” Emily Dickinson

Parlare consiste nel ricreare lo spazio, gli esseri e le cose che ci circondano, in un suono simbolico. In questo senso, il pensiero è un’attività che ricostruisce esternamente il proprio sistema. Come si può vedere a proposito degli occhi, non vediamo il mondo come essi lo percepiscono, ma come il nostro cervello ce lo mostra. Visiva o verbale, la nostra percezione dell’ambiente e delle cose è, non solo una creazione completa, ma una creazione che ci appartiene.

Ogni specie vivente si evolve in un universo che è il suo e che dipende dal modo in cui il cervello glielo presenta. Gli uccelli, per esempio, vedono l’ultravioletto e sentono gli ultrasuoni. I loro cervelli mostrano un mondo dove tutto è molto più rapido e più altamente colorato del nostro. Inversamente i gatti, che hanno un odorato molto più fine del nostro, lo percepiscono come un intreccio di diversi odori.

Con la parola, l’uomo dispone di un mezzo supplementare ed è quello che lo differenzia dagli altri mammiferi. Ecco perché questo è il mezzo che Dio trasmette ad Adamo perché regni sulle altre specie. E dato che il parlare consiste inoltre nel ricreare il mondo in una architettura di suoni o di punteggi verbali, la Genesi presenta l’uomo come un individuo fornito di una doppia esistenza, da un lato la parte mentale e dall’altra quella materiale: in questo si cela il significato di Dio che ricrea Adamo nel giardino dell’Eden. Il sesto giorno infatti Egli ha già creato l’uomo e la donna, ma li ha creati nella loro anima, nella loro mente o nelle loro strutture mentali, mentre qui Egli li installa nella loro esistenza materiale.

L’esistenza fisica ci è in qualche modo data alla nascita. Il corpo che deve ancora prendere peso e dimensione, è tuttavia già formato. Ma non ha ancora una propria identità mentale perché non ha ancora un linguaggio. Comunemente la mente non inizia la sua costruzione che con la venuta al mondo e con il primo grido. Il grido è la prima forma di parola. Gridando il bambino prende possesso del respiro. Scopre la sua capacità di agire grazie al mezzo materiale delle parole e del linguaggio, che è l’aria. Emettendo il suo primo vagito, il neonato può valutare l’impatto sui suoi genitori. Questi sono pronti a rispondere. Quindi è come se stesse partorendo per la prima volta la sua identità di individuo.

Ecco che nella Bibbia Adamo è come un bambino piccolo che, avendo ancora l’età in cui si amano i peluche, si esprime per la prima volta gridando. Dio stesso gli ha trasmesso il respiro, ma è Adamo che deve ricreare l’universo in suoni simbolici, facendo uscire il linguaggio che sarà il suo. Questo significa che egli dovrà ricostruire il mondo con le sue strutture mentali, confrontandosi con ciò che dà la vita: una somma di piaceri e di sofferenze, sintetizzati nel “bene” e nel “male” dell’Albero della Conoscenza, inesorabilmente legati all’esistenza del corpo, sessuato e mortale, nel quale Dio lo ha appena installato.

Se l’uomo potesse esistere da solo, senza i suoi simili, cioè nella sola qualità dell’Uno, la lingua non avrebbe alcuna ragione di essere. La comunicazione implica obbligatoriamente la qualità del Due. Ed è in questo senso che bisogna cercare di comprendere l’immagine centrale di questo mito, la separazione dell’uomo in due, che assoggetta la parola alla qualità di questo numero.

Lo spirito è costruito in una determinata lingua. Ora questa costruzione dipende all’inizio dai  genitori, ma più tardi si nutre con la presenza dei suoi simili e guarisce nella stessa maniera: facendo null’altro che parlare. In termini di numerologia qualitativa che, come possiamo vedere nella Genesi è un punto di riferimento del sapere, ciò significa che la costruzione mentale prende corpo solo con la qualità del Due. Lo spirito si costruisce in effetti nel rapporto che unisce due persone e non in un’unità che è già il bambino. Inoltre continua ad evolversi, crescere e svilupparsi in questo modo per tutta la vita.

