A quel tempo i Giganti

In quel tempo (alle origini), i giganti erano sulla terra (Genesi 6, 4).

La Bibbia è solenne nella sua formalità e fino al XIX secolo, l’Occidente è tutto il resto del mondo ammettevano l’esistenza, in epoca remota, di titani. Migliaia di anni fa sopra una terra più grande dell’attuale viveva un’umanitá gigantesca, saturniana.

Sulla civiltà dei ciclopi primordiali si innestò però un influsso di origine cosmica, provocatore di metamorfosi e mutazioni. Per rischiarare l’atmosfera di questa umanità tetra e violenta che stagnava sul nostro pianeta a causa della presenza di questi giganti di natura esclusivamente geocentrica (satanica), intervennero gli dei, esseri originari del cosmo, abitatori di un altro stato della materia, più sottile.

La terra allora si chiamava Saturno e senza dubbio risentiva della pesante influenza del pianeta al quale in seguito sarebbe stato imposto un identico nome.

Io ti dico che sono la stessa cosa, ma tu non mi puoi toccare; reco in me l’origine degli animali, delle erbe e dei minerali” (Dialogo tra Saturno è un chimico 1706)

Una volta Crono-Saturno(e), il cui nome può venire letto come anagramma di “natures”, rappresentava il principio corporeo, la radice che porta alla luce il frutto d’oro ed era il fiero sovrano della sempre giovane Età dell’oro, ma da quando suo figlio Giove lo spodestò, relegandolo sotto terra, incarna la morte con la falce, ossia l’aspetto distruttivo del tempo, nonché l’iniziale “porta delle tenebre” attraverso cui deve passare la materia per essere rinnovata nella luce del Paradiso.

Secondo i cultori della mitologia greca, il nostro pianeta fu il primo a portare il nome di Saturno, cioè il nome del re sotterraneo soprannominato anche Crono (il tempo), il quale oltre che demone o genio planetario, era pure l’essere vivente più vecchio e, in un certo senso, il padre di tutti di tutti i nati dalla terra. Associato al piombo, al freddo, al periodo più buio dell’anno, alla materia più grezza della costruzione del mondo: pietra, terra e antimonio, era il governante della prigione dove era confinato Sulphur (lo spirito che stimola sia la volontà che la compulsione) e nelle sue mani stavano le chiavi della natura elementare.

La razza dei giganti primordiali non proveniva quindi dal cosmo, ma erano autentici figli della terra, poiché la loro entità psichica non comportava alcun elemento di origine cosmica (spirituale). Nell’antico mondo dei miti e delle leggende ci sono parecchi sovrani d’aspetto normale o gigantesco che si arrogano l’onore di sentirsi emanazioni del dio Saturno e per il suo comportamento anche l’egizio Seth può figurare tra costoro.

Termini come Saturno, Seth, Satana si richiamano all’oscuro genio planetario che le diverse tradizioni descrivono come geloso delle gerarchie del cosmo con le quali tiene rapporti ambigui, a volte amichevoli e altre infidi, o addirittura nemici. La tradizione greca lo descrive come un dèmone che a più riprese si misura nel creare individui che egli stesso forgia nell’anima e nel corpo, senza l’ausilio delle altre potenze celesti. Ecco perché Saturno è raffigurato a divorare queste bizzarre creature, vegetali, animali e giganti mostruosi, semplicemente per risanare il pianeta.

Non confondiamo però i termini Satana e Lucifero, dato che quest’ultimo non ha la sua dimora al centro della terra, ma nello spazio (l’arcangelo apportatore di luce, ribellatosi e caduto). E anche se hanno più volte stretto alleanza per dare vita alla nostra civiltà, l’alleanza si è rotta quando l’essenza luciferiana ha smarrito la natura cosmica per regnare su individui mutilati a loro volta della spiritualità e dal cervello condizionato.

Dato che Saturno-Satana raggruppa e governa tutti gli arcani della natura elementare dal quale scaturisce ogni nostro istinto, non ha nulla a che fare con il diavolo che esige sacrifici di sangue e di liquido seminale, che non è altro che un fantasma di nevrosi collettiva.

