La Tartaruga – Il Mondo dei Simboli

 

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La tartaruga nella mistica brahmanica

Cara signora Tartaruga,
questo lavoro su di te mi è costato un mare di tempo!!! mai avrei creduto ci fosse tanto materiale!!! Origini, simboli, sogni, leggende, miti, religioni, film, libri, favole … ho imparato tantissimo (e mi sono sentita un mix tra Folco Quilici e l’inviato speciale di Xazzenger… o delle trasmissioni del mistero). Credo che presto tornerò a parlare di qualche tuo amico molto stretto, come la tigre, il serpente … o la fenice… o il drago!

Cari Lettori,

il post è così strutturato: prima di tutto, un po’ alla Quark, vi racconto chi è la tartaruga, poi passo alla lettura simbolica ed onirica, in seguito qualche citazione letteraria e storica ed infine i miti mondiali ad essa associati, che sono riuscita a trovare lungo la mia ricerca.

Confido possiate apprezzare questo post, ho citato le fonti cui ho attinto e, in caso mancassero informazioni importanti o riscontraste errori, vi prego di segnalarmelo nei commenti per consentirmi di migliorare la stesura.

Grazie e buona lettura!

SaraMaite

PS: le tartarughe e le testuggini sono animali protetti da norme internazionali, pensiamoci!

 

Per incominciare, due righe alla Folco Quilici (ringraziando Wikipedia e non solo …)

NdA: la tartaruga è tra le due specie, l’animale acquatico, la testuggine (dal latino testudo) è quella di terra. Per comodità ho mediamente utilizzato sempre il nome più comune: tartaruga.

Le dimensioni di una tartaruga possono variare dai pochi centimetri ai 3 metri, e possono pesare fino a 750 chili. Esse sono dotate di un guscio protettivo molto resistente: la parte superiore di questa “corazza” prende il nome di “carapace“, mentre la parte inferiore prende il nome di “piastrone”. Le tessere di carapace e piastrone sono chiamati scuti.

Esistono diverse specie adattate per diversi ambienti, per i fiumi e laghi (come la Emys orbicularis), per i mari (come la Caretta caretta) per la terra (come la Testudo hermanni). Le specie acquatiche sono onnivore, per lo più carnivore da giovani e con la crescita preferiscono i vegetali, si alimentano di pesce, lattuga, frutti di bosco (che non fermentano a differenza degli altri frutti durante la digestione), riescono a raggiungere la velocità di 8 km/h, mentre le terrestri sono più erbivore con una dieta che varia dalla frutta ai cactus e riescono a raggiungere a malapena la velocità di movimento di 100 m/h.

I testudinati sono diffusi in tutti i continenti e in tutti gli oceani eccetto in Antartide. 7 specie sono tartarughe marine, 241 specie sono tartarughe d’acqua dolce e infine 45 specie sono testuggini.

La forma arcaica delle tartarughe delle Galapagos, quelle forse più conosciute … le grosse gambe piegate e dalla pelle raggrinzita simili a quelle dei dinosauri, il solido guscio dal disegno intricato, capace di sopportare pesi fino a 200 volte superiori a quello dell’animale e resistente e bello come la pietra, racchiudono centinaia di milioni di anni di storia.

Le tartarughe sono creature antiche, appaiono vecchie anche quando hanno pochi anni di vita. Sono creature mitiche, primordiali. Appartengono all’ordine dei Cheloni, il più antico tra i rettili di terra viventi, secondo resti fossili. Sono il collegamento vivente tra acqua e terra; circa 280 milioni di anni fa, nel periodo carbonifero, i rettili furono i primi animali ad uscire dall’acqua per vivere e riprodursi sulla terraferma. La loro presenza sulla Terra diede origine ad un ciclo evolutivo. La testuggine, una tartaruga marina che milioni di anni fa imparò a vivere sulla terraferma, esiste da oltre 225 milioni di anni. Le sue zampe corte hanno preso il posto delle pinne e le placche o scaglie sulla schiena sono diventate più grandi e si sono unite fino a trasformarsi in un guscio duro in cui l’animale si ritrae per difendersi. La tartaruga immagazzina acqua nella vescica e scava trincee per proteggersi dal torrido sole del deserto, o si iberna per mesi sotto il suolo gelato, a stomaco vuoto, incurante del freddo e delle tempeste. Le tartarughe sono fossili viventi, robusti, autosufficienti, sono sopravvissute a qualsiasi tipo di sconvolgimento sulla Terra. Come i soldati anche la tartaruga si mimetizza ed è corazzata.

In ogni parte del mondo, la tartaruga ha un ruolo simbolico (vedi oltre) importante, in quanto immagine dell’universo e contributo alla sua stabilità. Con il suo portamento dignitoso e i suoi rituali misurati, una tartaruga può vivere molto a lungo.
Nei miti e nelle leggende è simbolo dell’età, dell’immensa solidità, della continuità e della saggezza della Terra. Un’eternità che racchiude l’intero cosmo tra il suo guscio a cupola ed il ventre piatto.

 

Etimologia 

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Testuggine, da http://www.etimo.it

La parola “tartaruga” inserita nel nostro vocabolario, deriva dal greco, tartaroukhos: che appartiene all’inferno, al Tartaro, quindi se ne riconosce il significato profondo e bivalente.
Secondo l’etimologia popolare “tartaruga” deriva dal latino tarturus, o mondo sotterraneo, ed evoca l’immagine delle zone sotterranee della psiche su cui poggiano i livelli superiori di vita e conoscenza.
La parola “testuggine” deriva da testudo-testudinis sec. XIII oggetto di terracotta o di coccio e per traslato, con guscio.

