Il numero sonoro e l’armonia cosmica

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“I Numeri sono le sole reali energie viventi in questo pianeta, mentre tutto il resto non è che la loro ombraPitagora

Presso tutte le grandi tradizioni filosofiche dell’antichità i numeri erano considerati chiavi d’accesso ai misteri divini. Secondo Pitagora nel numero sta l’essenza dell’Universo, e a lui è attribuita la prima intuizione dell’esistenza di rapporti numerici tra le frequenze: il Sole, la Luna e i  pianeti del sistema solare per effetto dei loro movimenti di rotazione e rivoluzione produrrebbero un suono continuo, impercettibile dall’orecchio umano, e tutti insieme produrrebbero un’ armonia. Di conseguenza, la qualità della vita sulla Terra sarebbe influenzata da questi suoni celesti.

Anche Platone, educato al pitagorismo, insegnava i rapporti tra cifre, elementi della materia, divinità, pianeti e note musicali. Le stesse idee erano e sono condivise dall’antica filosofia cinese, per la quale i numeri sono la chiave dell’equilibrio tra Cielo e Terra. La “sapienza dei numeri”, detta aritmosofia, era usata anche presso alcune sette gnostiche nei primi secoli dell’era cristiana, che raccoglievano tradizioni esoteriche egizie, greche e babilonesi,  dove la parola chiave era Armonia, intesa in senso etico, matematico e musicale.

Secondo la tradizione e i miti di molti popoli, la Creazione dell’Universo è avvenuta per mezzo di un suono primordiale, un suono dal potere creativo di natura misteriosa e ineffabile.  Tutte le volte che la genesi del mondo è descritta con precisione,  un elemento acustico interviene nel momento decisivo dell’azione. L’abisso primordiale, la bocca spalancata, la caverna che canta, il supernatural ground degli Esquimesi, il Tao degli antichi cinesi da cui il mondo emana come un Albero, sono immagini da cui spira il soffio del Creatore.

Del resto l’ idea di suoni non solo primordiali ma anche con capacità creative è diffusa in molte culture. I sacerdoti dell’Antico Egitto ad esempio attribuivano la creazione del mondo alla risata di Thoth, divinità non solo della scrittura ma anche della musica e della matematica. E il Samaveda, uno dei quattro testi più antichi dei Veda è interamente dedicato al canto e alla musica. Un sottile filo ancestrale lega poi all’India i nativi americani, poiché in entrambi si racconta che il mondo fu creato da un canto.

Nell’antica Grecia il cosmo era concepito come una lira a sette corde arpa, suonata dal dio Apollo (divinità della musica e della medicina) e Pitagora suggeriva ai suoi allievi di “studiare il monocorde per scoprire i segreti dell’Universo”, immaginando il cosmo come una grande lira in cui erano contenute tutte le note possibili di ogni dimensione. Il mondo greco quindi assimilava il cosmo ad una scala musicale, ove i suoni più acuti sono assegnati a Saturno e al Cielo delle stelle fisse. Il Sole è indispensabile per la realizzazione dell’armonia perché corrisponde alla nota centrale che congiunge due tetracordi, ovvero due scale composte da quattro suoni.

Il modello pitagorico rimase così a lungo il punto di riferimento per la cosmologia che Keplero si assunse il compito di “fare cantare” il sistema, ritenendo che l’armonia dove conformarsi  a un modello matematico, in quanto tutto doveva essere stato creato da Dio in base ad un piano i cui fondamenti dovevano essere numerici e geometrici. Con i suoi studi astronomici e musicali egli recuperò i rapporti che scaturivano dalla sovrapposizione dei numeri sacri 3 e 2  (formula divina della sesquialtera),  che mostra come per penetrare nell’universalità dell’aritmetica bisogna risalire all’origine del Matrimonio Celeste.

Sono sufficienti tre suoni per definire la Matrix, che noi percepiamo come l’unica realtà percepibile della materia sul pianeta Terra, ma è solo uno dei tanti mondi infiniti. Quindi se il mondo visibile, ma anche quello invisibile è vibrazione, tutto l’Universo vibra. Ogni campo organizzato e gli elementi che lo compongono sono in uno stato di movimento perenne e ciò che noi percepiamo nasce dalle interferenze tra frequenze più veloci e più lente.

In quest’ottica possiamo considerare la musica come un sistema organizzato di vibrazioni. Quando risuona una sola nota, essa presenta delle frequenze concomitanti che danno un colore specifico a quel suono. Il fenomeno è analogo a quello della luce e tutti i colori insieme costituiscono  la luce bianca. Questa è quindi la Matrice di un mondo molto più complesso che mostra come siamo cellule di un enorme organismo che vede solo altri elementi e non l’intera struttura. Come se dell’oceano percepissimo solo la superficie e non i profondi abissi. Per distruggere la Matrice apparente bisogna liberarsi da pensieri negativi e dalle immagini prodotte dalla paura che sono di per sé irreali. Per fare ciò bisogna sintonizzarsi con l’Armonia sonora dell’Universo.

Ma cos’è questa Musica o “numero in movimento”, nata dal vuoto che propagandosi crea lo “spazio”? È la chiave di volta per comprendere l’essenza delle leggi armoniche e la loro ragione di essere. È al tempo stesso l’inizio della scienza dell’ordine, del numero, della misura. L’ uomo vive immerso in un’ Armonia cosmica, sottesa dal numero sonoro. Il suo scopo gnostico ed esoterico consiste nello scoprire le costanti universali che collegano ogni evento del mondo fisico e spirituale, come anche la percezione dei mondi innumerevoli e dei corpi eterei. Quindi attraverso il numero sonoro possiamo rigenerare il Cosmo.

Infatti mentre il linguaggio è una sorta di cablatura cerebrale di tipo sociale dove non è possibile immaginare aspetti non previsti  dalla propria lingua madre, la musica è in grado di superare questi preordinamenti immaginifici, aprendo le porte all’Infinito. Similmente ai linguaggi oleografici, come quelli geroglifici.

L’Universo è un’immensa proiezione che ogni essere vivente vive in modo diverso. Tutto ciò che percepiamo è solo un simbolo tridimensionale di una molteplicità sonora che contiene in sé tutte le sinfonie possibili, un insieme di risonanze armoniche derivate da un unico suono, un vero e proprio ologramma dove Armonia racchiude gli opposti e promana dall’intelligenza della materia. Nel mito è figlia sia di Ares che di Afrodite, e in essa nulla è separato e riunisce i contrari, passato e presente, alto e basso, fuoco e acqua, odio e amore.

Ecco quindi che ritornando a Pitagora possiamo concordare con la sua asserzione che la geometria delle forme e della materia è musica solidificata .

Grazie

Elisabetta Adele

Immagini di proprietà del web 

Per saperne di più

A. Di Benedetto I numeri della musica e la Formula del Cosmo ECIG 2003

N. Fabbri Cosmologia e armonia in Kepler e Mersenne. Leo S. Olschki Firenze 2003

Francesco De Siena Pitagora e la musica L’Autore Libri Firenze 2006

K. Ferguson La musica di Pitagora Bollati Biringhieri 2013

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