Anche quando siamo soli, noi pensiamo. Perché ricostruendo la realtà esteriore, l’attività mentale fa si che noi non siamo mai veramente soli all’interno di noi stessi. E siccome la comunicazione non può esistere nell’Uno, noi ci sdoppiamo mentalmente. Ciò è conforme al nostro funzionamento cerebrale poiché disponiamo di due cervelli, l’emisfero destro e l’emisfero sinistro, che non hanno la medesima funzione nella ricostruzione del mondo circostante. L’emisfero sinistro contiene la memoria delle parole e del linguaggio, mentre quello destro contiene quella delle forme e delle immagini.

Noi possediamo due piedi, due mani, due orecchie, due occhi, due reni e molti altri organi, soggetti alla qualità del Due, che giocano un ruolo diverso e complementare l’uno all’altro. Disponendo di due cervelli vediamo che il pensiero è il primo prodotto di una comunicazione tra due emisferi, l’attività cerebrale è come se dipendesse non da uno, ma da due corpi che lavorano insieme per ricostruire il mondo esterno. In effetti l’emisfero sinistro codifica i suoni che costituiscono il linguaggio, ma per poter associare le parole a ciò che rappresentano nella realtà esteriore è indispensabile indirizzarsi a destra dove sono memorizzate le forme e le immagini. Analogamente quando i nostri occhi percepiscono un oggetto, è la parte destra del cervello che descrive la forma. Ma per sapere a cosa corrisponde nel linguaggio, bisogna obbligatoriamente far appello all’emisfero sinistro.

Questo inizia a far luce sul fatto che, nel mito originale, l’uomo non è solo è stato creato in due stadi, nella sua anima e nel suo corpo, ma viene anche presentato come un individuo separabile in due, nell’immagine del suo cervello bicefalo, che come un essere del linguaggio, non è in grado di raggiungere la sua piena esistenza mentale, senza che gli venga concesso un aiuto.

Il sesto giorno, “l’Essere degli Esseri” ha creato l’uomo maschile-femminile, e fin dall’inizio lo ha concepito come un individuo sessuato, ma questa sessualizzazione non è ancora quella del corpo incarnato, perché il corpo fisico non è ancora stato creato. È così che la sua anima e le sue strutture mentali sono quelle che al giorno d’oggi, potremmo equiparare alla bisessualità pre-edipica del bambino. La bisessualità del bambino, senza la quale l’omosessualità non esisterebbe, non è solo il premio di ogni individuo, ma esiste fin dalla notte dei tempi e normalmente si risolve quando il bambino può riconoscere il suo sesso, divenirne orgoglioso e integrato. E come esiste la bisessualità prima del riconoscimento della sua anatomia fisica, anche il mito considera la costruzione umana prima della sua costituzione materiale.

Ecco perché il sesto giorno l’uomo è stato creato maschile e femminile e il settimo è stato separato in due. Caratterizzandolo con il Soffio, cioè la parola, gli è stata data una discendenza divina, dimostrata anche dal fatto che Dio è corso in aiuto di Adamo quando questi, ricevendo dagli animali solo suoni inarticolati, era confuso a confrontarsi con un deserto spirituale. E l’aiuto arriva addormentandolo ed estraendo Eva dal suo soffio e non dal suo corpo fisico nella quale l’ha creata il giorno prima.

Dio dotando Adamo di un aiuto, “accordato al suo status di discendente divino”, gli trasmette in realtà due cose: da una parte la parola e dall’altra l’autonomia, cioè la possibilità di lasciarlo o, simbolicamente di abbandonare suo padre e sua madre. Questo perché Eva viene presentata come la sua “costola” nella parola. Il rapporto dell’uomo con il linguaggio differenzia la sessualità umana da quella degli altri mammiferi.