 

Aspetti simbolici

La tartaruga colpisce soprattutto per il suo silenzio, la lentezza, l’aspetto difensivo e pratico del suo carapace, la longevità.

La tartaruga per il suo aspetto, sembra uscire dalla notte dei tempi, dal periodo in cui popolavano la terra i grandi rettili dell’era secondaria.
Analogamente, animale dal sangue freddo, così come il serpente, sembra scaturire dall’ombra più profonda, simboleggiando l’aspetto più primitivo.

La tartaruga, chiusa nel suo guscio sottoterra, rappresenta il carapace duro e scuro della natura sotto cui, in periodi di oscurità e siccità, vita, crescita, potenziale, creatività e speranza, sembrano imprigionate. E tuttavia, essa evoca anche stati meditativi e di introversione in cui, come forma di difesa, la libido si ritira dal mondo per dedicare il suo calore all’universo interiore. Per il fatto di potersi rinchiudere in se stessa, la tartaruga evoca la possibilità di potersi isolare dall’ambiente, in un’introversione volontaria, attraverso una concentrazione delle forze, il raccoglimento.

Le tartarughe acquatiche o semi-acquatiche vivono nei mari, nei fiumi, nei laghi, negli stagni e nelle paludi. La tartaruga marina ha un guscio ruvido e piatto, pinne larghe e lisce che muove come fossero ali, cosicchè questo agile e potente nuotatore può tuffarsi a grandi profondità e rimanervi fino a mezz’ora senza dover risalire per prendere aria. La sua capacità di scendere nelle acque fredde e scure dell’oceano ha ispirato fantasie ambivalenti in cui questo spirito del mare agisce sulla nostra psiche e ci trasporta nelle regioni più  profonde del mistero e della rigenerazione, ma anche la terribile prospettiva di essere afferrati e spinti in un abisso divoratore di morte o pazzia.

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La deposizione delle uova sulle spiagge della Costa Rica (vedi fonti)

I maschi della tartaruga marina non lasciano mai il mare ma le femmine lo devono fare per riprodursi, nuotano per distanze enormi per arrivare alle spiagge dove possono deporre fino a 200 uova in sincronia con la luna e le maree, per difendere i loro piccoli dagli uccelli predatori, un’infinità di femmine depone le uova sulla stessa spiaggia nello stesso momento così tutti i piccoli emergono insieme e corrono verso il mare in gruppi così grandi da confondere gli uccelli; in questo modo la maggior parte dei nuovi nati riesce a sopravvivere fino all’arrivo in acqua. Per questo la tartaruga è simbolicamente associata soprattutto alla fertilità e alla saggezza della grande Dea, alle qualità lunari della morbidezza e dell’ombra dello Yin, e alle acque primordiali in cui tutto ha inizio.

Il collegamento con la Luna sorprende osservando il simbolismo disegnato sul carapace della tartaruga: le 13 forme più grandi sono le 13 lune piene dell’anno. Le 28 forme piccole, sul perimetro, sono i 28 giorni secondo il calendario lunare.

Attraverso tutte le tradizioni, miti, leggende che leggerete di seguito così diffuse a livello planetario, la tartaruga ha un ruolo analogo a quello del grande coccodrillo, della cosmogonia dell’America Centrale, che si presenta sotto forma di balena, di grande pesce, di drago e anche di mammut, in Siberia e in Estremo Oriente. Il mammut è considerato infatti un animale acquatico dalla maggioranza delle tribù siberiane. La tartaruga in Egitto era considerata come un pesce.
La tartaruga è una divinità ctonia fondamentale, espressione delle forze profonde della terra e delle acque. Ma, nella maggior parte dei casi essa può sublimarsi in simbolo celeste.

 

Nei sogni

In sogno, la tartaruga ha spesso a che vedere con un movimento energetico che si innesca.

Potrebbe significare l’avvicinarsi di una nuova possibilità nella vita, un’evoluzione dalla terra al cielo, in ogni caso un movimento evolutivo importante e una consapevolezza in accrescimento.

La tartaruga nei sogni può rappresentare la madre, l’anziana nutrice o una figura di riferimento saggia e comprensiva, la sposa che attende paziente, una Penelope che sa sfidare l’urgenza del presente e la cui sicurezza non viene alimentata dalla speranza, ma dalla Fede(*).

Può essere indice di necessità di pazienza, di capacità di saper attendere, di star vivendo un momento di introspezione e di meditazione molto profondo, necessario per evolvere da una situazione ad un’altra.

 

In letteratura, filosofia e storia

Nel Faust (parte II atto 2) di Goethe è proprio sull’enorme guscio di una testuggine marina che sono raffigurati i piccoli Cabiri, divinità greche protettrici dei marinai.

Esopo, grande scrittore greco antico, scrive tra le tante e famosissime favole (tutte con una morale), la lepre e la tartaruga.

Zenone, V secolo a.C., filosofo presocratico considerato uno dei precursori della dialettica, scrive il paradosso di Achille e la tartaruga e segnando la nascita di una vera e propria corrente di pensiero.

William Blake nella sua Love and harmony combine utilizza la tartaruga che nidifica ai piedi dell’albero della conoscenza, come simbolo di pace ed amore e di bilanciamento delle responsabilità derivanti dall’amore.

