Sogno o son destinato

Il sogno è un movimento o un’invenzione multiforme dell’anima che segnala i beni o i mali futuri. Stando così le cose, l’anima preannuncia tutto ciò che accadrà con il trascorrere del tempo, presto o tardi. Artemidoro di Daldi

Uno dei più famosi interpreti di sogni dell’antichità fu Artemidoro, che visse nel II secolo ed era nativo di Efeso. Nel suo trattato non spiega l’origine dei sogni allo stesso modo dei filosofi o dei medici; si limita ad affermare che “l’anima possiede per sua natura facoltà divinatorie ” e che i sogni sono il veicolo di detta facoltà.

Nonostante questa affermazione egli cercò di chiarire i segreti della sua arte partendo dal presupposto che i sogni si dividono in profetici e non profetici e che questi ultimi, a loro volta, sono “diretti” o “allegorici”. E riguardo l’interpretazione delle allegorie, un tempo riservata a professionisti come lui, nonostante mancasse di un proprio sistema, cercò sempre di inquadrare ogni sogno nell’ambito e nel tempo in cui si sviluppava.

Cicerone d’altro canto riguardo ai sogni profetici, nel suo trattato Sulla divinazione, espone una grande quantità di aneddoti a favore dei sogni profetici, tratti da opere di scrittori greci e romani, ma anche dalla sua esperienza personale. Cicerone raccolse dalla letteratura omerica la credenza “prefilosofica” che l ‘avvicinarsi alla morte durante il sogno conferisce agli esseri umani virtù profetiche, in particolare a coloro che sono colpiti da gravi malattie.

Non solo i sopracitati Artemidoro e Cicerone argomentavano sull’oniromanzia, ma molti pensatori greco-romani discussero lungamente circa il significato dei sogni e soprattutto sulla possibilità che potessero predire il futuro. Il problema era rovente, non solo perché incideva sulle relazioni fra gli esseri umani e gli dei, ma anche perché imponeva profonde riflessioni sul destino è sulla natura dell’anima.

Nel mondo greco l’interpretazione dei sogni risale a tempi antichissimi, ma le prime testimonianze scritte sono nei poemi omerici Iliade  e Odissea che, sebbene le vicissitudini narrate risalissero a quattro secoli prima, sono datate attorno all’VIII sec. a.C.. I personaggi omerici sognavano divinità o spettri che portavano loro messaggi profetici legati al mondo reale, ma anche all’aldilà.

C’è un episodio verso la fine dell’Odissea che illustra alla perfezione la capacità critica dei greci per ciò che riguarda i sogni e riguarda Penelope intenta a confidare a un anziano mendicante, che altro non è che suo marito Ulisse, appena giunto ad Itaca, un sogno avuto la notte precedente. Le oche di Penelope scorrazzavano per la casa quando un’Aquila si precipitò su di loro e le uccise tutte. La regina scoppiò a piangere, ma l’Aquila la tranquillizzò dicendole che le oche rappresentavano i pretendenti al trono dell’isola, mentre il rapace era Ulisse. Alla fine del suo racconto Penelope disse al mendicante che i sogni sono difficili da interpretare, poiché esistono due porte, una di avorio e un’altra di corno: i sogni che ci giungono attraverso la porta di avorio sono ingannevoli, mentre quelli che passano attraverso la porta di corno si avverano.

Il racconto di Omero contiene due schemi di interpretazione dei sogni che resteranno quasi inalterati nei millenni seguenti: da un lato l’idea che i sogni sono”illusioni”, cioè proiezioni dei nostri desideri; dall’altro, la convinzione che certi sogni possono essere interpretati come simbolo di un avvenimento che sta per accadere. E un tempo anche i medici erano convinti di ciò, per cui, mentre si sforzavano di interpretare i sogni dal punto di vista della diagnosi e della terapia, lasciavano ad altri esperti l’interpretazione come strumento profetico.