Sulle civiltà dei giganti primordiali doveva però innestarsi un influsso di origine cosmica, provocatore di metamorfosi e mutazioni. Ecco spiegato il motivo per il quale tutte le mitologie (la Bibbia in primis), si rifanno al mistero di una interferenza terra-cosmo. Per rischiarare l’atmosfera che stagnava sul nostro pianeta a causa della presenza dei giganti di natura esclusivamente geocentrica (satanica-saturniana) intervennero quindi gli dei  che dimoravano in un punto remoto del cosmo.

Ma da dove provenivano queste divinità vestite d’aria o esseri trasparenti? Probabilmente da una galassia boreale  come dimostrato dal culto della Stella Polare che ha eclissato il Sole nella venerazione di popoli quali gli egizi, i sumeri, i babilonesi, i greci e gli scandinavi.

I giganti non vedevano questi dei iperboreali, ma ne percepivano la presenza che li debilitava, li irretiva e li conduceva alla pazzia. E se Esiodo li chiamava semplicemente aria, Ovidio ne parla come dell’arte divina della metamorfosi. Poiché sprovvisti di un corpo e quindi di entità biologica, quegli strani esseri si affidavano agli ultrasuoni.

A partire dagli sbarchi sul pianeta Terra degli Iperborei “vestiti d’aria”, si era risvegliata la gelosia dei giganti che si consideravano figli legittimi del globo terrestre, in virtù dell’ azione del demone planetario Seth-Satana-Saturno. Ci fu uno scontro, nonostante l’ostacolo della differente condizione: gli uni irradianti, gli altri corporei. Arrivarono anche mutanti a dar man forte agli dei, gli Asi e i Vani che opposero ai giganti una misteriosa radiazione verde di cui parla la mitologia greca, arcano di vita e di morte, che costituì uno dei segreti dell’antico Egitto in quanto ereditá di Osiride, il dio dalla faccia verde. Al raggio verde i giganti opposero una forza che proveniva dal centro della terra, il tellurismo, cioè un flusso immateriale è ipnotico di colore nero, che assorbivano attraverso la pianta dei piedi e risaliva lungo il sistema cerebro spinale.

Nonostante le potenti radiazioni di cui disponevano gli Asi, i veri Atlanti andati incontro a mutazione, del quale parla Denis Saurat nel suo L’ Atlantide o il regno dei giganti, verranno sopraffatti e si nascosero in Egitto, rivestendosi con sembianze animalesche,  attendendo il completo disfacimento della razza dei giganti. L’episodio biblico di Caino e Abele lo descrive molto bene. Caino è il gigante non mutato che non ha telepatia cosmica e Abele è il gigante mutato.

Per vincere i giganti e il loro potere ipnotico, simile a quello con il quale il serpente paralizza la preda prima di divorarla,  bisognava distruggere quel loro potere con un tipo di fionda (come farà David nei confronti di Golia) diretto a colpire il “terzo occhio”, organo più o meno visibile, situato dietro la fronte.

E in seguito gli Iperboreali attraverso le “nozze sacre” (teogamia) invasarono alcune figlie di giganti e le trasformarono in donne dotate di qualità profetiche, ma destinate a rimanere perpetuamente sterili. Ecco l’origine di quel matriarcato divino e inesauribile che suggellò l’antica supremazia di alcune donne che entravano in contatto con le sfere superiori.

Più tardi, grazie al processo di evoluzione regressiva, il clero truffò la folla che accorreva al tempio ad ascoltare le loro parole e quelle di medium femminili che dovevano rimanere vergini. Così nei nuovi oracoli le ombre degli inferi presero il posto degli dei, finendo per richiedere sacrifici umani capaci di mantenere il popolo in stato di vita larvale, per ritardare l’inevitabile annientamento.

L’ombra è solo il riflesso declinante di un antenato, anche se questo in altri tempi è stato divinizzato.

Grazie

Elisabetta Adele

Immagini di proprietà del web

Per saperne di più

Jean-Louis Bernard Aux origines de l’Egipte Editions Robert Laffont S.A. 1976

Denis Saurat L’ Atlantide et le règne des géants Broché 1969

Alexander Roob Alchimia & Mistica Taschen 2003

Il libro dei simboli Taschen 2011

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Elisabetta Adele Ziliotto

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