Henri Bergson, scrive sul paradosso di Achille e la tartaruga nel 1910 nel suo saggio sui dati immediati della conoscenza

Nella storia dell’antica Roma, la testuggine (o Testudo) era una formazione di fanteria caratteristica dell’esercito romano. Schieramento di grande complessità, richiedeva notevole coordinamento collettivo. Era ideato appositamente per un drappello di legionari, armati con il gladio e, in particolare, con l’ampio e robusto scudo quadrangolare in dotazione alle legioni. Dava il grande vantaggio di poter avanzare fino al contatto con le prime file nemiche riparandosi da frecce e proiettili e occultando il reale numero dei componenti, in modo da generare un effetto sorpresa. Grazie alla protezione che offriva, questa formazione era particolarmente usata durante gli assedi.

 

Nello spettacolo

Tratto dall’opera di Esopo è il film a cartoni animati di W. Disney del 1935 “La lepre e la tartaruga” http://it.wikipedia.org/wiki/La_lepre_e_la_tartaruga_(film)

Nota serie fumetti USA del 1984, trasformatasi poi in cartone animato televisivo e poi in film per il cinema è “Tartarughe ninja, mutanti adolescenti”, http://it.wikipedia.org/wiki/Tartarughe_Ninja, tartarughe antropomorfe dai nomi di italiani famosi nella storia, ispirato alle gesta degli antichi guerrieri giapponesi.

In “Alla ricerca di Nemo”, film a cartoni animati di Disney Pixar del 2003, per Marlin, il padre del piccolo Nemo, l’incontro con le tartarughe marine e con il loro capogruppo Scorza è evolutivo ed illuminante.

E’ film del 2008 “Achille e la tartaruga” ispirato allo scritto celebre di Zenone del V secolo a.C. http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=56699

Un film documentario del 2009 è “L’incredibile viaggio della tartaruga”, http://www.comingsoon.it/film/l-incredibile-viaggio-della-tartaruga/47655/scheda/

“Le avventure di Sammy” è un film didattico a cartoni animati belga, del 2010, http://www.mymovies.it/film/2010/leavventuredisammy/

In “Kung Fu Panda” di Dreamworks, 2008, la tartaruga in quanto animale sacro nella tradizione dell’Antica Cina ha un ruolo fondamentale nella storia:

Nella musica

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Lira da http://www.accademiaarsantiqua.net

L’invenzione della lira, divenuta strumento nazionale dell’antica Grecia e simbolo della musica stessa, era attribuita al dio Mercurio che, secondo la leggenda, l’aveva ricavata dal guscio di una testuggine marina sul quale aveva teso, a guisa di corde, strisce di budello seccate al sole.

Al di là dei miti, il pensiero di Pitagora, uno dei massimi filosofi dell’antica Grecia, dava grande importanza alla musica.
L’Universo è, secondo Pitagora (571-497 a.C.), il risultato di rapporti matematici la cui suprema esattezza è riconoscibile nella perfetta armonia che governa la natura. I caratteri dell’armonia musicale sono gli stessi dell’armonia cosmica.

La musica terrena, manifestazione udibile dell’ordine universale, è quindi il mezzo diretto per elevarsi alla conoscenza della suprema armonia, cioè dell’Assoluto.

Guarda caso, il tutto viene fatto nascere, tradizionalmente, da una tartaruga…

 

In Grecia

Vi è in lei qualcosa di divino: presso i Greci, la tartaruga è associata a Ermes. Per primo seppe utilizzare il carapace per farne una cetra, i cui suoni melodiosi incantarono lo stesso Apollo: “che guadagno inaspettato!”, esclama Ermes. “Io non lo disdegno affatto”. “Salve! leggiadra beltà che ritmi la danza, compagna dei festini!… guscio dai riflessi cangianti, tartaruga che vivi nella montagna, io ti prendo e ti porto a casa: lungi dal disprezzarti, trarrò da te qualcosa e sarò il primo a cui tu servirai… viva, proteggi dalla dannosa magia; ma una volta morta, canterai forte”. Essa deve procurare ad Ermes ricchezze infinite.

La tartaruga appariva a Plutarco come il simbolo delle virtù domestiche: la sua casa fa corpo con lei, essa non l’abbandona mai ed è sempre perfettamente silenziosa, anche nei suoi spostamenti. All’avvicinarsi del pericolo, si nasconde rientrando nella sua corazza, simbolo di prudenza e di costante protezione.

La tartaruga racchiusa tra le sue due piastre corazzate, rappresenta il piano intermedio, la via tra il cielo e la terra. Le tartarughe erano consacrate a Pan, signore dell’universo, poichè erano un simbolo del cosmo, unico nei suoi tre piani. Nella Grecia di oggi, i fedeli appendono in alcune chiese, ex voto a forma di tartaruga.

 

Nell’antica Roma

Plinio il vecchio considera la carne delle tartarughe come un rimedio salutare contro i veleni e le attribuisce la virtù di scongiurare malefizi. L’animale appartiene alla terra e all’acqua, si trova a suo agio in tutti e due gli elementi e riunisce le loro proprietà e le loro ambivalenze.

 

Nel Rinascimento Italiano

Un’incisione del Hypnerotomachia Polyphili mostra una donna che tiene in mano un paio di ali spiegate e nell’altra una tartaruga. L’autore vede un’opposizione fra la tartaruga e le ali, poichè le due immagini hanno opposto significato. Tradizionalmente infatti, l’ala rappresenta l’elevazione dello spirito mentre la tartaruga rappresenta l’aspetto negativo dell’elemento fisso degli alchimisti. La tartaruga, lenta, oscura, rigonfia, simbolizzerebbe allora un movimento involutivo, un regresso verso la incarnazione. Leggendo invece Dom Pernety, filosofo ermetico del 1700, si sarebbe tentati di vedere in queste ali gli attributi di Mercurio e nella tartaruga la materia della cetra che Mercurio avrebbe confezionato dal carapace della tartaruga stessa.