I filosofi su questi argomenti, formularono le teorie più diverse. Platone emise un’analisi al tempo stesso psicologica, mistica e filosofica arrivando ad affermare che “se l’anima razionale si mantiene all’erta persino in sogno e là si prepara con ragionamenti selezionati e si evita di stimolare l’anima irrazionale con l’ingestione incontrollata di cibo e bevande, ci si troverà nella disposizione di conoscere la verità che vi è nei sogni, sia di ciò che è già accaduto, sia del presente, sia di ciò che è di là da venire”.

Il Dio degli Ebrei non offriva presagi, come in Mesopotamia, o schemi profetici come tra i greci, ma indicava nei sogni un futuro possibile, un disegno che il suo popolo, unito nello sforzo, doveva realizzare. Il testo biblico parla di rivelazioni in stato dì dormiveglia, di sogni e di fenomeni di estasi accompagnate a stati di angoscia. Gli Ebrei infatti, come altri popoli dell’antichità, credevano che il sogno fosse un mezzo di comunicazione tra la dimensione divina e quella umana, ma non stabilirono regole precise di onoromanzia.

Dalla Genesi si deduce che l’interpretazione dei sogni veniva lasciata all’interpretazione individuale; in questo senso l’esperienza di Giuseppe è interessante dato che proprio a causa dei suoi sogni egli venne venduto dai fratelli e per l’interpretazione di quelli del faraone fu nominato viceré dell’Egitto.  Ma quelli non furono le ultime profezie oniriche, perché poco prima di morire raccontò di aver sognato il ritorno a Canaan del popolo ebreo.

Eppure  nonostante sia comprovato che l’interpretazione dei sogni fosse praticata in Egitto fin dai tempi remoti, i documenti storici che lo provano sono relativamente recenti. Troviamo un’allusione all’oniromanzia negli Insegnamenti del re Merikare, un papiro redatto intorno al 2100 a.C., nel quale si legge che gli dei hanno inventato i sogni per poter comunicare con gli uomini.  Non si conosce il momento preciso in cui divenne d’uso comune compilare dei manuali di interpretazione dei sogni custoditi nelle Case di Vita (centri culturali annessi ai grandi templi) e che venivano redatti da sacerdoti chiamati “i portatori di papiri”, ma secondo la tradizione, questi “Libri dei sogni” furono scritti nel XIII secolo a.C. dal leggendario Setem Jaemuaset, il più famoso dei figli di Ramsete II, che passò alla storia per la sua straordinaria cultura e per la fama di mago.

Anche tra i babilonesi e i sumeri, il sogno fisiologico era considerato come un prolungamento della vita di un individuo e tutto ciò che avveniva in questo periodo era fonte di ulteriori rivelazioni. ” Se un uomo sogna di viaggiare oltre i confini del suo Paese, si vedrà colmato di onori. Se un uomo sogna di lavorare il cuoio sarà prima ricco e poi povero. Se sogna che, dopo aver urinato si inginocchierá davanti alla sua urina, genererà un figlio che deterrá il potere reale….“.

Come affermava Friedrich Nietzsche “La perfetta chiarezza di tutte le rappresentazioni oniriche, la quale ha come presupposto la fede incondizionata nella loro realtà, ci riporta continuamente ad antichi stati dell’umanità, quando l’allucinazione prendeva intere comunità, interi popoli,. Dunque nel sonno e nel sogno, noi eseguiamo ancora una volta il compito dell’umanità primitiva. ”

Grazie

Elisabetta Adele 

Immagini di proprietà del web

Per saperne di più 

Artemidoro di Daldi Il libro dei sogni Adelphi 1975

Sigmund Freud L’ interpretazione dei sogni Newton Compton 2014

Edward C. Whitmont, Sylvia Brinto. Perera Il linguaggio dei sogni. Simboli e interpretazioni. Astrolabio Ubaldini 1991

Omero Odissea Feltrinelli 2014

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Elisabetta Adele Ziliotto

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