Giada – Il Mondo Minerale

GIADA
1. come l’oro, la giada è carica di yang e quindi di energia cosmica; simbolo stesso dello yang è dotata di qualità solari ed imperiali, indistruttibili e da ciò deriva l’importanza del suo ruolo nella Cina arcaica: ” nell’ordine sociale essa incarna la sovranità e la potenza, nella medicina è una panacea e la si ingerisce per procurare la rigenerazione del corpo; considerata il nutrimento degli spiriti e capace, secondo le credenze taoiste, di assicurare l’immortalità, ha un ruolo importante nell’alchimia e nelle pratiche funerarie: se si mettono oro e giada nei nove orifizi del cadavere, lo si preserverà dalla putrefazione” (testo dell’alchimista Ko-Hung). Ricerche recenti hanno confermato questa credenza:”secondo le regole della dinastia Han, i principi e i signori erano sepolti con vestiti ornati di perle e con astucci di giada destinati a preservare i loro corpi dalla decomposizione”. (trattato T’ao Hung-Shing, 5).

La giada in quanto materializzazione del principio yang, preservava i corpi dalla decomposizione mentre le perle detentrici dello yin, assicuravano al trapassato una nuova nascita.
2. La parola giada verrebbe a noi dalla Spagna e richiamerebbe l’uso di questo minerale nelle civiltà precolombiane. Di solito si distingue fra giadeiti e nefriti (queste ultime così chiamate per il loro uso terapeutico, nelle malattie dei reni in Occidente), ma la differenza è vaga nel termine cinese YU le cui definizioni antiche si riferiscono soltanto alla bellezza della pietra. Di fatto, le giadeiti hanno soppiantato in Cina le nefriti solo nel XVIII secolo, quando si affermò la dinastia illegittima dei Ch’ing, fatto che non è privo di significato dato che la giada è legata all’esercizio del mandato celeste.
Per la sua bellezza, la giada è l’emblema della perfezione e delle 5 virtù trascendenti: benevolenza, trasparenza, sonorità, immutabilità, purezza e, secondo il Li-Chi, di grande parte delle qualità morali: bontà, prudenza, giustizia, urbanità, armonia, sincerità, buona fede, come pure del cielo, della terra, della virtù e della “via della virtù”.
Così dice Sègalen, l’elogio della giada è l'”elogio stesso della virtù”.
La giada è la dolcezza, il calore, la preziosità.
Non soltanto la vista o il contatto della giada inclinano alla virtù: sarebbe più giusto parlare prima di vista-contemplazione e poi di tatto-percezione sensibile, come pure della sua sonorità.
Gli ufficiali ammessi a corte portavano alla cintura delle lamine di giada scolpite, la cui sonorità era stabilita con precisione, e questo suono, quando andavano sul carro, li manteneva sulla retta via e nella lealtà. Tale sonorità è infatti l’eco di quella che regola l’armonia fra il cielo e la terra. In forma di cerchio PI, con un foro centrale, la giada è il simbolo del cielo.
3. Fin dalla più remota antichità il sigillo imperiale è di giada e la trasmissione del sigillo equivale, in pratica a quella del mandato: la giada è dunque il simbolo della funzione regale. Il carattere YU è del resto quasi simile al carattere WANG che designa il Re nella sua funzione suprema; lo YU è la radice del WANG e si può dire quindi che la giada fa il Re.
Questo carattere, formato da tre tratti orizzontali paralleli uniti da un’asta verticale, è unanimemente considerato l’immagine della Triade suprema, essendo il Cielo, l’Uomo e la Terra uniti per mezzo dell’Asse del Mondo o della Via, la Via centrale (Chung Tao) con cui si identifica la Via Regale (Wang Tao): “Uno – che riunisce i tre – è il Re” (Tung Chung Shu).
4. se dunque il wang si pone graficamente come il figlio del cielo e della terra, lo stesso vale per lo YU; si dice che la giada si formi nella terra per effetto del fulmine, cioè dell’attività celeste.
Tale fecondazione cosmica è l’immagine della formazione dell’Embrione dell’Immortale da parte dell’alchimia interna. La giada Pien Ho, che servì a fabbricare il Palladio di Chou, fu indicata da una fenice.
Gli alchimisti dicono anche che la giada si forma nella matrice terrestre per lenta maturazione di un embrione di pietra, il che, ai loro occhi la rende affine all’oro.
Se a questo si aggiunge che la giada delle descrizioni fantastiche è sempre una giada bianca, e il bianco è il colore dell’oro alchemico, è chiaro come essa non si distingua dalla pietra filosofale e sia un simbolo di immortalità; inoltre c’è un altro caratteregiada) che ha il significato di oro puro.5. la giada si trova in abbondanza nei luoghi dove soggiornano gli Immortali. In quanto elisir di lunga vita, la si ingerisce in polvere o liquefatta o mescolata alla rugiada, raccolta in una coppa di giada.
Certi oggetti posti nella tomba e rivestiti da caratteri di giada, permettono al morto di rinascere.
La giada o l’oro inserite nelle statue votive dona loro la vita; essa allo stesso titolo dell’oro, è lo yang essenziale, che contribuisce alla restaurazione dell’essere, al suo ritorno allo stato primordiale.
E’ da notare anche che, secondo i diversi esegeti, il primitivo carattere YU era composto da tre pezzi di giada forati e riuniti da un filo o da uno stelo; abbiamo così un’immagine esatta dell’altare vedico primitivo, in cui tre pezzi corrispondevano ai tre mondi (Terra, Mondo Intermedio, Cielo) e lo stelo rappresentava l’asse cosmico.6. Nell’America Centrale questa pietra è simbolo dell’anima, dello spirito, del cuore o nocciolo di un essere e, per analogia è assimilata all’osso. Nel Messico c’è la consuetudine di porre una pietra di giada nella bocca dei defunti.
Secondo Krickeberg, nell’antico Messico la giada era un simbolo dell’acqua e della vegetazione nascente per il colore verde-azzurro e per la lucentezza trasparente; oggetti di giada sono gli elementi essenziali dell’arredo funebre nella cultura di La Venta.
Nell’epoca classica mesoamericana, i sacerdoti offrivano al dio delle piogge acqua preziosa contenente particelle o polvere di giada.
La giada, simbolo della pioggia fecondante, diventa per estensione presso i Maya il simbolo del sangue e dell’anno nuovo.
Con il nome di Chalchiuatl, acqua preziosa, la giada verde è il simbolo del sangue che sgorga dai sacrifici umani offerti al Sole ed al dio delle piogge per la rigenerazione.7. lo stesso significato simbolico è attribuito alle pietre verdi nelle tradizioni dei popoli africani: in un mito Dogon, un genio delle acque esce da un ruscello gonfiato dal temporale, con la testa cinta da un serpente verde-pioggia il quale, quando il genio esce dall’acqua sotto forma di donna, si trasforma in una pietra verde che ella si lega al collo. Tali pietre, dotate di valore sacro legato alla fertilità, sono conservate nei santuari sudanesi. (…)Tratto da “Dizionario dei Simboli”, Chevalier-Gheerbrant, BUR

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