Questa trasformazione della tartaruga in cetra riassumerebbe tutta l’arte dell’alchimia, perciò Dom Pernety considera la tartaruga il simbolo della materia dell’arte. Dopo la sua elaborazione, essa diviene infatti agli occhi degli alchimisti, “il miglior rimedio”. Sarebbe della razza di Saturno, come il piombo, materia prima dell’Opera.

Questa interpretazione si avvicina a quella cinese (vedi oltre): la tartaruga come punto di partenza dell’evoluzione. Invece di segnare un’involuzione, un regresso, essa è al contrario uno dei termini del processo, l’inizio della spiritualizzazione della materia, le ali spiegate, evocano l’altro termine, il risultato di questa evoluzione.

 

In Mongolia

Nei miti mongoli la tartaruga dorata sostiene la montagna centrale dell’universo. Presso i kalmyki si pensa che quando il calore solare avrà tutto disseccato e bruciato, la tartaruga che sostiene il mondo comincerà a sentire gli effetti del caldo, si rovescerà per l’inquietudine e provocherà così la fine del mondo.

E’ famosa la tartaruga di pietra di Karakorum, sopravvissuta traccia dell’Impero Mongolo. Si veda per maggiori informazioni il testo di Peter Young, “Tartaruga”, citato tra le fonti.

 

In Cina

Nell’Antica Cina, in lei viene vista la madre originaria di tutti gli animali.
La Tartaruga Nera è animale sacro (uno dei quattro, quello attualmente ancora vivente sulla Terra) legato alla stagione dell’inverno e al Nord. La fisiologia energetica taoista la vedono responsabile dell’acqua leggera e della produzione del soffio originario umido e al colore nero.
La sua corazza e il suo cervello servono a preparare droghe di immortalità. Per gli alchimisti rappresenta la materia principale a cui legare le cose dello spirito perchè possano incarnarsi.

La tartaruga viene innanzitutto vista è vissuta come un cosmo in miniatura. Fra la sua scaglia arrotondata superiore, che richiama il cielo e quella piatta inferiore, che richiama la terra, si sviluppa l’uomo. La tartaruga è quindi prima di tutto l’immagine di un universo primitivo da sviluppare, essa discende da un mondo fonte, originario. Anche la tartaruga più giovane può apparire come l’essere più antico del mondo.

Saggia la tartaruga, perchè vecchia e portatrice di ideogrammi sul guscio, d’altronde in varie circostanze rappresenta l’inviato del Cielo. Lo è talvolta in Giappone, ma soprattutto in Cina, dove uscita dal fiume Luò, portò sul suo dorso, Yu il Grande: un mito riportato in fonti del VII secolo a.C. che racconta l’origine del quadrato magico del fiume Luò (洛书 Luò Shu) (Nicosia, 2008) è a questo proposito decisamente rivelatore. Il leggendario eroe Yǔ il Grande (大禹 Dà Yǔ), incaricato di fermare le terribili inondazioni che sconquassavano il mondo, riuscì nell’impresa con una massiccia opera di canalizzazioni (di cui esistono documentazioni storiche) con la quale le acque furono disciplinate e sfruttate per l’irrigazione dei campi. Per questo venne creato imperatore e fondò la dinastia Xià (夏朝 Xià cháo, 2100 – 1600 p.E.v.), prima casa regnante ereditaria. Essa dette inizio alla registrazione storica in Cina. Gli dei, per aiutare Yǔ ad imbrigliare le acque gli avevano fornito alcuni strumenti magici e l’aiuto di due animali mitologici: un drago che poteva risanare la terra ed una gigantesca tartaruga emersa dalle acque del fiume Luò che poteva calmare le piene e che aveva sul carapace un disegno simile a quello qui esposto.

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Lo Shu – il quadrato magico e la tartaruga

Questo è appunto il quadrato magico del fiume Luò. Esso presenta notevoli simmetrie e regolarità:
− vi compaiono tutti i numeri naturali da 1 a 9 disposti in modo che, nelle righe e nelle colonne esterne numeri pari i dispari siano alternati;
− i numeri dispari costituiscono una croce che richiama il segno numerale con cui nel disegno originale si rappresenta il 5 centrale;
− sommando due numeri che si trovino in caselle opposte rispetto al centro, come 4 e 6, 3 e 7, o 9 ed 1, si ottiene sempre 10;
− la proprietà più importante, tipica dei quadrati magici, è che sommando i numeri che compaiono riga per riga, colonna per colonna o lungo ciascuna delle sue diagonali si ottiene sempre 15 (la costante magica), che è il numero dei giorni di ogni mese del calendario solare tradizionale.

Quest’ultima caratteristica collega questo schema a significati di ordine cosmico, sistematicità e regolarità. Il controllo umano sulle acque è il trionfo di un ordine vantaggioso sulle caotiche potenze naturali ed è significativamente rappresentato con una simbologia ad alto contenuto matematico, la cui sintassi risiede nell’aritmetica e la cui rappresentazione è affidata ad una tartaruga.

