Fisica e Filosofia (un cenno)

La nascita della scienza moderna[1] fu preceduta ed accompagnata da uno sviluppo del pensiero filosofico che portò ad una formulazione estrema del dualismo spirito-materia. Questa formulazione comparve nel Seicento con la filosofia di Renè Descartes, il quale fondò la propria concezione della natura su una fondamentale separazione tra due realtà distinte ed indipendenti, quella della mente (res cogitans) e quella della materia (res extensa).

La separazione cartesiana permise agli scienziati di considerare la materia come inerte e completamente distinta da se stessi e di raffigurarsi il mondo materiale come una moltitudine di oggetti differenti riuniti insieme in un’immensa macchina. Una siffatta concezione meccanicistica del mondo fu sostenuta da Isaac Newton, che su questa base costruì la sua scienza della meccanica e la pose a fondamento di quella che diventerà la fisica classica.

Atomo

 

Dalla seconda metà del Seicento alla fine dell’Ottocento, il modello meccanicistico newtoniano dell’universo dominò tutto il pensiero scientifico. Era accompagnato da un’immagine di Dio monarca che dall’alto governava il mondo imponendo ad esso la sua legge divina. Di conseguenza, le leggi fondamentali della natura ricercate dagli scienziati vennero considerate le leggi divine, invariabili ed eterne, alle quali il mondo era soggetto.

La filosofia cartesiana non fu solo importante per lo sviluppo della fisica classica, ma ebbe anche un’enorme influenza su tutto il modo di pensare occidentale fino ai giorni nostri. La famosa frase “Cogito ergo sum”, ha portato l’uomo occidentale all’identificazione con la propria mente anziché con l’intero organismo. Come conseguenza della separazione cartesiana l’uomo di oggi riconosce se stesso come un io isolato che vive all’interno del proprio corpo. La mente è stata divisa dal corpo e ha ricevuto il compito superfluo di controllarlo: ciò ha provocato un conflitto tra la volontà cosciente e gli istinti involontari.

Ogni individuo è stato sezionato, suddiviso, in base alle sue capacità, sentimenti, opinioni … in un gran numero di compartimenti separati, giudicato, impegnato in conflitti inestinguibili che generano una continua confusione metafisica e altrettanta frustrazione.

Questa frammentazione interna dell’uomo rispecchia la sua concezione del mondo “esterno”, che è visto come un insieme di oggetti e di eventi separati.

Si considera l’ambiente naturale come se fosse costituito da parti separate che devono essere sfruttate da vari gruppi di interesse. Questa visione non unitaria è ulteriormente estesa alla società, che viene suddivisa in differenti nazioni, razze, gruppi religiosi e politici. La convinzione che tutti questi frammenti – in noi stessi, nel nostro ambiente e nella nostra società – siano realmente separati, può essere vista come la causa fondamentale di tutte le crisi attuali, sociali, ecologiche e culturali. Essa ci ha estraniato dalla natura e dagli esseri umani nostri simili.

E’ davvero interessante osservare come la scienza del XX secolo, nata proprio dalla separazione introdotta da Cartesio e dalla concezione meccanicistica del mondo, tenda oggi a superare questa frammentazione e ritorni nuovamente all’idea di unità espressa nelle prime filosofie greche ed orientali. La scuola di Mileto – VI secolo AC – nella Ionia, fu definita “ilozoista”, cioè la scuola di coloro che pensano che la materia sia animata. Poiché non facevano alcuna distinzione tra animato ed inanimato, tra spirito e materia. Non avevano un termine per indicare la materia, in quanto consideravano tutte le forme di esistenza come manifestazione della φύσις [physis] dotata di vita e di spiritualità.

Così Talete sosteneva che tutte le cose sono piene di dèi e Anassimandro concepiva l’universo come una specie di organismo alimentato da uno “pneuma”, il respiro cosmico, allo stesso modo in cui il corpo umano è alimentato dall’aria. La concezione monistica ed organicistica della scuola di Mileto era molto più vicina a quella delle antiche filosofie indiana e cinese e le corrispondenze con il pensiero orientale sono ancor più forti nella filosofia di Eraclito di Efeso che credeva che il mondo fosse in perenne mutamento ed eterno divenire. La staticità era pura illusione. Considerava il fuoco come principio universale, come simbolo del continuo scorrere e trasformarsi di tutte le cose; riteneva che tutte le trasformazioni nel mondo nascessero dall’azione reciproca dinamica e ciclica dei contrari e pensava che ogni coppia di contrari fosse una unità. L’unità che contiene e trascende tutte le forze opposte, prendeva il nome di Logos.

E come in occidente, anche in oriente, da molto prima … al contrario della concezione meccanicistica, si è strutturata e mantenuta per secoli la visione organicistica. Per il mistico orientale, tutte le cose e tutti gli eventi percepiti dai sensi sono interconnessi e collegati tra loro. Sono soltanto differenti aspetti o manifestazioni della stessa realtà. La nostra propensione a misurare e classificare è considerata addirittura uno stato di turbamento mentale da superare per la filosofia buddhista (Avidyā) .

La ricongiunzione oriente-occidente, dualismo-unità, materia-energia, corpo-mente-spirito, avviene nell’ultimo secolo grazie all’avvento della scienza dell’infinitamente piccolo.

Ai livelli odierni di conoscenza della materia, non possiamo più parlare di conoscenza sensoriale diretta e il nostro linguaggio ordinario che trae le sue immagini proprio dal mondo dei cinque sensi non è più adeguato a descrivere i fenomeni osservati. Man mano che ci addentriamo nella natura in modo profondo, siamo sempre più costretti ad abbandonare le immagini ed i concetti del linguaggio ordinario.

Esplorando l’interno dell’atomo e studiandone la struttura, la scienza ha oltrepassato i limiti della nostra immaginazione sensoriale; qui logica e senso comune non hanno più lo stesso valore. La fisica atomica consentì agli scienziati di dare un primo rapido sguardo nella natura essenziale delle cose. Come i mistici, i fisici ora avevano a che fare con un’esperienza non sensoriale della realtà e come quelli, dovevano affrontare gli aspetti paradossali di questa esperienza. Da quel momento in avanti quindi, i modelli e le immagini della fisica moderna divennero simili a quelli della filosofia orientale.

“La violenta reazione ai recenti sviluppi della fisica moderna può essere compresa soltanto se ci si rende conto che questa volta hanno cominciato a cedere i fondamenti stessi della fisica; e che questo movimento ha prodotto la sensazione che sarebbe stata tagliata la base su cui poggiava la scienza” (Werner Heisenberg).


[1] Liberamente tratto da: Capra, Fritjof – Il Tao della FisicaGli Adelphi, Milano 2006

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