Il linguaggio della sessualità

La psicanalisi mostra quotidianamente l’assenza d’informazione sessuale adeguata all’infanzia, e mostra come questa sia la causa di tutti i disturbi di personalità, che sono poi dell’età adulta come nevrosi, perversioni o psicosi. Ora la Bibbia non solo conosce tutto ciò, ma una delle cose che tratta in maniera molto sottile, è proprio il mito di Caino e di Abele, dove si vede come il tragico destino di questi primi bambini viene causato dal pesante deficit di parola, e dal fatto che i loro stessi genitori non li hanno creati come Dio ha concepito proprio Adamo ed Eva la prima volta, prima nella parola e poi nei corpi.

Presentando l’uomo come un individuo creato in due tempi, la Bibbia offre in effetti un modello abbastanza preciso del concepimento del bambino. Essa quindi esplica che il disegno immateriale del bambino è altrettanto fondamentale che quello materiale. Infatti come possiamo vedere, noi siamo ciò che i nostri genitori con il coito, hanno materializzato attraverso le parole, i fantasmi e i desideri .

La maggior parte delle traduzioni della Bibbia tacciono questa doppia creazione o la rendono incomprensibile . Se i traduttori avessero colto il vero significato, non avrebbero potuto interpretare questo mito pensando che la donna è il risultato del corpo fisico dell’uomo e non del suo respiro o dei suoi sogni. Questa interpretazione, come sappiamo, ha condotto i rappresentanti dei diversi monoteismi a relegare la donna in una parte più carnale ed animale, rispetto a l’uomo. Ora che Eva sia stata creata per ultima, dopo gli animali, non significa che, agli occhi di Dio, sia l’ultima dei mammiferi! Questa interpretazione tende ad eliminare il senso profondo di questa doppia creazione, a favore di una concezione materialistica dell’uomo, mentre questo testo considera il Verbo all’origine di tutte le cose e questa doppia creazione è la prima immagine.

Numerosi sono, per esempio, i commentatori che hanno interpretato il “maschio e la femmina” della prima Creazione, come quelli che sarebbero stati creati come specie. Altri hanno visto la fase fetale. Queste interpretazioni sono fondamentalmente false. Dal mio punto di vista, esse non possono che partire da una sola condizione: la volontà di escludere gli altri. Perché l’analisi di un mito non è mai esaustiva. Il mito è, come il sogno, costituito da immagini. Se rimane vivo, in primo luogo le immagini che lo costituiscono sono portatrici di un senso che trascende di molto i limiti del sapere umano, che le parole stesse realizzano. Le diverse interpretazioni di un mito non sono cose opposte, ma idee che, sovrapposte le une alle altre, a seconda dei tempi e delle conoscenze, concorrono tutti a identificarne il significato più profondo.

Resta comunque sorprendente constatare che le religioni del mondo occidentale, che hanno tenuto in mano durante i secoli il pensiero di tutte le istituzioni, non hanno prodotto riguardo a questa leggenda, che delle interpretazioni che denotano una logica curiosamente epicurea. Effettivamente in questo modo, hanno “adattato” questo mito alle concezioni materialistiche dell’uomo che negano il diritto ad avere un’anima indipendente e autonoma dalla propria costituzione fisica, cercando di credere, o far credere, che lo spirito sia anch’esso un prodotto di molecole come il corpo, e che quindi non è autonomo e non può sopravvivere oltre la morte fisica e che la sessualità sia anch’essa una questione corporale e non spirituale. Ma questo non è affatto il punto di vista della Bibbia che, opponendo la sessualità dell’uomo a quella delle altre specie, piuttosto identifica ciò come una fine caratteristica della psiche. La doppia creazione di Adamo ed Eva è fondamentale per comprendere il problema degli altri personaggi della Genesi che, una volta incarnati, avranno tutti la tendenza a prendere i propri corpi come qualcosa solamente di reale, dimenticando la propria filiazione divina. 

Grazie
Elisabetta Adele 
Immagini di proprietà del Web
Per saperne di più
tratto dal libro di
Elisabetta Adele Maria Ziliotto La Medicina dimenticata del Soffio Divino. Verità celate nella Numerologia biblica e password dell’Anima    Ani 7778 Padova 2018
per chi fosse interessato all’acquisto del libro
Elisabetta Ziliotto
cell. 347 5545941
mail: elisabetta.ziliotto@yahoo.it

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