Le storie di Yǔ, personaggio che riunisce ingegno, tenacia e virtù civili, sono ricche di riferimenti numerici. Dato che al momento in cui partì per combattere le inondazioni era sposato da soli cinque giorni, decise di chiamare il figlio che la moglie attendeva con l’insolito nome di Qi (啟), che nel cinese dell’epoca significava 5.
La leggenda mette in risalto che la sua avventura durò 13 anni, durante i quali si racconta che si avvicinò a casa sua solo 3 volte, ma non entrò per paura che questioni personali come le doglie della moglie la prima volta, i primi passi del figliolo la seconda, e gli inviti di
quest’ultimo la terza, lo distogliessero dall’impresa di salvare il suo popolo dall’annegamento. L’uso di simbologie matematiche testimonia l’alta opinione dedicata a questa scienza nella cultura cinese. Per la sua grande carica simbolica il quadrato del fiume Luò è stato collegato esotericamente ad alcune arti divinatorie come l’astrologia, la geomanzia e l’interpretazione dell’I Ching (易經 Yì Jīng). Nella forma di quadrato di lato “nove unità” è stato anche usato come schema di base in architettura. Città, quartieri ed edifici di particolare importanza sono stati costruiti su sua ispirazione, un po’ come per la proporzione in rapporto aureo in Grecia. Ad esempio ci sono costruzioni classiche quadrate e modulari col giardino al centro, in cui la larghezza dei muri è nove volte la loro altezza, disposte in isolati a blocchi quadrati anche essi modulari di nove per nove con reticoli regolari di stradine.

In Cina la tartaruga aveva insegnato alla dea Niu Kua la costruzione di dighe per arrestare l’irrompere delle acque.

Nelle sepolture imperiali, ogni pilastro poggia su una tartaruga.

Come strumento di stabilità nella creazione della Terra, Niu Kua prese una tartaruga gigante e le tagliò le zampe per stabilire i quattro poli del mondo. Le isole degli Immortali, dice Lie Tzu, trovarono il loro equilibrio soltanto quando le tartarughe le caricarono sul loro dorso. Le steli cinesi, come i templi di Bali, sono sostenute da tartarughe: esse contribuiscono in questo modo all’ordine e all’equilibrio del mondo. Le quattro zampe svolgono naturalmente la funzione dei pilastri: sono gli stabilizzatori delle isole del Cosmo.

 

In Vietnam

La tartaruga aveva donato al re Vietnamita Anduong-vuong (intorno al 200 a.C.) un artiglio magico: secondo la leggenda, An Dương Vương trovò non poche difficoltà a fortificare la capitale del suo nuovo regno, Cổ Loa.
Per ben tre volte aveva messo in piedi un’imponente fortificazione e per tre volte questa era crollata di notte inspiegabilmente. An Dương Vương evocò gli dei per ottenere un aiuto, invano. Cosicché, un giorno incontrò un vecchio che gli disse: “Puoi contare sull’aiuto dell’ambasciatore delle Limpide Acque”. Pochi giorni dopo, mentre era seduto in una barca sul fiume e pensava al significato di quelle parole, una tartaruga gigante apparve improvvisamente fuori dall’acqua. Invitata a palazzo, la tartaruga gli disse che la causa dei continui crolli delle fortificazioni erano gli spiriti delle montagne e che poteva contare sull’aiuto degli spirito delle acque. Con i consigli ricevuti dalla tartaruga, An Dương Vương riuscì finalmente a fortificare la città facendo diventare il suo un potente regno.
La città fortificata prese il nome di Co Loa Thanh, la città delle conchiglie. Dopo diverso tempo, il re ringraziò la tartaruga e gli chiese consigli per il futuro, quando sarebbe rimasto nuovamente solo. La tartaruga gli donò quindi uno dei suoi artigli dicendogli che avrebbe dovuto utilizzarlo come freccia con la sua balestra e che in questo modo sarebbe stato invincibile, quindi sparì.

In quel tempo regnava in Cina Tần Thủy Hoàng, primo imperatore della dinastia Qin, che era riuscito a conquistare quasi tutti i territori a sud della Cina. Quando tentò di invadere Âu Lạc, An Dương Vương utilizzò in battaglia la sua balestra magica e ricacciò gli invasori.
Tre anni dopo il generale cinese Triệu Đà provò ad invadere nuovamente il regno ma nulla poteva contro l’arma infallibile, così escogitò un piano. Mandò alla corte suo figlio Trọng Thủy, persona affabile e dai modi gentili. An Dương Vương ne restò piacevolmente colpito e gli diede in sposa sua figlia, la bellissima principessa Mỵ Châu. I due si sposarono e si amarono sinceramente. Quando la principessa gli fece vedere la balestra magica, Trọng Thủy la esaminò, ne fece una copia e sottrasse l’originale sostituendola con la copia. Quindi chiese il permesso alla moglie e al re di andare a fare visita al padre e partì, con la tristezza di stare tradendo la moglie.
Ottenuta l’arma, Triệu Đà si mise in marcia alla volta di Cổ Loa.
Quando ebbe la notizia della nuova invasione, An Dương Vương sorrise e pensò di far avvicinare il più possibile il nemico alla città per poi sconfiggerlo duramente con un attacco in massa dei suoi uomini e con l’aiuto finale della sua arma. ma Cổ Loa cadde facilmente nelle mani dell’invasore.
Sconfitto, An Dương Vương e sua figlia scapparono e giunsero nei pressi del fiume dove incontrarono la tartaruga.
Questa disse al re che il suo nemico si trovava proprio alla sua destra. Il re uccise la figlia e si lanciò nel fiume. Sul posto giunse poco dopo Trọng Thủy, alla ricerca della sua amata. Di fronte alla scena della moglie in una pozza di sangue, il giovane si suicidò con la sua stessa spada per restare vicino alla moglie per tutta l’eternità. Dopo l’annessione del regno di An Dương Vương, Triệu Đà creò un nuovo regno dando il via alla dinastia Triệu (207-111 a. C.).

 

In Bengala

Secondo la tradizione dei Munda, molto simile alla precedente, la tartaruga è inviata sulla terra dal Sole, dio supremo, sposo della Luna, per riportare alla superficie la terra caduta sul fondo dell’oceano.

 

In India

1024px-Kurma,_the_tortoise_incarnation_of_VishnuI Brahmana associano la tartaruga, Kurma, alla creazione: il mondo poggia sul guscio di una tartaruga, forma ctonia di Visnù, creatore e protettore.

Gli Indù la venerano come Kashyapa, il vecchio uomo tartaruga, anziano degli anziani, una sorta di padre degli dei originari e signore e progenitore di tutte le creature.

La tartaruga è un sostegno del trono divino, è soprattutto il kurma-avatara che fu di sostegno al Monte Mandara e gli dette stabilità quando deva asura provocarono il frullamento del mare del Latte per ottenere l’amrita. Kurma, si dice, continui a sostenere l’India: il dio celeste Indra venne maledetto da un saggio collerico di nome Durvasa, a causa di un’offerta che la divinità aveva trattato con disprezzo. La maledizione indebolì così tutti gli dèi, che divennero vulnerabili ad un attacco degli Asura, i demoni. Il grande Viṣṇu sotto le fattezze di Kurma la tartaruga, con una testa verde, poichè reca la terra sul dorso emergendo dalle acque primeve, accorse in aiuto degli dèi, promettendo di ripristinare il loro potere all’unica condizione che seguissero il suo piano. Anzitutto era necessario abbandonare l’antica rivalità coi demoni e chiedere loro aiuto per creare una bevanda preziosa. Vennero così raccolte erbe e piante che vennero gettate in un mare di latte. Poi venne afferrato il grande serpente Vasuki, arrotolato intorno a una montagna posta sopra il guscio di Viṣṇu – Kurma e tirato con violenza di modo che la montagna, come una zangola, ruotasse su sé stessa e potesse rimestare l’oceano di latte e le erbe. Per la sofferenza il serpente sputò un enorme fiotto di veleno: Viṣṇu, in una versione del mito chiede a Shiva di bere il veleno sino all’ultima goccia prima che tocchi il suolo, in modo da salvare il mondo. Dopo tutto questo, il mare portò alla luce i suoi preziosi doni. Emersero Surabhi, la vacca sacra in grado di realizzare i desideri, Varuni la dea del vino, l’albero del paradiso Parijata che profumò il mondo, il dio lunare Soma nel sembiante della luna, che successivamente venne ritenuta la dispensa divina per l’Amrita. Inoltre apparvero Lakshmi, assisa sul loto, dea della bellezza, dell’amore e della buona sorte, futura moglie di Viṣṇu e il divino dottore Dhanvantari che reggeva in mano l’Amrita. Il demone Rahu strappò di mano ad Dhanvantari l’amrita con lo scopo di berla tutta, al fine di essere unico per forza e potenza. Viṣṇu intervenne mentre Rahu sorseggiava il primo sorso: decapitandolo prima che il nettare scendesse nel suo corpo riuscì ad impedire che il demone diventasse invulnerabile.

In rapporto all’acqua, la tartaruga in India è la cavalcatura di Yamuna, uno dei fiumi considerati sacri, rappresentata come una splendida dea, che tiene tra le mani un loto azzurro e uno scacciamosche e il vaso d’acqua. Yamuna è una divinità importante ma non quanto il Gange.

Nella Bhagavad-Gita, il dio Krishna dice al suo discepolo Arjuna: “Chi ritira i sensi dagli oggetti dei sensi, come la tartaruga ritira le sue membra nel carapace, è assolutamente saldo nella Saggezza”. Ecco la ragione per cui gli Indù chiamano “fare la tartaruga” la concentrazione in se stessi.

 

Nelle leggende dei Nativi Americani

Una leggenda Irochese narra come gli uccelli acquatici primordiali abbiano poggiato dei pezzi di terra sul guscio di una tartaruga che galleggiava sulla superficie del mare e di come la terra si sia sviluppata, sostenuta dalla tartaruga (Von Franz). La Grande Madre degli uomini cade dal cielo nel mare, non c’era allora, la terra. La Grande Tartaruga la raccoglie sul suo dorso che il topo muschiato ricopre di limo da lui raccolto sul fondo del mare. Secondo Krickeberg, il mito della terra trasportata dal fondo dell’oceano da un animale subacqueo sarebbe di origine algonchina. Così sul dorso della tartaruga si forma la prima isola che, crescendo, diviene la superficie della Terra.

La grande Tartaruga ricompare più tardi due volte nello stesso mito cosmogonico per assicurare benevolmente lo sviluppo della specie umana. La prima volta, sotto forma di un giovinetto “che aveva frange sulle braccia e sulle gambe” appare per fecondare magicamente la figlia della Grande Madre Celeste, da cui nasceranno gli Eroi Gemelli, antagonisti, creatori del bene e del male.
La seconda volta, l’eroe gemello del bene, che era caduto in un lago, giunge davanti alla capanna di suo padre la Grande Tartaruga: questa gli consegna un arco e due spighe di mais, un palo per seminarlo e uno per cuocerlo. Gli Irochesi sono un popolo di cacciatori divenuti agricoltori.

La stessa credenza, si ritrova presso altre tribù nord-americane, quali i Sioux e gli Uroni, come presso numerosi popoli altaici, turchi o mongoli dell’Asia Centrale.

 

Nelle leggende Maya

Presso i Maya era legata alle stelle e alle costellazioni. Lo scudo di Orione è chiamato tartaruga in lingua yucateca. Il dio della Luna presso i Maya è raffigurato ricoperto da una corazza formata da scudi di tartaruga.

 

In Africa

Nell’Africa nera, fra i popoli dell’ansa del Niger, ed in primo luogo presso i Dogon e i Bambara, il guscio della tartatuga costituisce una rappresentazione della volta celeste. Per questa funzione primordiale di sostegno della Terra, la tartaruga è considerata un compagno e anche un equivalente degli antenati, la cui compagnia è benefica. Così, ogni famiglia Dogon, possiede una tartaruga. In caso di assenza del patriarca, sono offerti alla tartaruga il primo boccone di cibo e la prima sorsata d’acqua quotidiana.
La tartaruga è ovunque simbolo di saggezza, di avvedutezza, di potenza e nell’arte è spesso rappresentata come una scacchiera.
Legata alle forze profonde della terra, la tartaruga ha anche un potere divinatorio.

Nei tesori della chefferie Tikar, nelle grassland del Cameroun, gli sgabelli di giustizia hanno forma di tartaruga: la tradizione voleva che i sospetti che venivano interrogati su questi sgabelli, non potessero nascondere la verità.

Un altro racconto lo troverete qui.

 

Nell’antico Egitto

Tratta da questo forum chiamato Egittophilia, riporto una serie di informazioni molto interessanti scritte da “Hatshepsut76” che ringrazio:

Gli antichi Egizi ritenevano che la tartaruga fosse un pesce; questa similitudine può essere meno dannosa di quanto non possa esserlo classificarla come un rettile, soprattutto da quando le tombe del Vecchio, Medio e del Nuovo Regno contengono scene di vita che rappresentano la cattura di pesci. I pesci, infatti, venivano guardati con sospetto, in quanto la loro presenza non compare nelle liste di offerta, e il geroglifico che rappresenta il pesce non viene rappresentato all’interno delle tombe, nelle camere funerarie, o nei sarcofagi.
Molto tempo dopo il Medio Regno, il nome dato in un primo tempo a questo animale, Shetu, cambiò in Sheta, il cui significato è “l’essere misterioso”. Ma Sheta è anche il nome egizio della tartaruga, nonché il nome sia della costellazione tartaruga; sia il nome di uno dei 36 decani. Nella tabella dei segni geroglifici compilata da Gardiner, I2 è il segno della lista corrispondente.

[IMG]https://i0.wp.com/egittophilia.altervista.org/_altervista_ht/FORUM/AnticoEgitto/SocietaVitaQuotidiana/turtle_hiero.jpg[/IMG]

Relativamente al periodo Badariano, sono stati ritrovati braccialetti ed anelli in carapace; allo stesso tempo, sono state ritrovate ossa di tartaruga nel complesso cerimoniale a Hierakonpolis. A partire dal periodo Amrartiano, ma soprattutto nel Gerzeano (o Naqada II), sono state ritrovate tavolozze zoomorfe. Le tartarughe non erano rappresentate come oggetti votivi. Esistono poche rappresentazioni predinastiche di questi animali.
Nella prima parte del periodo Dinastico, il carapace è stato utilizzato per cremare un uomo, in posizione contratta, con la testa rivolta verso est, e la faccia rivolta verso nord.
Al Medio Regno si attesta la presenza di statuette in avorio con incisi animali; inoltre, vengono fabbricati utensili (braccialetti, coltelli, amuleti) in tartaruga. Inoltre, parti di tartarughe venivano prescritte come rimedi .
Più rare sono le tavolozze a forma di tartaruga, presenti nel Naqada III e nella prima parte del periodo dinastico; infatti risultano essere manufatti più stilizzati, in cui le fattezze dell’animale sono difficili da riconoscere, poiché spesso risultano essere di forma ovale.
Riferimenti grafici relativi alle tartarughe, possiamo trovarli sulla Hunters palette, proveniente da Tell-el Amarna, e databile ad un’epoca compresa tra il tardo Predinastico e la prima dinastia, all’incirca verso il 3100 a.C. Possiamo notare, infatti, che buona parte dei cacciatori sul lato destro, porta con sé un tipo di scudo che sembra essere la rappresentazione di uno scudo di carapace.

[IMG]https://i2.wp.com/egittophilia.altervista.org/_altervista_ht/FORUM/AnticoEgitto/SocietaVitaQuotidiana/hunters_palette.jpg[/IMG]

Anche se, c’è da dire che visto l’oggetto preso in considerazione, e visto il carattere ritualistico della Hunters palette, l’oggetto preso in esame non costituisca uno scudo, bensì una tavolozza. Un’ulteriore scoperta viene fatta da G.B. Belzoni, il quale – durante la prima parte dell’ottobre 1817 – rinviene la statuetta di una divinità dalla testa di tartaruga, in legno di sicomoro all’interno della tomba di Ramses I (KV16).

[IMG]https://i0.wp.com/egittophilia.altervista.org/_altervista_ht/FORUM/AnticoEgitto/SocietaVitaQuotidiana/statuetta_tartaruga.jpg[/IMG]

 

[IMG]https://i2.wp.com/egittophilia.altervista.org/_altervista_ht/FORUM/AnticoEgitto/SocietaVitaQuotidiana/dettaglio_testa_.jpg[/IMG]

 

[IMG]https://i0.wp.com/egittophilia.altervista.org/_altervista_ht/FORUM/AnticoEgitto/SocietaVitaQuotidiana/kv16_plan.gif[/IMG]

Delle tartarughe ne sono stati fatti amuleti, o pendenti, per preservare chi lo indossava dalle influenze malvagie dell’animale indossato. I materiali preferiti per realizzarli erano osso o avorio, perlomeno per quanto riguarda la realizzazione di questi nell’Antico Regno, fino alla prima parte del Periodo Intermedio; al contrario, al Medio Regno appartengono amuleti in ametista, materiale usato con frequenza a quell’epoca.

A partire dalla XIX dinastia, e più tardi nel periodo greco-romano, le tartarughe venivano trafitte; a questo proposito val la pena ricordare che all’interno della tomba di Nenunenef (TT157), così come all’interno della parete del secondo sarcofago di Yuya, è possibile leggere la frase: Viva Ra, muoia la tartaruga, che sintetizzava l’ostilità del dio nei confronti di questo animale.

[IMG]https://i2.wp.com/egittophilia.altervista.org/_altervista_ht/FORUM/AnticoEgitto/SocietaVitaQuotidiana/muoia_la_tartaruga.jpg[/IMG]

Immagini di tartarughe si possono vedere nella tomba di Meir, del Medio Regno; oppure anche nelle scene relative alla spedizione nella terra di Punt, all’interno del tempio di Hatshepsut, a Deir el-Bahari.

 

In Giappone

Associata alla gru, è considerata un simbolo di longevità. I Giapponesi la rappresentano con il pino e la gru e le attribuiscono dozzine di migliaia di anni di vita.

Immagine dell’universo, la sua corazza è rotonda al di sopra come il Cielo, piatta al di sotto, come la Terra: ritroviamo qui il simbolismo della cupola. In mezzo ai due scudi, la tartaruga è mediatrice fra Cielo e Terra, simbolo dell’Uomo universale e dell’imperatore. Sottoposta all’azione del fuoco, la parte piatta del guscio esprime il linguaggio del Cielo e serve alla divinazione.

Molto popolare come immagine nelle fiabe popolari, vi rimando a questo link per approfondimenti.

 

Nelle altre tradizioni popolari 

La tartaruga inoltre entra nelle tradizioni popolari dei paesi dell’est europeo, come ad esempio la Romania, dove è simbolo femminile. Si legga questa bellissima storia popolare trascritta dal grande Petre Ispirescu

Negli States la tartaruga è l’aspetto della Bestia di Busco, creatura leggendaria…

 


 

E’ stato un lavoro immane, ma ce l’ho fatta 🙂 !!!!!! a seguire, trovate le fonti.

Chi volesse diffondere è liberissimo di farlo, vi chiedo unicamente di essere citata, quanto meno per la fatica fatta per unire tutto questo malloppo di dati!

Un abbraccio a chi ha avuto la passione e la pazienza di legger tutto sin qui, a presto!

SaraMaite

 


 

FONTI:

Tutte le immagini sono dei legittimi proprietari, ho di seguito citato i siti da cui sono state tratte.

 

da testi:

“La natura nei sogni”, J. De la Rocheterie, Edizioni Red, Milano, 2004

“Dizionario dei simboli”, Chevalier-Gheerbrant, volume primo, Bur, Milano, 2006

“Il Libro dei Simboli” – Ed. Taschen, Colonia, 2010

“Cinesi, scuola e matematica”- Giovanni Giuseppe Nicosia – Bologna, Italia – 2010, studio pubblicato su Slideshare,

“La tartaruga” –  Peter Young – Apogeo – Milano – 2007

“Induismo. Dizionario di storia, cultura, religione”, di A. L. Dallapiccola – Economica Mondadori

da web:

*http://guide.supereva.it/sogni/interventi/2007/01/283679.shtml

http://www.etimo.it/?term=testuggine

http://cultura.notizie.it/lo-straordinario-evento-di-massa-delle-spiagge-della-costa-rica/

http://freeforumzone.leonardo.it/d/9141746/Le-tartarughe-nell-antico-Egitto/discussione.aspx

http://www.riflessioni.it/scienze/Achille-tartaruga-paradossi.pdf

http://it.m.wikipedia.org/wiki/Si_Ling#Xu.C3.A1nw.C7.94

http://www.accademiaarsantiqua.net/musica-grecia

http://www.marcosroom.it/Didatticando/Tra_I_Numeri/quadrati_magici_storia_trucchi_giochi.aspx#loshu

http://areeweb.polito.it/didattica/polymath/htmlS/Interventi/Articoli/AvventuraCubi/AvventuraCubi.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/An_D%C6%B0%C6%A1ng_V%C6%B0%C6%A1ng,

http://bromero161162.blogspot.it/2008/02/la-diosa-niu-kua-arregla-el-cielo.html

http://www.benesserenergia.it/simbolo-della-tartaruga/

http://it.wikipedia.org/wiki/Testudines

http://it.wikipedia.org/wiki/Kurma

http://adozioni.cts.it/miti-e-leggende.cfm

http://www.pantheon.org/

http://it.wikipedia.org/wiki/Amrita

 

 

 

10 thoughts on “La Tartaruga – Il Mondo dei Simboli

  1. bellissimo Sara.
    Mi permetto di aggiungere un’opera fantastica che adoro di Terry Pratchett (che appartiene alla serie Mondo Disco) dove il mondo è sorretto da elefanti che vivono sul dorso di una tartaruga gigante.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Tartarughe_divine
    E di ricordare l’adorata tartaruga Cassiopea di Momo http://it.wikipedia.org/wiki/Momo_(romanzo)
    E Morla della Storia Infiita
    http://it.wikipedia.org/wiki/Morla_(personaggio)

    amo le tartarughe ❤

    Liked by 1 persona

  2. Immagino il lavoro Claudia, quando ho chiuso, ho sospirato 😄 incredula di aver finito… E con la certezza di non aver esaurito l’argomento! Le fonti sono fondamentali, ci tengo moltissimo a citarle, lo ritengo un dovere nei confronti di chi ha scritto e anche di chi legge, e un diritto fondamentale: conoscere sempre la provenienza di ciò che riportiamo. Grazie di esser passata di qui!

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